Animali

Meglio non mentire al cane: le bugie hanno le zampe corte

A differenza delle scimmie, e dei bambini di età inferiore ai 5 anni, i cani sembrerebbero capaci di comprendere quando vengono ingannati, e tendono a ignorare le nostre indicazioni se le ritengono mendaci
2 minuti di lettura

I cani sanno capire se stiamo mentendo, e tendono a ignorarci se pensano che stiamo cercando di ingannarli. Lo suggeriscono i risultati di uno studio dell'Università di Vienna, che ha indagato la cosiddetta teoria della mente (cioè la capacità di attribuire stati mentali, come credenze, emozioni, desideri, a se stessi e agli altri) dei cani, scoprendo che, almeno per quanto riguarda le loro reazioni alle bugie, si comportano in modo molto diverso da quasi tutti gli animali. Esseri umani compresi, almeno al di sotto dei 5 anni.

“Pensavamo che i cani avrebbero mostrato un comportamento paragonabile a quello dei bambini sotto i cinque anni, o a quello delle scimmie, ora però ipotizziamo che i cani sappiano comprendere quando qualcuno tenta di ingannarli”, spiega Ludwig Huber, uno degli autori della ricerca. “Forse pensano qualcosa del tipo 'questa persona possiede le stesse conoscenze che ho io, e nonostante tutto mi sta dando informazioni sbagliate'. Ed è possibile che siano in grado di concepire questo atteggiamento come un inganno intenzionale, cioè una menzogna”.

L'esperimento messo in piedi dai ricercatori austriaci ripercorre quanto fatto in passato con bambini, macachi e scimpanzé. Il soggetto dell'esperimento viene posto di fronte a due contenitori, in uno dei contenitori viene inserito un premio (cibo o altro), e un ricercatore indica il contenitore con la ricompensa. Una volta stabilito un rapporto di fiducia con il soggetto, l'esperimento viene ripetuto facendo però uscire il ricercatore dopo aver messo la ricompensa in uno dei contenitori, durante la sua assenza la ricompensa viene spostata da un contenitore all'altro, e poi viene fatto rientrare il ricercatore che indicherà il primo contenitore, ora vuoto. Per ultimo, l'esperimento viene ripetuto facendo in modo che il ricercatore sia presente al momento dello scambio dei contenitori, e questo poi indica comunque il contenitore vuoto, nonostante sappia che la ricompensa è stata spostata, “mentendo” quindi al soggetto dell'esperimento.

Bambini, macachi e scimpanzé hanno mostrato lo stesso comportamento partecipando a questi esperimenti: quando il ricercatore era uscito al momento dello scambio di contenitori hanno ignorato le sue indicazioni, convinti evidentemente che non potesse sapere che la ricompensa era stata spostata; quando il ricercatore era invece presente al momento dello scambio, sia i bambini che le scimmie hanno mostrato una maggiore predisposizione a seguire le sue indicazioni, nonostante sapessero che erano sbagliate, un comportamento che viene interpretato come incapacità di immaginare che qualcuno possa mentirci volontariamente.

Con i cani, invece, i risultati sono stati molto differenti. Nel primo caso (con il ricercatore assente al momento dello scambio) circa metà dei 260 cani che hanno partecipato all'esperimento ha seguito le indicazioni del ricercatore, nonostante sapessero che stava commettendo un errore in buona fede. Nel secondo caso (con il ricercatore presente al momento dello scambio), invece, i cani hanno fatto l'opposto di bambini e scimmie: due terzi dei partecipanti, infatti, ha deciso di ignorare le indicazioni del ricercatore mendace, dirigendosi verso il contenitore in cui era stata spostata la ricompensa.

L'ipotesi degli autori dello studio è che i cani, sapendo che il ricercatore ha visto lo spostamento della ricompensa, interpretino le sue indicazioni scorrette come un tentativo di imbrogliarli, e decidano per questo di ignorarle. Mentre invece nel caso in cui il ricercatore non abbia potuto assistere allo scambio, il suo indicare il contenitore sbagliato viene probabilmente interpretato come un errore in buona fede, e per questo un numero maggiore di cani si dimostra pronto a seguire le indicazioni ricevute, essendo animali intrinsecamente abituati ad obbedire agli esseri umani, anche quando questo va contro i loro interessi.