Biodiversità

Se il formichiere gigante cambia abitudini per l'olio di palma

E' tra i mammiferi studiati in Colombia per la loro capacità di adattamento. Con il capibara e il cervo coda sono risultate le specie in grado di imparare a evitate le ore di luce per ridurre il rischio di incontro con gli uomini
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La distruzione degli habitat è la prima minaccia per la biodiversità a scala mondiale e capire come le diverse specie sono in grado di adattarsi alla perdita degli ecosistemi naturali può aiutarci a migliorare le nostre strategie di conservazione. Per studiare come gli animali reagiscono alle modificazioni ambientali causate dall’uomo, in genere si confrontano le presenze o le densità tra ambienti più o meno degradati, ma questo potrebbe dare un dato non preciso perché non tiene conto delle risposte comportamentali. Uno studio condotto in Colombia per la prima volta ha studiato la capacità di diverse specie di modificare il loro comportamento nelle piantagioni di palma da olio rispetto agli ambienti di foresta ripariale.

I ricercatori hanno sistemato trappole fotografiche in 33 punti all’interno di piantagioni di palme e 23 nella foresta, raccogliendo dati per 12.403 giorni di registrazione. I dati raccolti hanno permesso di studiare i modelli di attività di 10 specie di mammiferi. I capibara, i formichieri giganti e i cervi coda bianca sono risultate le specie in grado di imparare a evitate le ore di luce, concentrando l’attività nelle ore notturne, per ridurre il rischio di incontro con gli uomini. Sorprendentemente il jaguarundi, un felino selvatico più piccolo del giaguaro, è stato attivo anche nelle ore diurne all’interno delle coltivazioni, rischiando quindi di entrare in conflitto con gli agricoltori.

Lo studio ha anche permesso di capire che specie con strategie di sfruttamento delle risorse molto simile, come il jaguarundy e la volpe maikong, tendono a usare orari diversi del giorno per ridurre la competizione, mentre predatori e prede hanno una notevole sovrapposizione delle ore di attività perché i predatori tendono a cacciare quando le loro prede sono in movimento.

Questo studio, oltre a far luce sull’ecologia di specie ancora molto poco conosciute, è uno dei primi ad analizzare le risposte comportamentali alle modificazioni ambientali, un tema essenziale per capire i meccanismi che possono portare le specie selvatiche ad una maggiore resilienza alla distruzione degli ambienti naturali.