Energia

Total: "Emissioni nette pari a zero nel 2030". Ma ci sono dei 'se' e dei 'ma'

Patrick Pouyanne, Chief Executive Officer di Total. Christophe Archambault/AFP via Getty Images 
"Saremo in grado probabilmente di tagliare le emissioni fossili, anche quelle dei nostri clienti, entro il 2030. Sempre che l’Ue adotti regole più stringenti per combattere contro il riscaldamento globale" ha annunciato il Ceo del gruppo, Patrick Pouyanne
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L’obiettivo è uno, preciso e irrevocabile, valido per tutte le aziende industriali del mondo: emissioni nette pari a zero entro il 2050. Ma all’interno di esso, si muovono sia le aziende stesse sia le autorità di controllo, stringendo i tempi (o anche a volte allungandoli a seconda delle situazioni particolari).

Naturalmente, a partire dalle compagnie petrolifere e dai gruppi dell’energia in generale, è motivo di orgoglio serrare il più possibile le scadenze. Ora è il momento del gigante francese TotalEnergies: "Saremo in grado probabilmente di tagliare le emissioni fossili, anche quelle dei nostri clienti, a un passo più veloce del previsto", ha annunciato all’agenzia Bloomberg il Ceo del gruppo, Patrick Pouyanne. "La nuova scadenza è il 2030, sempre che – ha puntualizzato – l’Unione Europea adotti regole più stringenti per combattere contro il riscaldamento globale".

Il calendario impone prese di posizione di questo tipo. La Commissione Ue si accinge infatti il prossimo 14 luglio – c’è già l’accordo complessivo – a dettare scadenze più stringenti, che sono quelle cui si riferisce Pouyanne: il taglio delle emissioni di gas serra dovrà essere del 55% entro il 2030 (comparato con i livelli del 1990) e non più solo del 40% come precedentemente comunicato. Pouyanne ha peraltro chiarito che malgrado abbia intensificato i suoi investimenti nell’energia pulita, la compagnia è in grado di alzare i target di emissioni dei suoi clienti europei al 40% entro il 2030 dal precedente 30%.

Le altre compagnie si stanno attrezzando con tagli analoghi. L’Eni per esempio per ora prevede un taglio del 25% delle emissioni, su scala però mondiale e non solo europea, entro il 2030. Per passare al 65% nel 2040 e al 100% come statuito entro metà secolo.

C’è una “gerarchia” delle disposizioni, a questo punto, da chiarire. Si chiamano “Scope 1”, “Scope 2” e “scope 3” i diversi livelli di emissioni da tagliare.

Il primo dei tre livelli si riferisce alle emissioni dirette di gas serra provenienti dalle installazioni all’interno dei confini in cui opera l’azienda dovute all’utilizzo di combustibili fossili e all’emissione in atmosfera di qualsiasi gas ad effetto serra. Sono emissioni dirette, per esempio, le emissioni derivanti dalla combustione di combustibili fossili negli impianti di riscaldamento, quelle dei veicoli aziendali, le perdite di gas fluorurati ad effetto serra dagli impianti di condizionamento.

Lo “Scope 2” si riferisce alle emissioni indirette di gas serra derivanti dalla generazione di elettricità, calore e vapore importati e consumati dall’azienda, in quanto l’importatore è indirettamente responsabile delle emissioni generate dal fornitore per la produzione dell’energia richiesta.

Infine il terzo “Scope” è rappresentato dalle emissioni indirette dovute all’attività dell’azienda. Questa categoria include le fonti emissive che non sono sotto il diretto controllo aziendale, ma le cui emissioni sono indirettamente dovute all’attività aziendale. L’obiettivo finale è il 100% assoluto, ma il mix con cui raggiungerlo può variare.