Finanza

La Bri: occhio alla "bolla verde" dell'Esg, che vale ormai 35mila miliardi di dollari

Johannes Eisele/AFP via Getty Images 
Per la Banca dei regolamenti internazionali ci sono segnali che le valutazioni questi di asset "siano tirate". Occorre anche "identificare e gestire i rischi finanziari che possono emergere" 
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Sospinta dalla transizione verso un'economia a ridotte emissioni inquinanti, vola la domanda di prodotti finanziari Esg, ossia con un impatto positivo su ambiente, società e conduzione aziendale (environmental, social and governance in inglese). Al punto che, come evidenzia l'ultimo studio sul tema della Banca dei regolamenti internazionali (Bri o Bis in inglese, Bank for international settlements), nel periodo dal 2016 al 2020 si stima una crescita delle attività Esg di circa un terzo, fino a 35mila miliardi di dollari, vale a dire almeno il 36% degli asset complessivamente gestiti a livello professionale. 

Si tratta, tuttavia, sottolinea lo studio firmato da Sirio Aramonte e Anna Zabai, di una fotografia incompleta, soprattutto per quel che riguarda le attività azionarie, a causa della scarsa trasparenza circa l'effettivo rispetto di norme legate ad ambiente, sociale e governance.

"La crescita degli asset Esg - spiega lo studio della Bri - ha cavalcato l'onda della maggiore attenzione degli investitori ai temi ambientali, soprattutto nei mercati obbligazionari. Sia l'opinione pubblica sia le autorità politiche hanno incoraggiato a sostenere la transizione verso un'economia meno inquinante". Proprio qui però arrivano le dolenti note. "Nello stesso tempo - sottolineano Aramonte e Zabai - data la crescita molto veloce di questi prodotti finanziari, si sono aperte domande sulla possibilità che una nuova bolla possa prendere forma, a meno che non possa essere assicurata una maggiore trasparenza sul mercato". 

L'organizzazione con sede a Basilea, che tra le altre cose ospita il comitato delle norme sugli istituti di credito, si spinge a ricordare alcuni casi eclatanti di bolle finanziarie che hanno lasciato gli investitori con il proverbiale cerino in mano. "Le lezioni storiche sulle dinamiche di prezzi e volumi degli investimenti in asset class che crescono molto rapidamente - ammonisce la Bri - dovrebbero essere di insegnamento anche per gli asset Esg. Le attività collegate ai fondamentali dell'economia e ai cambiamenti sociali tendono ad andare incontro a una correzione dei prezzi dopo il boom iniziale". E a riguardo si citano gli esempi delle azioni ferroviarie inglesi di metà Ottocento, dei titoli di internet con la bolla delle Dot.com di inizio millennio e la più recente crisi dei mutui "subprime" innescata dagli Mbs (mortgage-backed securities, appunto titoli collegati ai mutui). 

E, a detta della Bri, "ci sono segnali che le valutazioni degli asset Esg siano tirate", quindi eccessive. Da qui la necessità di "monitorare da vicino gli sviluppi nel mercato Esg. Sarà importante - conclude la Bri - non soltanto ribadire i benefici della transizione verso un mondo a basse emissioni ma anche identificare e gestire i rischi finanziari che possono emergere".