Con occhi di selva

Salviamo la sequoia "Carlo Marx"

I vigili del fuoco applicano un telo ignifugo alle sequoie giganti nel Sequoia National Park, in California (foto: National Park Service) (afp)
In cammino fra alberi, boschi, sentieri e libri
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Abbiamo visto le immagini al telegiornale: i grandi incendi che anche quest’anno stanno divorando le selve della California. E anche quest’anno le bocche di fuoco si stanno spalancando per divorare alcune delle grandi e millenarie sequoie.

A differenza dei nostri alberi autoctoni che soccombono al passaggio di questo distruttore e al tempo stesso fertilizzatore di Madre Terra, le sequoie sono dotate di una corteccia così spessa da poter resistere al suo passaggio, ma entro certi evidenti limiti. Metri e metri quadrati di alluminio e materiali ignifughi sono stati applicati alle base di alcuni giganti della nota Giant Forest nella contea di Tulare, all’interno del Sequoia National Park, parte della Sequoia National Forest. Qui radica la più nutrita foresta di conifere monumentali e millenarie del pianeta, o quantomeno la più nutrita tra le sopravvissute al vasto sterminio che toccò purtroppo oltre l’80% delle sequoie mature di questa parte di mondo, abbattute nella seconda metà del XIX secolo, quando la popolazione crebbe esponenzialmente e i paesi si trasformarono in città.

In quel baluginare di asce e di perforatrici minerarie che servirono ad abbattere un mondo per costruirne uno nuovo, è nato il movimento ambientalista che ha condotto alla nascita dei parchi nazionali e statali americani, di cui hanno fatto parte uomini illuminati come John Muir, tra i moltissimi.

L’esito di tanto amore e di tanta passione ha condotto alla tutela di alcuni alberi oramai divenuti iconici, quali i celeberrimi “living things” Grizzly Giant, The Boole Tree, Grant Tree, General Sherman Tree. Quest’ultimo è considerato il più vasto albero per volumetria del tronco e dei propri legni del pianeta, è alto 83.80 metri, 31 metri di circonferenza del tronco alla base, quasi 1.500 metri cubi di legname e 2.500 anni, ovvero l’essere vivente più vasto al di sopra della crosta terrestre. Se consideriamo anche l’underground i discorsi cambiano.

La storia dei nomi dei grandi alberi americani è molto interessante, per quanto concerne le sequoie californiane ne ho ricercata l’origine negli anni in cui lavoravo al libro Giona delle sequoie (Bompiani). Da quel che si attesta su diversi studi storici al nostro campione venne attribuito il nome di General Sherman nell’anno 1879, quando James Wolverton, pastore ed ex soldato della guerra civile (1861-1865) raggiunse queste foreste col suo gregge e gli affibiò il nome in onore del generale che aveva guidato alla vittoria degli stati antischiavisti.

 

Queste stesse terre vennero poi legalmente affidate ai membri di una comunità socialista e cooperativistica passata alla storia come Comunità di Kaweah (Kaweah Co-Operative Commonwealth Company of California Limited), guidata da Burnette G. Haskell e James J. Martin. Tra il 1887 ed il 1890, anno di dichiarazione della Giant Forest quale Parco nazionale, vi vissero diverse famiglie, ispirate al saggio-manifesto L’aggregazione socio-cooperativa nelle sue linee guida: una spiegazione del socialismo moderno composto dall’immigrato danese Laurence Gronlund, oggi a noi direi sconosciuto ma ben noto a questi aspiranti socialisti comunitari.

La California d’altronde aveva e ha una nutrita storia di esperienze ed esperimenti utopistici. Il denaro era bandito, i rapporti tra gli individui venivano governati da aiuto reciproco e assegni del tempo (time-checks), si praticavano attività sportive, esisteva una biblioteca e si stampava un giornale ad uso interno. Il grande albero venne nominato Karl Marx Tree e ci fa sorridere immaginare che il più vasto albero nella patria del capitalismo moderno possa essersi chiamato come l’autore del Manifesto del Partito Comunista.

Il 25 settembre 1890 veniva approvato lo Yosemite National Park Bill, firmato dal presidente Benjamin Harrison, il quale predisponeva la nascita di due parchi nazionali, il Sequoia National Park e lo Yosemite National Park; nel primo rientrano la Giant Forest e il General Grant National Park, oggi divenuto Kings Canyon National Park.

L’amministrazione statale, dipendente quindi dallo Stato della California lasciava spazio al governo nazionale, aggiungendo un grado di indipendenza e autonomia, finché nel 1905 non venne fondato un organismo di gestione delle riserve, e nel 1916 il National Park Service. Una delle conseguenze della nuova legge fu lo sgombero forzato dei membri della comunità, Haskell venne addirittura accusato di danni al patrimonio naturale e morì nel 1907, Martin invece, coriaceo, fondò altre comunità cooperativistiche in Canada nel 1912 e in Tasmania nel 1914.
Il cartello col nome Karl Marx Tree venne immediatamente deposto e ne venne issato un altro che recitava General Sherman Tree.
 

Tiziano Fratus vive in una casa davanti a un bosco. È autore di molti libri e medita.
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