Il personaggio

La produttrice: "Così il cinema può cambiare rotta e ridurre le emissioni di CO2"

Lydia Dean Pilcher, vincitrice di due Emmy Award e nominata all’Oscar, ha elaborato un manuale di istruzioni per condividere le migliori pratiche per diminuire l’impatto ambientale quando si gira un film. "Servono anche contenuti per sensibilizzare il pubblico"
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I blockbuster piacciono al pubblico, un po’ meno all’ambiente. Da sempre seducono per le esagerate scene d’azione dove spesso supereroi di turno si trovano a fronteggiare dei mostri in scontri all’ultimo sangue. Peccato, però, che per realizzarle, a farne le spese è sempre il nostro ecosistema. Il motivo? Principalmente il consumo di carburante dei veicoli di produzione e dei generatori.

A illustrare la drammatica situazione è un rapporto, pubblicato da Studio Production Alliance (SPA), dedicato all’impronta di carbonio media delle produzioni cinematografiche e televisive, secondo il quale i grandi blockbuster di Hollywood hanno una impronta ambientale media di 3.370 tonnellate di anidride carbonica, mentre film dal budget più ridotto si aggirano sulle 391 tonnellate (un’auto a gas emette circa 5 tonnellate l’anno, tanto per capire l’entità).

Ad anticipare questi dati è la produttrice Lydia Dean Pilcher, vincitrice di due Emmy Award e nominata all’Oscar, che assieme alla collega Katie Carpenter, che ha già realizzato diversi documentari con oggetto tematiche ambientali, interverrà il 9 luglio al panel “Production Goes Green!” in occasione della prima edizione dell’Audio-Visual Producers Summit, evento dedicato agli incontri tra i top player dell’industria audiovisiva nazionale e internazionale, organizzato dalla Lucana Film Commission per APA – Associazione Produttori Audiovisivi e che si svolgerà dal 7 al 10 luglio a Matera.

Un tema molto caro quello dell’ambiente per le due produttrici, tant’è che sono arrivate a fondare la Green Task Force della Producers Guild of America (Pga), ovvero del sindacato dei produttori americani, con l’obiettivo di rendere l’industria audiovisiva più “eco-friendly”. “Da oltre dieci anni è cresciuto per poi svilupparsi sempre di più un movimento internazionale nella nostra industria, che vuole assumersi la responsabilità dell’impronta ambientale delle produzioni e favorire le iniziative per ridurre il nostro significativo impatto in termini di carbonio, acqua e rifiuti”, racconta Pilcher, che ha spiegato come  hanno collaborato con un consorzio di studi di Hollywood, streamer e altre società di produzione per sviluppare la “Green Production Guide”, un manuale d’istruzione per fornire a tutti gli operatori le migliori pratiche, risorse e strumenti utili ai fini di una riduzione dell’impatto ambientale, tra i quali un calcolatore di carbonio: “L’idea è quella di applicare il “green” a tutto ciò che è produzione: oltre a gestire le emissioni di carbonio sulle nostre produzioni, la sponsorizzazione di progetti di sostenibilità, come piantare alberi o fornire serbatoi di acqua piovana, può essere utilizzata per compensare le nostre impronte di carbonio”.

Ma oltre all’intervento sui modi di produzione, è necessario anche un ripensamento dal punto di vista dei contenuti, che l’industria audiovisiva offrirà al pubblico nei prossimi anni. “Abbiamo la capacità di cambiare cultura e promuovere l’alfabetizzazione ambientale” conclude Pilcher “I contenuti climatici possono essere un tema importante, come in “The Day After Tomorrow” o “The Handmaid’s Tale”.