Biodiversità

C'è un'alga aliena nel Mediterraneo, e la carne del sarago diventa di gomma

L'ultimo studio di un gruppo di ricerca conferma i sospetti sulla Caulerpa cylindracea ed evidenzia che il fenomeno, che rende i pesci immangiabili, riguarda solo gli individui maschi. Ora bisognerà capire il perché (e rimediare)
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Se ne facciano una ragione i ristoratori italiani: la colpa è tutta di una macroalga aliena, la Caulerpa cylindracea, arrivata nel Mediterraneo negli anni ’90 attraverso il canale di Suez. Se il sarago maggiore del Tirreno diventa di gomma – e dunque praticamente immangiabile - è a causa dell’interazione con la caulerpina, uno dei tre principali  metaboliti secondari di quella che molti chiamano alga a grappoli verde, originaria degli oceani Indiano e Pacifico.


Ma l’ultima, intrigante scoperta è che gli esemplari colpiti dal fenomeno sono tutti maschi, come documenta un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica “Frontiers in Marine Science” da ricercatori delle università della Tuscia, di Trieste e di Catania e della Stazione Zoologica Anton Dohrn – Istituto Nazionale di Biologia Ecologia e Biotecnologie Marine nell’ambito del Progetto CAR del CURSA - Consorzio Universitario per la Ricerca Socioeconomica e per l’Ambiente.


“Abbiamo cucinato una serie di saraghi, pescati in apnea nell’ambito di una competizione della FIPSAS (la Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee, ndr), scoprendo due cose – spiega Antonio Terlizzi, ricercatore presso Università di Trieste e Stazione Zoologica Anton Dohrn  - Anzitutto, quelli le cui carni diventavano dure, con la cottura, perdendo la componente che dà morbidezza, avevano un accumulo di caulerpina nel fegato; poi, che si trattava esclusivamente di individui maschi”.

La differenza 

Era già nota, proprio per effetto di ricerche dello stesso task, la correlazione tra la macroalga aliena e l’effetto assai indesiderato sui saraghi, che induce sempre più spesso i ristoratori italiani a scartarli, scongiurando così il rischio della sorpresa negativa nel piatto. “Ora, però, abbiamo elementi nuovi. – prosegue Terlizzi – Per esempio abbiamo scoperto che i saraghi possono accumulare caulerpina anche in presenza di ridotto contenuto algale nello stomaco. Il che potrebbe suggerire la biomagnificazione della sostanza per conto di molluschi ed echinodermi, nei quali invece abbiamo notato una particolare abbondanza algale nei contenuti stomacali analizzati”.

La ‘biomagnificazione’ è il processo per cui l'accumulo di sostanze tossiche negli esseri viventi aumenta di concentrazione man mano che si sale al livello trofico successivo, ovvero procedendo dal basso verso l'alto nella piramide alimentare, all'interno della rete trofica: tutto, naturalmente, è collegato. Né devono sorprendere gli effetti negativi, e in larga parte imprevedibili, delle invasioni biologiche di specie aliene, in questo caso una macroalga.

Porzione di fondale invasa dalla C. cylindracea 

“Qualsiasi variazione all’equilibrio consolidato di un ecosistema può generare un impatto significativo, in questo caso particolarmente evidente all’uomo perché i suoi effetti sono anche economici, con la perdita di valore di un prodotto ittico molto ricercato”, annota Terlizzi, che ha firmato il lavoro insieme a Andrea Miccoli (Università della Tuscia), Emanuele Mancini (Università della Tuscia), Marco Boschi (Università della Tuscia), Francesca Provenza (Università di Trieste), Veronica Lelli (Università della Tuscia), Francesco Tiralongo (Università di Catania), Monia Renzi (Università di Trieste), Simone Bonamano (Università della Tuscia) e Marco Marcelli (Università della Tuscia).


E non finisce qui: attraverso un approccio eco-tossicologico di tipo multi-biomarker e un’analisi statistica multivariata, il lavoro ha mostrato delle correlazioni con processi cellulari chiave come lo stress ossidativo, il metabolismo, la neurotossicità e la perossidazione lipidica, nonché con indici di condizione, negli individui che evidenziano, a seguito della cottura, la condizione del “sarago di gomma”, che scientificamente è nota come  ATS, acronimo di Abnormally Tough Specimen. Il tutto in attesa di comprendere perché siano colpiti soprattutto i maschi. “Ecco, su questo aspetto ci concentreremo nei prossimi studi”, annunciano i ricercatori.

 

Quanto al contrasto alla diffusione incontrollata dell’alga aliena, anche in questo caso – spiegano gli esperti - “non è certo nell’espianto della specie che va individuata una soluzione praticabile. Piuttosto – spiega Terlizzi -  va incentivata la raccolta massiva della Caulerpa cylindracea, che i pescatori a strascico rigettano in mare e che invece potrebbe essere sfruttata nel settore della farmacologia, avendo un effetto sul metabolismo degli acidi grassi, e della cosmesi. In più potrebbe essere interessante approfondire il senso di sazietà associato al suo consumo, che potrebbe favorirne un impiego ulteriore nel settore dell’acquacoltura”. In modo da liberare gli ecosistemi dall’alga aliena e restituire ai saraghi maggiori la morbidezza (quasi) perduta.