Ghiacci

Suv elettrici in gara per fermare lo scioglimento della Groenlandia

A Kangerlussuaq si è conclusa la terza tappa di Extreme E, la gara automobilistica che promuove l'elettrificazione e la lotta ai cambiamenti climatici, vinta dal team Andretti United. E sulla Sant'Helena, la nave che ha portato a destinazione team e mezzi, parte una ricerca scientifica per studiare la salute dell'oceano
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Un corsa automobilistica per fermare il cambiamento climatico e per promuovere la ricerca sui suoi effetti e i fenomeni che ne derivano. Dopo l’Arabia Saudita e il Senegal, la gara di suv elettrici Extreme E ha fatto tappa in Groenlandia. Sul podio sono saliti Timmy Hansen e Catie Munnings, piloti del team Andretti United.

Nato dalla stessa mente che sta dietro la Formula E, Extreme E è un viaggio globale, che in cinque tappe utilizza lo sport per promuovere l'elettrificazione, l'ambiente, l'uguaglianza e portare avanti osservazioni indispensabili per gli studi sul riscaldamento globale.

Ogni tappa infatti ha acceso l’attenzione su un problema importante: la desertificazione con il Desert X Prix tra le sabbie dell’Alula in Arabia Saudita, l’innalzamento del livello del mare con l’Ocean X Prix a Lac Rose in Senegal e lo scioglimento dei ghiacciai con l’Artic X Prix, andato in scena sabato 28 e domenica 29 agosto in Groenlandia, appena fuori dalla città di Kangerlussuaq. La prossima tappa si disputerà in Sardegna, dove con l'Island X Prix verranno approfonditi i problemi delle isole, mentre la location della quinta e ultima gara è ancora da definire.

In Groenlandia i 9 team e i diciotto piloti di fama mondiale si sono sfidati a bordo dei suv elettrici Odyssey 21 su un percorso di 8,1 chilometri ai margini del ghiacciaio Russel. “Gareggiare su un'area che per colpa della crisi climatica era un ghiacciaio -  ha dichiarato Alejandro Agag, fondatore e Ceo di Extreme E - è molto speciale e sono sicuro che aumenteremo la consapevolezza dei fan su ciò che sta accadendo al Pianeta”.

Extreme E è uno dei firmatari dello Sports for Climate Action Framework delle Nazioni Unite, nato dall'accordo di Parigi del 2015. L’iniziativa invita le organizzazioni sportive a riconoscere il contributo del settore sportivo al cambiamento climatico e la loro responsabilità di impegnarsi verso la neutralità climatica per un pianeta più sicuro.

A capo del suo comitato scientifico c'è il professor Peter Wadhams dell'Università di Cambridge, che ha il compito di guidare il programma di ricerca e istruzione sul clima della serie. Wadhams, del Dipartimento di Matematica Applicata e Fisica Teorica (Damtp) dell'Università di Cambridge, ed ex Direttore dello Scott Polar Research Institute, è un'autorità leader mondiale sul cambiamento del ghiaccio marino, che ha supervisionato con 55 spedizioni artiche durante 50 anni di carriera nel settore.

Una sfida, quella ambientale, accolta da Extreme E che con queste gare si è impegnata a evidenziare l'impatto dei cambiamenti climatici in alcuni degli ambienti più a rischio del mondo, promuovere l'adozione di veicoli elettrici per aprire la strada a un futuro a basse emissioni di carbonio e fornire una prima piattaforma al mondo per il motorsport a parità di genere.

Ma non solo. Extreme E e Enel Foundation, il think tank sulla transizione energetica, hanno annunciato il loro primo progetto di ricerca scientifica a bordo della nave Sant'Helena, che ha anche portato il team e i mezzi fino alla Groenlandia.

Lo scorso anno le due organizzazioni hanno collaborato per lanciare il bando di ricerca del campionato denominato "Racing for the Planet". Hanno invitato i ricercatori scientifici internazionali a fare domanda per unirsi alla nave e condurre ricerche per far progredire la conoscenza delle conseguenze dei cambiamenti climatici e delle strategie di adattamento e mitigazione sugli oceani del mondo e sul Pianeta.

Questo progetto, guidato dal belga Alexander Vanhaelen, 24 anni, è incentrato sullo studio dei cambiamenti nella vita marina dovuti al climate change. Durante il viaggio di ritorno dalla Groenlandia, verrà filtrato e sequenziato il dna lasciato dagli organismi marini per determinare come la vita sia cambiata in parti dell'oceano che sperimentano condizioni diverse. L'obiettivo è quello di creare un inventario globale delle specie di vertebrati a supporto delle banche dati esistenti.