Sostenibilità

La lezione dei Massive Attack: così la musica può fare di più per l'ambiente

Meno jet privati. Set riciclabili. Attrezzatura a noleggio. Energie rinnovabili sul palco. Una ricerca basata sul tour della band mostra come la musica potrebbe aiutare a ridurre le emissioni
3 minuti di lettura

Anche la musica può incidere nella lotta al riscaldamento globale. In un mondo dove gli scienziati ci avvertono che le temperature globali, a questo ritmo di emissioni, difficilmente riusciranno a rimanere sotto i +1,5°C con effetti devastanti per il Pianeta come quelli osservati in tutto il globo questa estate, è ormai chiaro che per tentare di mitigare la crisi serve una forte spinta per la decarbonizzazione, ma i "piccoli" gesti, come quelli di maggiore attenzioni per esempio per tour, festival e concerti musicali, potrebbero dare uno slancio importante per la battaglia.


E soprattutto la musica può veicolare un messaggio per un cambiamento globale. Ne sono convinti per esempio i Massive Attack, storica band britannica che dagli anni Novanta ad oggi continua a farci ballare. Il gruppo nato a Bristol da tempo si sta impegnando per ridurre il proprio impatto a livello di emissioni e negli ultimi mesi è stato oggetto di uno studio particolare: i dati relativi alle loro emissioni, come quelli di tour e concerti, sono stati analizzati  in dettaglio dai ricercatori del Tyndall Center for Climate Change Research. Dal 2019 ad oggi gli esperti hanno studiato ogni aspetto dei tour dei Massive Attack, analizzando per esempio gli impatti positivi relativi alla diminuzione dell'uso di jet privati e concentrandosi sulle emissioni durante concerti e festival, alla presenza o meno di energie rinnovabili e tanto altro.

In base a quanto raccolto gli scienziati dell'Università di Manchester hanno stabilito alcune raccomandazioni che potrebbero essere utili per aiutare l'industria musicale a ridurre la propria impronta di carbonio. Risultati che sperano diventino un messaggio anche per tutti i fan e gli amanti della musica.
 
Si tratta di indicazioni che riguardano infatti sia musicisti, promotori, tour manager, agenti, ma anche i comportamenti degli spettatori, di come insomma l'industria musicale nel suo insieme potrebbe lavorare per mantenere l'aumento del riscaldamento globale limitato a 1,5°C.
 

Gli esempi delle buone pratiche sono tanti: l'idea che artisti e band smettano di usare jet privati a favore di treni, l'ipotesi che festival e locali utilizzino sempre più energia rinnovabile per alimentare i concerti, oppure che i biglietti per tour e serate includano il trasporto pubblico gratuito.

Ma anche "utilizzare apparecchiature di illuminazione e audio efficienti dal punto di vista energetico", oppure favorire l'arrivo ai concerti grazie a spazi dedicati per il deposito delle biciclette, o "esibirsi in luoghi che stanno adottando misure per ridurre il consumo energetico dell'edificio" e soprattutto offrire sempre "incentivi ai fan che scelgono di viaggiare con i mezzi pubblici".
 

Secondo la dottoressa Carly McLachlan del Tyndall Center "per decarbonizzare davvero la musica dal vivo, è necessario iniziare a farlo fin dall'inizio di un tour" ha raccontato alla Bbc. Per far sì che la musica live giochi una partita importante nella riduzione delle emissioni, sarebbe inoltre utile "nominare un organismo centrale indipendente per monitorare i progressi che il settore sta facendo" rispetto a "obiettivi misurabili chiaramente definiti".

Una roadmap verde, quella tracciata dalla ricerca, che sono stati gli stessi Massive Attack a richiedere nel tentativo di impegnarsi di più per la salute del Pianeta. Robert "3D" Del Naja e gli altri membri del gruppo hanno infatti chiesto una mano alla scienza per poter ridurre la loro impronta di carbonio e i risultati dello studio, spiegano i Massive Attack, offrono soluzioni concrete per il cambiamento.

Una buona pratica, sostiene la band britannica, è per esempio legata al noleggio delle attrezzature. "Quando ci presentiamo ai festival, usiamo sempre la stessa attrezzatura. E' dunque assurdo che le band percorrano tanta strada con grandi camion per portare ovunque la propria attrezzatura quando potrebbero noleggiarla". Sostengono anche di immaginare un futuro in cui i tour si sviluppano per esempio intorno agli orari dei treni che potrebbero portare ai concerti gli spettatori.
 
Se raccomandazioni e intuizioni come queste fossero adottate dall'intera industria musicale, si eviterebbe secondo Del Naja un "codice rosso per l'umanità", come quello legato appunto alla crisi climatica. Molto, in questa sfida, sarà legato anche dal supporto finanziario disponibile per "apportare questi cambiamenti", ricordano gli artisti. Inoltre, come spiega la professoressa McLachlan, fondamentale sarà sia la credibilità degli artisti nel sostenere il messaggio di cambiamento con azioni concrete, sia il messaggio che la musica potrà rilanciare.
 

"Gli artisti dovranno essere in grado di dimostrare che stanno facendo tutte queste cose da soli, di ridurre l'uso di aerei e di lavorare con partner che si impegnano per decarbonizzare i luoghi in cui suonano".
 
Infine, con i giusti investimenti oggi, un domani l'impegno della musica nella battaglia climatica potrebbe trasformarsi anche in costi ridotti per esempio per i biglietti dei concerti. Il condizionale è d'obbligo però perchè riuscire a quantificare quanto un tour "green" possa avere vantaggi su minori costi dei biglietti è oggi ancora complesso.
 

Ma quel che è certo, ricordano gli studiosi, è che se attualmente l'industria musicale si impegnasse nel ridurre le emissioni agevolando per esempio l'uso delle rinnovabili ai concerti, nel tempo questo si tradurrebbe in un "risparmio energetico che potrebbe essere un risparmio per il tour".
 
Finora, l'impegno dei Massive Attack ha dimostrato che una nuova strada è possibile, che adottando determinate misure e pianificazioni si può ridurre l'impatto sul clima, che costruendo set più "riciclabili" o a noleggio si possono davvero limitare consumi di energia e trasporti.
 
"Questi dati sono stati accolti con molto entusiasmo nel settore e molti artisti come i Massive Attack stanno già facendo tanto. - spiega  McLachlan - Quando le persone iniziano a mettere in atto simili cambiamenti positivi, alla fine non si chiamano più cambiamenti, ma abitudini quotidiane. Ed è quello a cui anche la musica deve ambire".