L'intervista

"Neutralità nel 2050. Sì ai bond per l'idrogeno"

L’amministratore delegato di Snam Marco Alverà avverte:  “Perdite di metano, qualche paese non si impegna per fermarle. Il biometano? Grande risorsa”
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Il 2021 sarà ricordato come un anno storico per la lotta ai cambiamenti climatici. Marco Alverà ne è convinto, e ne elenca i motivi. "Gli Usa hanno voltato pagina energetica con la nuova presidenza e sono tornati negli accordi di Parigi. La Cina ha imboccato la strada della riduzione delle emissioni. L'Agenzia per Energia ha accelerato la spinta. Non c'è dubbio, il 2021 è l'anno della svolta verso un mondo a zero emissioni".


Ma il percorso per chiudere la transizione energetica è ancora lungo. E sotto processo adesso oltre a petrolio e carbone, c'è anche il metano. Cosa ne pensa l'amministratore delegato di Snam?
"Il gas naturale ha indubbi vantaggi climatici e ambientali rispetto a carbone e petrolio da cui prenderà quote di mercato. Ma andrà decarbonizzato e sostituito con biometano o gas senza carbonio come l'idrogeno. Va migliorata l'efficienza energetica complessiva del sistema, ma questo già sta accadendo. Secondo le stime della IEA, nel 2050 il mondo avrà 2 miliardi di abitanti in più, il Pil raddoppierà ma il consumo di energia sarà ridotto del 16 per cento, e mi sembra un obiettivo eccellente".

Marco Alverà 


Ma non basta e sui danni provocati dalle emissioni fuggitive di metano la pressione cresce. Cosa si può fare?
"Ben venga la pressione. Bisogna intervenire soprattutto sull'upstream, specialmente negli Usa, in Russia, in Africa. Il tema è come evitare perdite. Che non sono casuali. Ormai sappiamo come individuarle, ci vuole la volontà commerciale o politica di frenarle. Ad esempio,  se i pozzi di perforazione di shale gas non hanno dentro i tubi d'acciaio (casing), il gas può fuggire dal pozzo e andare in atmosfera dove ha effetti climalteranti superiori alla CO2. È più un problema di produzione che di rete. Noi sulla nostra abbiamo ridotto le perdite allo 0,04% del gas trasportato, che è una percentuale bassissima e la ridurremo ancora".


Meno petrolio e carbone e anche meno metano. Arriveremo in tempo per rispettare gli obiettivi di neutralità che ci siamo dati? E riusciremo a conciliare gli obiettivi ambientali con quelli di sviluppo?
"Ero scettico fino a qualche tempo fa, ora penso invece che sia possibile coniugare la transizione energetica con lo sviluppo economico. Sono un ottimista convertito. E a convertirmi sono stati i numeri. Parliamo di prezzi e armonizziamoli per tutte le fonti di energia in dollari per megawattora. Il petrolio oggi costa 45 dollari, il gas naturale 35 in Europa e 11 in America, il carbone 22, l'idrogeno grigio 50, quello blu 70, quello verde 100-150.  Dieci anni fa, il solare era quasi all'inizio e costava 400 dollari a MWh. Se si pensa che poi bisognava installare elettrolizzatori che costavano 2000 dollari per ogni Kw di capacità, veniva fuori un costo per l'idrogeno verde di più di 500 dollari al MWh".


E adesso?
"Quattro anni fa uno studio di scenario ci rivelava che il solare stava scendendo a velocità mostruosa. Ed era vero. Oggi in Arabia Saudita costa 10 dollari a MWh. E questo cambia tutto. Con il solare così conveniente, uno dei due ingredienti per fare l'idrogeno verde è già a portata di mano. L'altro sono gli elettrolizzatori, che costano ancora molto perché se ne fanno pochi. Quindi se faccio delle gigafactory per gli elettrolizzatori e ne faccio scendere il prezzo grazie alla maxi-produzione in serie, il costo scende da 1000 a 300 dollari a KW. Il che significa che l'idrogeno verde può passare a 50 dollari a megawattora entro il 2030 e continuare a scendere. Ne ho parlato con John Kerry, l'ambasciatore di Biden per l'ambiente. Il dipartimento USA per l'energia stima un prezzo di 25 dollari nel 2030: è circa la metà del prezzo attuale del petrolio".


Quindi il destino del metano sembra essere entrato in fase velocemente calante. Anche per il biometano sarà così?
"A livello mondiale il gas naturale fossile crescerà nel breve e medio per poi stabilizzarsi e scendere nel lungo periodo. Il biometano oggi è ancora costoso ma ha molto senso perché è la fonte rinnovabile più facile da trasportare e stoccare, perché valorizza l'economia circolare e risolve un problema sociale: rifiuti, acque reflue. In Italia ci sono già oltre 30 impianti collegati alla rete. E un quarto del gas che si usa nella mobilità è biometano".


Oggi chi ha il gas o lo trasporta dai luoghi di produzione ha anche un grande peso geopolitico: Russia, Turchia, paesi arabi. Se cambia la materia prima di riferimento cosa succede?
"Non molto. L'idrogeno verde costerà sempre di meno, e sarà competitivo sotto un determinato parallelo geografico, legato alla capacità di produrlo con il solare. La Russia produrrà idrogeno blu ad un prezzo conveniente grazie al suo gas a costo bassissimo. I paesi del Golfo hanno il sole e costi di produzione minimi e hanno bisogno di reti per incanalare l'idrogeno verde verso il consumo europeo".


Sul fronte energetico è importante che l''Europa parli con una voce sola, servono investimenti giganteschi. È così?
"L'Europa è nata su carbone e acciaio, ora dobbiamo convertire le acciaierie a idrogeno. Nelle capitali europee si inizia a sentir parlare di Hydrogen Eurobonds. Sarebbe un forte segnale di coesione per finanziare una transizione comune che richiede importanti infrastrutture e nuove gigafactory che costruiscano elettrolizzatori. La IEA prevede di arrivare a una capacità installata di 850 gigawatt al 2030. E Goldman Sachs dice che l'idrogeno è un sistema che vale trilioni di dollari. In Europa ci sono ancora sfumature diverse, ed è logico che sia così. L'Italia sull'idrogeno strategicamente è ben messa e la Snam è in posizione molto forte su Medio Oriente e Mediterraneo. La Francia punta sul suo nucleare mentre la Germania sta uscendo ma in generale c'è sintonia. In Europa ci sono molti più punti di connessione che di disaccordo".


E l'Italia può fare rete con le sue aziende?
"È importante che si faccia rete. In Italia ci sono grandi aziende energetiche e molte utilities. Dobbiamo fare partnership come nel mondo petrolifero. Noi collaboriamo con tutti, l'industria dell'energia deve essere aperta alla collaborazione".


Come sarà il mondo dell'energia un domani?
"Credo che nel 2050 arriveremo a zero emissioni nette. Magari con fatica. Ma ci arriveremo. E sono ottimista sulla Cop 26 di Glasgow. Se ci concentriamo su poche cose ma fattibili, può essere una Cop ancora più importante di Parigi, che diffonda ottimismo e speranza".