Gli itinerari del cicloturismo
Appassionati di mountain bike di fronte alla Laveria Brassey a Ingurtosu. S. Sernagiotto/Archivio PGSAS 

Sardegna in bici: nella vecchia ferrovia, tra miniere, cervi e dune

L'itinerario da San Gavino al mare di Piscinas si svolge in parte lungo il tracciato di un'antica tratta ferroviaria che serviva questa zona ricca di miniere, e si conclude con un tuffo in uno dei mari più belli del mondo

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La Sardegna sudoccidentale è un’area ancora relativamente vergine, selvaggia e lontana da quel turismo di massa che affolla le spiagge della costa orientale. Qui, in particolare tra le regioni del Campidano e del Linas, sorgeva un tempo una delle zone minerarie più importanti d’Europa. Oggi, quel che ne rimane è un piccolo tesoro nascosto a misura di ciclo-viaggiatore. Un tesoro fatto di archeologia industriale, quella delle miniere dismesse e dei villaggi abbandonati, ma anche di natura incontaminata, quella della macchia mediterranea. Qui non è raro imbattersi in qualche esemplare di cervo sardo. Inutile dire che il mezzo ideale per godersi appieno questa zona è quello lento della bicicletta, capace di farci sostare dove e quando vogliamo e di notare cose che altrimenti non noteremmo.

Un tempo, fino alla fine degli anni ’50 del secolo scorso, quest’area era attraversata da una ferrovia mineraria: argento, piombo e zinco i principali minerali estratti. La tratta si estendeva da Montevecchio Scira a San Gavino Monreale. Oggi la vecchia sede ferroviaria è in gran parte percorribile in bicicletta. Non stiamo parlando di una vera ciclabile (non ancora, almeno, anche se è già stato presentato un progetto di fattibilità per la sua realizzazione). Non ci sono, per intenderci, corsie preferenziali protette e la sede stradale è per lunghi tratti promiscua: si deve convivere con il traffico veicolare. Traffico veicolare che però è sostanzialmente inesistente: stiamo parlando infatti di provinciali e di stradine di raccordo, battute tutt’al più dai pastori locali. Importante prestare attenzione, va da sé, soprattutto nell’attraversamento dei centri abitati. Ma senza troppe ansie: non sarà la lunga via delle Dolomiti o la ciclabile del Ponente ligure, ma anche qui si pedala in santa pace, lontani da traffico e dai rumori molesti.

Un tratto della vecchia massicciata ferroviaria, dal quale affiorano ancora i binari. 

Il tratto che interessa il nostro percorso è lungo circa 40 chilometri per un dislivello complessivo di 512 metri. Non particolarmente impegnativo, ma certo richiede un minimo di fatica. Si attraversano diverse zone di notevole interesse naturalistico e culturale. Dai villaggi minerari fantasma di Montevecchio e Ingurtosu, inseriti non a caso nel Parco Geominerario della Sardegna e nella rete GeoParks dell’UNESCO, alle aree SIC (Siti di Interesse Comunitario) del Monte Arcuentu, dalla caratteristica silhouette arcuata, e del Rio Piscinas.

Una terra dove è possibile, nello spazio di pochi chilometri, apprezzare un campionario completo di tutte le bellezze dell’isola: dal mare incontaminato, alle dune sabbiose della spiaggia di Piscinas, ai boschi di lecci delle pendici del Monte Arcuentu. Infine, il percorso tocca anche la meravigliosa area forestale del Cantiere di Croccorigias, istituita nel 1993 nei pressi dell’ex cantiere minerario di Montevecchio.

Si parte dalla antica stazione di Gavino Monreale e ci si dirige subito vero ovest. La bici ideale per questo itinerario è una gravel. Le strade sono asfaltate, ma non sempre in ottime condizioni. Meglio avere battistrada larghi e zero pensieri. Ma soprattutto, è necessaria una bici con il cambio: si incontreranno diversi tratti in salita, alcuni con pendenze nient’affatto banali.

La parte più impegnativa è la tortuosa stradina di 9 chilometri che conduce fino alla miniera di Ingurtosu: qui le pendenze toccano, solo per brevi tratti, il 9%. Ma ne varrà la pena: quella che si raggiunge dopo la fatica è infatti una zona affascinante e suggestiva come poche. Si tratta di un ex villaggio di minatori, oggi sembra di essere ne mezzo di un film western alla Sergio Leone: vecchi vagoni abbandonati e carrelli arrugginiti, ruderi di case una volta abitate dalle famiglie dei minatori, e poi pozzi per l’estrazione disseminati nell’intera area.

 

Da qui, inizia, finalmente, la discesa. Le fatiche sono terminate. Raggiungiamo il mare di Piscinas e le sue acque cristalline: questa è una delle spiagge più belle di tutta la Costa Verde e forse, in assoluto, di tutta la Sardegna. Sua caratteristica principale sono le dune di sabbia: tra le più grandi d’Europa. Vengono modellate dal maestrale, che - come ogni sardo sa bene - può soffiare talvolta davvero impetuoso e fare della natura ciò che vuole. L’arrivo alla spiaggia di Piscinas diventa anche la formidabile scusa per un meritato bagno ristoratore, tenendo d’occhio ovviamente le biciclette. E sarà bello contemplarle dall’acqua così impolverate e vissute, coperte dalla terra del Sulcis, ricca di storia e cultura. Un’autentica polvere di stelle.

Distanza: 39 km
Dislivello: 512 m
Tempo di percorrenza: circa 2 ore e mezza
Dove: da San Gavino a Piscinsd (SU)
Livello: medio
Bici: gravel o da turismo con marce