Emergenza clima

"La doccia solo nei fine settimana", il Brasile fa i conti con la siccità

"Lavatevi solo se necessario", così il ministro delle Miniere e dell’Energia chiede sacrifici a tutti brasiliani per fare fronte alla scarsità di risorse idriche dovuta al clima
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Il Brasile è assetato. Vive la peggiore siccità degli ultimi 91 anni. Un vero disastro. Per i raccolti, le mandrie, i boschi secchi che vanno a fuoco, i terreni che si spaccano allargando grandi reti di buchi e fossi tra la terra che un tempo era friabile e ricca di minerali. I fiumi sono asciutti, le centrali idroelettriche funzionano a singhiozzo, si è dovuto ridurre del 20% l’emissione di energia per fabbriche, industrie e abitazioni. La situazione è così grave da spingere il ministro delle Miniere e dell’Energia a chiedere sacrifici a tutti brasiliani.

“Torno a rivolgermi a voi per informarvi che le nostre condizioni idroenergetiche sono peggiorate”, ha detto con voce grave e solenne Bento Albuquerque apparendo in tv nell’ora di punta serale. Un annuncio che il presidente Jair Bolsonaro non avrebbe mai voluto ascoltare. È l’ennesimo fallimento di una gestione confusa. Sul piano economico, sociale, sanitario. È priva di strategia. Arranca. Il ministro si è spinto oltre e ha invitato tutti al risparmio. “Lavatevi solo il necessario”, ha esortato. “Consumate meno acqua calda possibile, limitatevi a fare la doccia solo nei fine settimana. E poi spegnete la luce appena sorge il sole e andate a dormire presto”.

 

La gente ha ascoltato ma ha reagito con rabbia. Non piove da sei mesi e quella poche gocce cadute sono servite solo a bagnare i terreni in superficie. Tutti sono costretti a ridurre l’uso dell’aria condizionata. Non è facile se le temperature sono infernali e si è costretti a lavorare chiusi in casa o negli uffici. Le conseguenze sono come un domino. Si riflettono sulla produzione che rallenta, sugli orari di lavoro che si riducono, sui costi dell’energia elettrica che sono aumentati, sulle bollette più salate. Nel secondo trimetre il Pil ha avuto un calo dello 0,1%. In Brasile le centrali idroelettriche sono le principali fonti di produzione energetica.

Ma con i fiumi ridotti a ruscelli molte sono state spente. Si è dovuto così ricorrere a quelle termoelettriche con consumo di carburante e il tasso di inquinamento che è tornato a salire. Bolsonaro, come sempre, ha cercato di banalizzare. Ha detto che si tratta di un fenomeno naturale, che altri Paesi soffrono simili siccità. Ha fatto l’esempio degli incendi che stanno devastando parte del Pianeta. Insomma, nulla di eccezionale. Un po’ di sacrifici e tutto, prima o poi, tornerà alla normalità.

Gli esperti sanno bene che non è così. Anzi, puntano il dito proprio su Planalto e spiegano che la crisi idrica era prevedibile. “Siamo praticamente in ritardo di un anno”, afferma al el Paìs Pedro Luiz Côrtes, docente presso l’Istituto di Energia e Ambiente dell’Università di San Paolo. “Ad agosto 2020 sapevamo già che sarebbe arrivata la siccità”. Nel maggio scorso il Sistema meteorologico nazionale aveva emesso un’allerta di emergenza idrica nel bacino del fiume Paraná, secondo solo al Rio delle Amazzoni. Bagna e serve gli stati del Minas Gerais, San Paolo, Mato Grosso do Sul e Paraná. Ma il governo è intervenuto solo a fine agosto con una strategia di contenimento dei consumi e con la creazione di riserve che hanno finito per penalizzare gli utenti. I costi si sono riflessi a valle lungo la catena della distribuzione. Per arginare i black-out, Bolsonaro ha ridotto l’offerta e aumentato i prezzi.

Molti cercano di dare un carattere eccezionale all’ondata di siccità. Ma chi studia da vicino non solo la meteorologia ma i corsi dei fiumi e l’andamento delle piogge parla invece di un fenomeno che ha cause precise. Due in particolare: la presenza della Niña, le correnti che raffreddano le acque del Pacifico e che influenzano il clima nelle regioni brasiliane colpite dalla arsura; la riduzione delle precipitazioni dovuta alla devastazione dell’Amazzonia, con il taglio forsennato di alberi e vegetazione. “Quando c’è la deforestazione”, osserva ancora Côrtes, “diminuisce l’umidità che la foresta immette nell’atmosfera. Questo non è un fenomeno naturale. E’ dovuto all’azione dell’uomo”.