Energia
La National Ignition Facility in California, in cui si è svolto l'esperimento. Joe McNally/Getty images 

La fusione nucleare è (un po') più vicina

Il processo, al contrario della fissione, non produce scorie radioattive, ma i problemi tecnici sono enormi. Ora nei Lawrence Livermore National Laboratory, è stata innescata una reazione che ha prodotto il 70% dell’energia usata per avviare il processo

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Ancora un piccolo passo verso la fusione nucleare. Questa volta la scintilla che promette energia pulita per il futuro si è accesa in un laboratorio statunitense, il National Ignition Facility: lo scorso 8 agosto potenti raggi laser sono stati sparati su atomi di idrogeno, provocandone le fusione, la trasformazione in elio e il conseguente rilascio di energia.

È il processo fisico che si verifica nel cuore del Sole e delle altre stelle e che, al contrario della fissione nucleare, non produce scorie radioattive. Da decenni si studia e lavora per riprodurre in piccolo sulla Terra questa fantastica fornace stellare, ma i problemi tecnici hanno sempre spostato in avanti il traguardo.

Ora la svolta sembra arrivare dai Lawrence Livermore National Laboratory, che ospitano appunto il National Ignition Facility. Quasi 200 fasci laser potentissimi sono stati puntati su un bersaglio contenente deuterio e trizio (due isotopi dell’idrogeno, l’elemento chimico più semplice in natura). Gli atomi hanno così raggiunto una densità 100 volte quella del piombo e una temperatura pari a 100 milioni di gradi (superiore a quella all’interno del Sole). Questo condizioni hanno innescato una reazione di fusione nucleare che ha prodotto il 70% dell’energia usata per avviare il processo: 1,35 megajoules (MJ) contro gli 1,9 MJ trasferiti agli atomi dai laser.

Naturalmente l’obiettivo è generare più energia di quanta ne venga usata per l’innesco della fusione. E se il traguardo sembra ancora lontano, va però considerato che sono promettentissimi i progressi fatti negli ultimi mesi: l’energia creata a inizio agosto è 8 volte quella prodotta nell’analogo esperimento della primavera 2021 e 25 volte l’ammontare generato nel 2018.

I ricercatori americani, pur nell’entusiasmo del momento, non si nascondono le difficoltà ancora da affrontare prima di poter arrivare alla conquista della fusione nucleare: perché diventi una fonte di energia pulita occorre che la reazione sia innescata in modo da autoalimentarsi.

Certo, il risultato del National Ignition Facility americano sembra mettere in pole position la tecnica del confinamento laser rispetto all’altro metodo più utilizzato negli esperimenti per la fusione: l’uso di potentissimi campi magnetici che comprimono un plasma di atomi di idrogeno. E la ricetta del colossale progetto internazionale Iter che sta vedendo la luce nel sud della Francia, con magneti superconduttori prodotti con il contributo fondamentale di aziende italiane.

Anche se non è dietro l’angolo, la fusione diventa dunque una possibilità sempre più concreta per produrre in futuro energia senza emettere CO2. I prossimi esperimenti ci diranno quanto dovremo attendere.