Energia
Miniera di carbone in India. Ben Doherty/Fairfax Media via Getty Images 

I 5 irriducibili dell'Asia: investono sul carbone anche se è più caro delle rinnovabili

Cina, India, Indonesia, Giappone e Vietnam rappresentano oggi l’80% dei nuovi investimenti nel combustibile fossile: 600 le nuove centrali in costruzione

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L’Asia non rinuncia al carbone, anzi. Nonostante le fonti di energia rinnovabili siano meno care rispetto al combustibile fossile, Cina, India, Indonesia, Giappone e Vietnam hanno in programma di costruire, nei prossimi anni, oltre 600 nuove centrali che utilizzeranno il carbone.

È proprio Pechino a guidare la “flotta” degli irriducibili dei combustibili fossili, mettendo a rischio gli obiettivi di contenimento dei cambiamenti climatici stabiliti dagli Accordi di Parigi. La Cina, infatti, vuole incrementare il suo portafoglio di centrali elettriche a carbone, che oggi produce 1.100 gigawatt, per aggiungere altri 187 gigawatt nei prossimi anni.

A scoprire questo piano dei paesi asiatici è stato un thinktank finanziario, "Carbon Tracker": i progetti in corso di realizzazione nelle cinque nazioni orientali sono destinati a generare oltre 300 gigawatt di energia utilizzando il combustibile fossile, una potenza che – dicono gli autori della ricerca – sarebbe sufficiente ad alimentare il fabbisogno elettrico del Regno Unito anche se questo si triplicasse nel prossimo futuro. Tutto ciò, dicono ancora, nonostante sia più conveniente costruire centrali che utilizzano le fonti rinnovabili.

 

Catharina Hillenbrand von der Neyen, l'autrice del rapporto, spiega: “Queste ultime nazioni di ‘irriducibili’ dell'energia a carbone stanno andando contro corrente, quando le rinnovabili offrono una soluzione più economica e che supporta gli obiettivi climatici globali. Gli investitori dovrebbero stare alla larga da nuovi progetti che utilizzeranno i combustibili fossili, perché molti di questi potrebbero generare rendimenti negativi fin dall'inizio”.

Così, mentre in Asia si continua ad investire e realizzare centrali a carbone, nel resto del mondo invece si stanno accelerando i piani per dismettere quanto prima tutti gli impianti che utilizzano questo combustibile fossile. È il caso, ad esempio, della Gran Bretagna che ha deciso di anticipare di un anno, il 2024, la scadenza per la disattivazione delle centrali a carbone.

In realtà, però, questa scadenza non sembra rappresentare una grande rivoluzione, visto che riguarderà una sola centrale nel Nottinghamshire e visto che già in Gran Bretagna la produzione di energia tramite il combustibile fossile equivale soltanto all’1,5% della produzione nazionale

La Cina, come detto, è il principale investitore mondiale di carbone, con l'intenzione di aumentare la sua flotta esistente di centrali elettriche da 1.100 gigawatt di altri 187 gigawatt, secondo il rapporto. Carbon Tracker afferma che i parchi solari ed eolici potrebbero già generare elettricità più economica di oltre l'85% delle centrali a carbone esistenti nel paese e che entro il 2024 le energie rinnovabili saranno in grado di competere con tutta l'energia a carbone.

In India, il secondo produttore mondiale di energia a carbone, e in Indonesia, anche l'energia rinnovabile sarà in grado di superare la concorrenza del carbone entro il 2024, mentre in Giappone e Vietnam il carbone sarà antieconomico rispetto alle rinnovabili entro il 2022.