Mobilità

Nel 2030 serviranno 3 milioni di colonnine private e 250 mila pubbliche. RSE inizia da 24

Maurizio Delfanti, amministratore delegato di RSE, vicino a una delle colonnine di ricarica installate a Milano. 
Aperta a Milano un’area sperimentale per la ricarica dei veicoli elettrici, per analizzare opportunità e criticità e testare sul campo nuove soluzioni per la costruzione di un'infrastruttura che dovrà consentire la circolazione di 5 milioni di veicoli elettrici
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Per favorire la crescita del mercato dei veicoli elettrici, oltre agli incentivi per l’acquisto servono solide e capillari reti di ricarica. Anche nei luoghi di lavoro e nelle abitazioni, dove le auto sostano per la maggior parte della giornata. Se ben gestite, poi, le batterie delle sempre più numerose auto elettriche potrebbero accumulare l’energia rinnovabile, supportando il sistema elettrico nei periodi di sovrapproduzione e conservando una vera e propria riserva di energia.

 

La questione merita di essere studiata a fondo. A Milano è stata appena inaugurata un’area sperimentale per la ricarica dei veicoli elettrici con 24 postazioni realizzate da cinque costruttori italiani. Altre tre colonnine sono state installate a Piacenza. L’infrastruttura, realizzata da RSE – l’azienda pubblica per la ricerca del sistema energetico – in collaborazione con Cesi, società mondiale leader nella tecnologia e nell’innovazione del settore – consentirà di analizzare le principali opportunità e criticità e di sviluppare e testare sul campo nuove soluzioni.

Se nel 2030 in Italia circoleranno cinque milioni di veicoli elettrici, come prevedono le stime più attendibili, serviranno più di tre milioni di punti di ricarica domestici e 250mila pubblici (di cui 50mila a carica veloce). È necessario, secondo RSE, rafforzare la rete installando colonnine nei parcheggi dei luoghi di lavoro, dove le auto sostano ogni giorno per molte ore. I costi dell’energia, d’altronde, dovrebbero bastare per incentivare questo tipo di soluzione: 16-18 centesimi di euro ogni kilowattora per le medie e grandi aziende, 21 centesimi per le postazioni domestiche, 40 centesimi per quelle pubbliche.

“Le fonti rinnovabili non programmabili hanno bisogno di una riserva di energia flessibile e questa riserva può essere fornita dalle batterie delle auto elettriche, che per noi sono degli accumulatori su quattro ruote”, sostiene Maurizio Delfanti, amministratore delegato di RSE. La ricerca mira a scoprire quanta della capacità dei potenziali cinque milioni di veicoli elettrici possa essere messa a servizio del sistema elettrico.

Per Delfanti “il settore delle flotte aziendali rappresenta un promettente campo d’azione per l’elettrificazione della mobilità”. Rispetto ai veicoli privati, le auto in dotazione alle aziende percorrono tracciati ripetibili, hanno aree di parcheggio dedicate e lunghi tempi di sosta. Il tema della ricarica sui luoghi di lavoro costituisce, dunque, una possibilità che crea efficienza, anche in termini economici.

 

Sinergie

Altro obiettivo è quello di realizzare una stretta sinergia tra ricarica aziendale e ricarica domestica. Una delibera di Arera, l’Autorità di regolazione della mobilità elettrica, concede ai cittadini in via sperimentale e solo fino a dicembre 2023, il prelievo di sei chilowatt nelle ore notturne e nei festivi per le utenze domestiche, raddoppiando di fatto la normale potenza dei contatori casalinghi. Gratuitamente. Durante l’esperimento RSE, verranno monitorati anche i punti di ricarica situati presso le abitazioni di alcuni dipendenti. Una delle sfide dell’azienda è quella di “provare come i nostri algoritmi di carica ottimizzata, anche allargando l’ombrello alle ricariche domestiche, possano fornire supporto al sistema elettrico”.

Elettrizzare conviene

 È già stata calcolata, in fase di pianificazione, la fattibilità e la convenienza per la società pubblica: le spese di carburante saranno ridotte da mille a 4mila euro l’anno per ognuno dei 25 veicoli elettrici della flotta aziendale. 

I partner tecnologici in questa avventura tecnologica sono Be Charge, Calbatt, Fimer, Scame, S&H. Più fornitori per sperimentare soluzioni complesse che simulino un futuro non molto lontano. Per Delfanti “è quello che accadrebbe a un’azienda che nel corso del tempo volesse acquistare successive colonnine di ricarica. Il nostro esperimento serve anche a capire come diversi fornitori possano essere gestiti in maniera armonica nella stessa infrastruttura”.

Milano elettrica

La sperimentazione si inserisce in un terreno particolarmente fertile, quello del Comune di Milano, dove esistono già 570 punti di ricarica, il 95% dei quali alimentati da energia rinnovabile, e dove circolano 130 bus elettrici. “Saranno 1.300 entro il 2030. Dobbiamo correre e migliorare il più velocemente possibile tutte le infrastrutture, dall’alta tensione alle colonnine”, dichiara Marco Granelli, assessore comunale alla mobilità e ai lavori pubblici, che è intervenuto all’inaugurazione dell’area RSE.