Animali
Una volpe passa davanti al n° 10 di Downing Street a Londra, residenza del primo ministro. Justin Tallis/AFP via Getty Images 

Com'è bella la città: se il mammifero si inurba diventa più grande

Smentita la teoria di Bergmann, per cui dove fa più caldo le dimensioni si riducono

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Le città sono ambienti molto particolari e per nulla naturali. Se le analizzassimo dal punto di vita ecologico però scopriremmo che molti animali hanno deciso di abitare con noi perché hanno trovato caratteristiche che favoriscono la vita.

Hanno imparato a sfruttare molte nicchie, da quelle acquatiche a quelle sotterranee, evolvendo tratti morfologici e comportamentali adatti per la nuova situazione. Gli orsi polari, negli ultimi anni, hanno spesso invaso i villaggi dell'Alaska cercando quello che non trovano più in natura.

Uno studio effettuato dal Museo di storia naturale della Florida ha trovato un'altra peculiarità: negli ultimi 80 anni i mammiferi che abitano nelle zone urbane sono diventati più grandi e più pesanti rispetto ai loro simili che abitano in campagna. Analizzando 140.500 campioni di oltre 100 mammiferi, basati su tre differenti database provenienti da musei di storia naturale e censimenti, hanno potuto notare un cambiamento nelle dimensioni che hanno messo in relazione alle condizioni ambientali e alle differenze di spazi abitativi. Le osservazioni sono state effettuate anche su lupi, linci, cervi, pipistrelli, topiragno e roditori vari.

Le condizioni climatiche sono uno dei fattori che influiscono di più sulla taglia. Ma quanto trovato è in contrasto con una teoria affermata che sosteneva che le città avrebbero reso gli animali più piccoli. La regola di Bergmann, che era stata sviluppata in relazione agli abitanti di diverse latitudini, sostiene infatti che la massa corporea aumenta a temperature più fredde. I più grandi hanno un rapporto superficie/volume minore rispetto quelli minuscoli, quindi disperdono il calore molto più lentamente e si trovano avvantaggiati nei climi più rigidi. I secondi sopravvivono invece meglio in climi torridi e secchi, dove la loro capacità di raffreddarsi velocemente è d'indubbio vantaggio.

In conseguenza di questo, circa dieci anni fa, gli scienziati temevano che il surriscaldamento globale avrebbe portato molte specie a ridursi, con il rischio di avere nidiate più scarse, muoversi di meno, avere più difficoltà a sopravvivere.

In città, in particolare, il caldo è sempre più intenso a causa dell'effetto isola di calore. L'accumulo è dovuto a materiali come il cemento, l'asfalto delle strade che, essendo nero, assorbe e poi rilascia l'energia, ai quali si aggiungono le emissioni degli impianti industriali e di quelli di acclimatazione domestici, e la presenza di muri che influiscono sulla velocità del vento, riducendola fino al 30 per cento e  limitando, in questo modo, il riciclo dell'aria utile a refrigerare. Le temperature possono arrivare a 0,5-3 gradi in più  rispetto alle campagne limitrofe, a seconda delle dimensioni dell'area urbana.

I risultati della nuova ricerca però hanno radicalmente cambiato l'ipotesi precedente. Il modello creato dai ricercatori ha infatti esaminato in dettaglio la relazione tra clima e densità di popolazione e, anche quando la regola di Bergmann poteva essere valida, si è visto che la tendenza a ingrassare era maggiore in aree densamente abitate. In generale l'urbanizzazione prevaleva su ogni altra condizione ecologica. Dopo aver confrontato l'effetto isola di calore, la frammentazione dell'habitat e la disponibilità di risorse, hanno concluso che l'effetto è dovuto all'ampia disponibilità di cibo e acqua, alla presenza di rifugi sicuri e a una scarsità di predatori, elementi che riducono il dispendio energetico. In alcuni casi gli esemplari non ingrossano, ma diventano più lunghi, un vantaggio che permette di essere più agili nelle esplorazioni.

Non tutti gli organismi rispondono nello stesso modo. Per esempio quelli che si ibernano o vanno in torpore invernale rispondono sempre al calore riducendosi.

Quelli notturni invece diventano più grandi perché approfittano dell'assenza dell'uomo per approvvigionarsi. Sono però più corti, il che li facilita nel nascondersi.

Visto che l'urbanizzazione sta crescendo in tutto il Pianeta, entro il 2050 il 68% della popolazione mondiale vivrà in città, potrebbe esserci il rischio di una divisione tra perdenti e vincenti che modifica la distribuzione zoologica. Inoltre anche se biologicamente di solito essere più grandi è meglio, va visto sul lungo termine l'effetto di una dieta basata sui rifiuti umani.