La denuncia

Europa Verde: "I roghi desertificano l'Italia, ma il catasto degli incendi è fermo"

(ansa)
A rischio anche per il cambio climatico il 20% dei territori, con punte del 70% in Sicilia. "Senza dati aggiornati sulle aree devastate non ci può essere prevenzione, né applicazione delle leggi che impediscono nuove costruzioni e caccia"
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Gli incendi stanno devastando il nostro Paese, ma le amministrazioni non sfruttano strumenti essenziali per la prevenzione e la riforestazione come il catasto degli incendi. Europa Verde, partito nato dall'unione fra la Federazione dei Verdi ed esponenti della società civile e dell'associazionismo ambientalista, prende posizione su uno dei fenomeni più allarmanti che hanno caratterizzato l'estate, richiamando l'attenzione sul rischio desertificazione in Italia a causa, oltre che degli incendi, dell'emergenza clima e della mancanza di progettazione del territorio.

Europa Verde ha diffuso oggi un dossier ricavato principalmente dai dati dell'European Forest Fire Information System (EFFIS) aggiornati al 24 agosto e del Cnr per quanto riguarda alcuni focus sulle regioni italiane. Il quadro che ne scaturisce è purtroppo noto: nel 2021 in Italia sono già andati a fuoco 158.000 ettari bruciati, una superficie equivalente alle città di Roma, Napoli e Milano insieme. Le fiamme hanno inoltre danneggiato drammaticamente la biodiversità, poiché si stima siano morti nei roghi o non abbiano più un habitat adeguato diversi milioni di animali selvatici.

"A oggi - si legge nel dossier -  un quinto del territorio nazionale è a rischio desertificazione. Il cambiamento climatico, con siccità prolungate alternate a intense precipitazioni e aumento repentino delle temperature, sta letteralmente divorando il territorio, innescando processi come l’erosione delle coste, la diminuzione della sostanza organica dei terreni (anche a seguito di pratiche agricole intensive) e la salinizzazione delle acque". Come per altre calamità naturali emerge poi l'incapacità delle amministrazioni di prevenire: "L’elemento che rende la situazione ancor più grave - denuncia Europa Verde - è che uno strumento determinante per la salvaguardia del territorio come il catasto degli incendi non viene sufficientemente utilizzato, con i dati fermi e non aggiornati per anni".

 

Desertificazione, la Sicilia zona rossa

"In Italia il 10% del territorio è molto vulnerabile - riporta il dossier -. La Sicilia è la regione più colpita (42,9% della superficie regionale), seguita da Molise, Basilicata (24,4%) e dalla Sardegna (19,1%). Secondo il C.N.R. (Consiglio Nazionale delle Ricerche), le aree a rischio sono il 70% in Sicilia, il 58% in Molise, il 57% in Puglia, il 55% in Basilicata, mentre in Sardegna, Marche, Emilia-Romagna, Umbria, Abruzzo e Campania sono comprese tra il 30 e il 50%», dati che indicano che «il 20% del territorio italiano in pericolo di desertificazione». In Sicilia il dato allarmante sulla desertificazione è confermato dall’analisi dei dati diffusi dall’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche e ad accentuare il pericolo non sono solo i quantitativi pluviometrici, ma l’andamento delle piogge con forti differenziazioni territoriali.

"La desertificazione rappresenta il risultato finale di un complesso sistema di interazioni che porta a pregiudicare, in modo pressoché irreversibile, la capacità produttiva degli ecosistemi naturali, agricoli e forestali - sottolinea Europa Verde - I fattori determinanti che possono condurre al degrado dei suoli sono in particolare: l’erosione, lo sfruttamento eccessivo delle falde idriche, gli effetti della compattazione, la conversione delle aree agricole dovuta all’urbanizzazione e alle dinamiche di popolazione nelle aree costiere, la salinizzazione primaria e secondaria, l’impatto degli incendi forestali e dei disboscamenti, la perdita di suoli su detriti alluvionali recenti a causa dell’estrazione di sabbia e ghiaia". L'analisi del dossier riporta periò, ancora una volta alla necessità di un'azione sinergica sul territorio, che non si occupi soltanto di prevenire gli incendi, ma che valuti la complessità delle aree e agisca non soltanto con riforestazione o rimboschimenti, ma con un controllo generale dell'impato antropico e dei microclima.

Incendi, governo e Canadair

Quanto al bilancio spaventoso degli incendi il partito di cui è portavoce Angelo Bonelli punta il dito contro l'annosa questione della mancanza di uomini e mezzi per il contrastoai roghi. "La situazione è gravissima  - dice il dossier - ed è figlia di una politica senza scrupoli che, anziché puntare sul controllo e la prevenzione ha semplicemente pensato di ignorare il problema, cancellando una risorsa preziosissima come il Corpo Forestale dello Stato e privatizzando de facto la flotta di Canadair. E ancora il Governo rimane silente: non dice che vuole fare mentre il patrimonio boschivo dell’Italia viene distrutto dalla furia del fuoco e dalla furia criminale".

Europa Verde si rivolge poi al ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani: "Dov'è il minitro di fronte all’avanzare del fuoco e, di conseguenza, dell’inesorabile desertificazione del Sud Italia? Evidentemente è più impegnato a salvare la Motor Valley, le trivellazioni nell’Adriatico, il progetto per il Ponte sullo Stretto di Messina. L’attività di prevenzione del rischio incendi boschivi è fondamentale al fine di tutelare l’incolumità delle persone e per evitare che il nostro patrimonio ambientale venga distrutto, a maggior ragione con una crisi climatica che è causa di danni incalcolabili ai territori e al settore agricolo lungo tutta la Penisola. Oltre a un provvedimento che ripristini il Corpo Forestale, è assolutamente necessario un importante e incisivo intervento organizzativo e un’efficace messa a punto delle risorse materiali e umane, rafforzando, in termini di personale e mezzi, i nuclei investigativi specializzati nei reati ambientali che negli anni sono stati distrutti".

Catasto degli incendi, caccia ed edificazione

Punto centrale del dossier è la denuncia che in molte regioni il dato del catasto degli incnedi, indispensabile per monitorare le aree a rischio e programmare il loro risanamento, non è aggiornato da anni. "Secondo i dati forniti d l’Arma dei Carabinieri, solo nel 2020, il 44% dei comuni non ha presentato la richiesta del catasto degli incendi. - dice Europa Verde -  Considerando che nello stesso anno 53mila ettari sono andati in fumo nel territorio italiano per i roghi, quasi 25mila ettari non hanno ricevuto la tutela che la legge gli avrebbe garantito. Se abbiamo catasti fermi da anni significa che abbiamo centinaia di migliaia di ettari che non sono sotto tutela, e dove paradossalmente è consentita l’attività venatoria, è consentita l’attività di pascolo e, cosa ancor peggiore, sono consentite le attività di trasformazione urbanistica".

"In un quadro estremamente negativo per il nostro Paese, - conclude il partito ambientalista - il catasto degli incendi è uno strumento determinante nell’analisi dei dati per la promozione di politiche di salvaguardia del territorioLa legge quadro in materia di incendi boschivi n. 353/2000 definisce infatti divieti, prescrizioni e sanzioni sulle zone boschive e sui pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco, prevedendo la possibilità da parte dei comuni di apporre, a seconda dei casi, vincoli di diversa natura sulle zone interessate. In particolare la legge stabilisce vincoli temporali che regolano l’utilizzo dell’area interessata da incendio: un vincolo quindicennale, un vincolo decennale ed un ulteriore vincolo di cinque anni. Inoltre, sulle zone boschive e sui pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco, è vietata per dieci anni la realizzazione di edifici nonché di strutture e infrastrutture finalizzate ad insediamenti civili ed attività produttive". Se manca però un catasto, ogni abuso è possibile.