L'editoriale

L’altra metà del cielo

(reuters)
La sconfitta di Exxon in assemblea e una sentenza contro la Shell cambiano il terreno della lotta ambientale
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La grande diga alzata dalle più tradizionali compagnie petrolifere per difendere il proprio territorio ha cominciato a mostrare delle crepe sempre più profonde. La Exxon, gigante americano da sempre riluttante a cedere alle spinte ambientaliste, è stata sconfitta proprio sul terreno della finanza, usato per anni come arma per opporre alla possibile trasformazione ambientale la cruda ed efficace logica dei profitti. Nell’assemblea generale la maggioranza degli azionisti ha seguito la linea dettata proprio dalla comunità degli investitori: nel cda sono entrati gli attivisti ambientali, per controllare che la decarbonizzazione promessa dall’azienda acceleri e non sia di facciata.

 

Se nel caso Exxon la finanza si è mossa per tutelare tutto sommato gli stessi interessi economici (che in futuro deriveranno dalla velocità con la quale si abbraccerà il mondo delle rinnovabili), un secondo caso ha scosso Big Oil. La Shell è stata condannata in Olanda (paese nel quale rappresenta uno Stato dentro lo Stato) in una causa che la opponeva a 17 mila cittadini, i quali volevano che la multinazionale abbattesse subito le emissioni rispettando gli accordi di Parigi. Il tribunale ha dato loro ragione.

I casi Exxon e Shell sono destinati a cambiare la storia delle attuali battaglie ambientaliste. Perché cambiano gli attori in campo. Non più associazioni e cittadini contro i governi, sollecitati a prendere provvedimenti legislativi per ridurre l’impatto climatico. Non solo le accuse di Greta all’assemblea dell’Onu e le marce di Fridays for future. Azioni che il più delle volte si risolvono in un immediato impatto mediatico ma poi scolorano nella vaghezza degli impegni normativi. Ora ci sono abitanti contro aziende, ritenute direttamente responsabili del peggioramento del loro stato di salute. Stabilendo così un rapporto diretto tra il potenziale danneggiato e il presunto inquinatore. Con un aspetto non secondario. L’inquinatore di solito è ricchissimo, e i risarcimenti possono essere miliardari. Senza eccessi, speriamo che l’altra metà del cielo possa trovare nei tribunali l’aiuto per spingere aziende e istituzioni a cambiare finalmente le azioni in difesa del pianeta.