Animali

I cani capiscono le nostre intenzioni

Basta osservare come si comportano quando capiscono che non avranno cibo, per colpa del caso o perché qualcuno proprio si rifuta di darglielo. Come reagiscono suggerisce che anche loro siano capaci di una Teoria della mente
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Non è certo in dubbio che capiscano, seppure lo è fino a che punto. E ogni volta che ce lo domandiamo, la risposta sembra confermare quanto eccezionali siano questi animali. Abili a interpretare perfino le nostre intenzioni. Lo suggerisce uno studio che ha osservato le reazioni dei cani di fronte a comportamenti umani diversi, in alcuni casi puramente intenzionali in altri accidentali. E così effettivamente percepiti da Fido, tanto da far pensare che anche i cani siano dotati – almeno, scrivono i ricercatori sulle pagine di Scientific Reports – di un aspetto centrale della Teoria della Mente, vale a dire la capacità di riconoscere le intenzioni.

È questo il messaggio che i ricercatori hanno portato a casa osservando alcuni cani sottoposti a diversi esperimenti per capire se esistessero differenze di fronte ad alcune azioni intraprese dagli sperimentatori, sempre le stesse ma con esiti diversi. Per farlo il team di Britta Schünemann della University of Göttingen, prima autrice del paper, ha arruolato una cinquantina di cani, e ha registrato le loro reazioni quando veniva loro impedito di aver del cibo, in alcuni casi non per colpa dello sperimentatore, in altri per rifiuto diretto dello sperimentatore stesso.

Il test del cibo

La situazione era questa: i cani (uno alla volta) erano separati dallo sperimentatore da uno schermo di plexiglass, a metà del quale circa un'apertura in condizioni normali permetteva di passare loro del cibo. Nel corso dei test però le cose cambiavano: in alcuni casi il ricercatore provava a dare del cibo ma in qualche modo non ci riusciva (nel dettaglio, la ricompensa scivolava e non raggiungeva il cane o l'apertura in realtà era inaccessibile), in altri era egli stesso che si rifiutava di darglielo, mostrandoglielo ma poi posandolo a terra. In ogni caso poi per avere il cibo il cane dopo poteva semplicemente aggirare la barriera di plexiglass e andarselo a prendere. Durante le diverse sessioni i ricercatori monitoravano attentamente sia i tempi impiegati dai cani per andare a prendere il cibo alla fine, sia i loro comportamenti (se stavano o meno seduti, e se scondinzolavano per esempio).

La rinuncia e l'attesa

L'idea di Schünemann e colleghi era che se i cani intuivano le intenzioni dello sperimentatore (più o meno propenso a dare loro del cibo) si sarebbero comportati diversamente nelle diverse situazioni. Per esempio, scrivono nel loro studio, era possibile che avessero atteso meno per andarsi a prendere il cibo da soli nel caso in cui solo per un caso non potevano ricevere il cibo, ma lo sperimentatore di fatto sembrava volerlo fare (per dire, quando il cibo scivolava via malgrado l'intenzione di darglielo, per quanto apparente, ovvero studiata apposta). Prolungare l'attesa prima di aggirare la barriera nel caso in cui invece era chiaro che il ricercatore non voleva dare cibo poteva infatti essere un comportamento interpretato come una sorta di rinuncia, visto che le intenzioni del ricercatore sembravano chiare. E così è stato: i cani aspettavano di più per andare a prendersi il cibo quando veniva loro negato apposta più che in modo accidentale. Allo stesso modo, in caso di negazione, rimanevano più a lungo seduti e scondinzolavano meno: comportamenti, spiegano gli autori, interpretabili come di attesa, di confusione.

Se si tratta davvo di capacità di leggere le intenzioni altrui – di un'altra specie, in questo caso la nostra – e quindi di un indizio a favore dell'esistenza di una Teoria delle mente anche per i cani o solo di un comportamento appreso per associazione, è un tema da approfondire con altri studi, concludono gli autori.