Energia

Cosa aspettiamo a produrre energia dagli scarti nel nostro bidone dell'umido?

Justin Sullivan/Getty Images 
Immaginate di accendere il bollitore usando l’energia generata dalle bucce di verdura che si stanno decomponendo in silenzio nella vostra spazzatura differenziata. Con lo sviluppo della tecnologia del biogas è una realtà tutt’altro che lontana
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Il biogas è un’alternativa verde ai combustibili fossili. Non solo contribuisce a ridurre le emissioni tossiche, ma fornisce energia pulita a buon prezzo. È composto da una miscela di metano, anidride carbonica e in misura minore acido solfidrico e vapore acqueo, tutti prodotti da microbi che prosperano nelle sostanze organiche all’interno di un digestore ermetico.

L’efficienza del sistema dipende dalle dimensioni e dalla capacità isolante del digestore, e dalla quantità di metano prodotto a partire dalle materie prime, che possono essere qualsiasi cosa dalle foglie di carota alle bucce di cipolla agli scarti del giardinaggio.

Il biogas è “verde” perché riduce il rilascio nell’atmosfera dei gas serra derivanti dalla decomposizione degli scarti alimentari. I gas infatti sono immagazzinati e sfruttati per generare calore ed elettricità, rendendo più sostenibile l’energia prodotta dai rifiuti.

Da alcuni anni ormai si promuove il biogas come mezzo per ridurre le emissioni (e in realtà era in uso già dal decimo secolo a. C., quando serviva a riscaldare le acque da bagno nel Medioriente), eppure nel 2019 ha rappresentato soltanto lo 0,004% del consumo totale di gas dell’Unione Europea. Perché la sua diffusione è ancora così scarsa, e cosa possiamo fare?

Come funziona un digestore

I micro-digestori (2-10 metri cubi) possono alimentare singole abitazioni fino a 12 ore al giorno, mentre quelli più grandi (50 metri cubi) si possono connettere alla rete del gas locale e supportare una comunità fino a 250 ore.

 

Lo schema che segue mostra un impianto tipico: di solito il condotto in alto porta al serbatoio del gas della comunità o agli apparecchi dell’abitazione.

Come funzione in pratica

inlet = ingresso; biogas pipe = condotto del biogas; seal = sigillo; slurry = liquami; expansionh chamber = camera di espansione; digestate = digestato; 
access cover = coperchio di accesso; outlet = uscita. Wikimedia

  

Un esempio innovativo di impianto di piccole dimensioni è il micro-digestore Methanogen. Ne esiste uno funzionante nel giardino comunitario Calthorpe a Islington, quartiere di Londra. L’unità si trova in un capanno riconvertito di fianco all’orto. L’energia generata dagli scarti alimentari e dei giardini delle case circostanti si trasmette al piano cottura del centro attraverso un condotto.

 

Il digestore è gestito da volontari della comunità la cui missione è migliorare il benessere fisico ed emotivo dei residenti del quartiere, incoraggiandoli a coltivare il proprio cibo e spendere più tempo nella natura.

 

Un’iniziativa ancora più ambiziosa è quella in corso sull’isola svedese di Gotland, dove un eco-villaggio di nome Suderbyn è stato creato con materiale a zero emissioni di carbonio. Un digestore gestito dalla comunità genera calore usando scarti alimentari e agricoli della comunità stessa. Ispirati dal successo di Suderbyn, siti analoghi sono stati avviati nel Regno Unito a Hockerton, vicino Nottingham, e a Grimsby.

Il problema della diffusione

Perché allora non si impianta un maggior numero di digestori? La nostra ricerca aveva l’obiettivo di individuare i problemi responsabili della lenta diffusione di questa tecnologia.

Per capire meglio l’attitudine del pubblico nei confronti del biogas, abbiamo condotto uno studio su questo sistema in una comunità europea. Secondo la ricerca, che si è avvalsa di interviste e laboratori di consultazione, una delle barriere all’installazione del biogas è il pregiudizio dovuto a una scarsa comprensione da parte del pubblico in merito alla tecnologia e ai suoi benefici.

Gli intervistati temono che i digestori locali provochino cattivi odori, o che il loro aspetto industriale rovini il paesaggio. In realtà i digestori in genere sono molto piccoli, e producono cattivo odore solo se si rompono.

 

Altri ostacoli includono una mancanza di competenze tecniche nella costruzione o gestione delle strutture, una mancanza di incentivi per attirare le aziende locali, e l’alto costo dei digestori (dai 14 ai 184 mila euro a seconda delle dimensioni).

 

Per questo motivo sarà cruciale l’assistenza delle amministrazioni locali per portare il biogas alle masse. I governi dovrebbero farsi carico dei costi finanziari o fornire i fondi iniziali ai gruppi interessati a installare impianti di biogas. I comuni dovranno inoltre agevolare raccolta, gestione, trasporto e immagazzinamento degli scarti organici e agricoli, che di solito avviene a cadenza settimanale, e risolvere problemi quali la concessione di permessi di costruzione per i digestori più grandi.

Anche la partecipazione delle comunità in questi progetti è un elemento essenziale. Le iniziative relative al biogas, in particolare le più grandi, hanno successo solo quando c’è fiducia e cooperazione tra i membri della comunità che si occuperebbe dell’impianto e ne condividerebbe i vantaggi. Una comunità motivata e una politica locale favorevole sono ingredienti indispensabili per lo sviluppo di questi progetti.

 

Usare il biogas per produrre energie rinnovabili ha il potenziale di accelerare in modo significativo la decarbonizzazione (la riduzione delle emissioni di carbonio di una nazione) contribuendo a rendere più sostenibile sul lungo periodo la catena di rifornimento energetico. Ma senza il sostegno dei governi, il futuro del biogas resta incerto.

 

Ricercatrice associate in Sociologia, Università dal Surrey

(Traduzione di Antonio Casto)

Questo articolo è tradotto da The Conversation. Per leggere l'originale vai qui