Futuro sostenibile

Le 10 proposte per un Green Deal dal basso

Dai meccanismi per la trasparenza agli strumenti per la resilienza ai cambiamenti climatici di cui dotare i comuni alle politiche per ridurre l'impronta di carbonio nelle supply chain, dieci proposte per l'uso del Pnrr fatte dall'associazione Rinascimento Green
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Un punto esclamativo sospinto da un bel pacchetto di mischia: quel che ci vuole per una rivoluzione verde, o meglio un "rinascimento verde". Le hanno intitolate così, "10 idee per un Pnrr grandioso!", la serie di proposte in vista del G20 avanzate dall'associazione Rinascimento Green, iniziativa indipendente nata in Italia nel luglio 2019 e che ha lo scopo di unire pezzi della società civile per dare vita a un Green Deal dal basso, un percorso di partecipazione per un Italia che deve affrontare le sfide della crisi climatica e delle disuguaglianze sociali.
 
Come racconta Annalisa Corrado, ingegnera meccanica, ecologista, fra i portavoce di Rinascimento Green, "abbiamo messo su un bel pacchetto di mischia, vario, per provare a portare i temi ambientali e sociali all'attenzione di tutti". Il "pacchetto" include Green Italia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Fondazione Etica, Libera, 6000 sardine, Slow Food, Union of Justice, Legambiente, Arci e altri, associazioni e movimenti che hanno sottoscritto le dieci idee firmate Rinascimento Green per migliorare il Pnrr, piano nazionale di ripresa e resistenza.

Secondo l'associazione, "le organizzazioni della società civile firmatarie di questo documento, non considerano sufficienti i livelli di trasparenza e il coinvolgimento pubblico nel Pnrr" per questo "rischiamo che i progetti destinati alla transizione ecologica non siano in grado  di riflettere una visione trasformativa capace di azzerare le emissioni, che siano disaggregati, incoerenti" e "chiediamo al Governo e al Parlamento urgenti interventi rispetto al processo e ai metodi per aiutarci a sfruttare meglio questa opportunità".


Le dieci idee

Le dieci proposte avanzate da Rinascimento green iniziano con la necessità di "collaborare con la società civile per avere assemblee in ogni regione per aiutare a monitorare le priorità del Pnrr e un impegno per garantire che "gli ultimi "siano pienamente inclusi nel piano". E poi "garantire la trasparenza e la comunicazione pubblica intorno alle fasi del Pnrr", e ancora "creare un meccanismo specifico per il dialogo sociale e il monitoraggio della società civile sul Pnrr per garantire il raggiungimento degli obiettivi ambientali e sociali".
 
Inoltre chiedono ai leader della politica di "collaborare con la società civile per potenziare e dotare tutti i territori italiani degli strumenti di cui hanno bisogno per intensificare le misure locali di preparazione e resilienza ai cambiamenti climatici, a partire da una educazione intensiva e dalla prioritizzazione della pianificazione inclusiva a livello locale". Al quinto punto c'è l'esigenza di "elevare la qualità dell’informazione pubblica, approfondendo l'analisi tematica e scientifica secondo un approccio sistemico". Al sesto quella di  "vincolare la spesa del Recovery Fund in Italia e in Europa solo ad un'effettiva capacità di trasparenza, di spesa, e solo se c'è rendicontabilità civica".


 
Settimo passaggio è "definire politiche per ridurre al minimo la nostra impronta di carbonio e le violazioni dei diritti umani nelle nostre catene di approvvigionamento, nella politica commerciale ed economica, e nelle relazioni internazionali", a cui si unisce la richiesta di "interrompere qualunque finanziamento, esplorazione, investimento, autorizzazione, ricerca nella direzione delle fonti fossili, gas incluso e del nucleare".
 
Nono punto è l'idea di "incoraggiare la lotta ad ogni forma di infiltrazione mafiosa e corruttiva con particolare attenzione ai processi di produzione alimentare e di transizione ecologica". Infine, secondo l'associazione, è doveroso "aprire un dibattito sugli effetti internazionali del Pnrr, in particolare verso i paesi impoveriti, integrandolo nel piano di coerenza delle politiche che sarà prossimamente legato alla revisione della strategia per lo sviluppo sostenibile".


"Più partecipazione"

Annalisa Corrado spiega che l'idea di queste proposte, così come l'intero processo di Rinascimento green, è legata soprattutto alla volontà di allargare la partecipazione dal basso, unendo più forze. "L'alleanza che abbiamo creato, fatta di realtà diverse fra loro, va nella comune direzione di affrontare problemi che riguardano tutti noi. In tal senso, ci sentiamo tutti convocati. Insieme, abbiamo bisogno di aumentare la consapevolezza dei cittadini su questi temi, sulla crisi climatica, ecosistemica. Sono temi che non possiamo più delegare, perché non c'è più tempo. Ora deve essere la società civile a trainare il cambiamento e per questo servono nuove forme di democrazia e partecipazione, quello che stiamo cercando di fare e che chiediamo a chi porta avanti il Pnrr" spiega Annalisa Corrado. 


Come "faro", "dobbiamo sempre tenere in mente l'Agenda Onu 2030 ma per centrare gli obiettivi indicati  serve il coinvolgimento dei cittadini che devono diventare protagonisti. Oggi paghiamo un costo enorme per la non azione, per esempio per la transizione ecologica, che necessita di una accelerazione. L'italia è espostissima alla crisi climatica e non affrontarla sarebbe scellerato" sostiene l'ecologista. 

Infine, conclude sorridendo, è necessario "un impegno maggiore per preservare la biodiversità umana, per includere tutti nei processi decisionali. Per fare questo deve crescere la partecipazione, la trasparenza su come vengono spese le risorse pubbliche, una minore burocrazia e una maggiore riduzione delle disuguaglianze. Sono spunti che rilanciamo, per il G20 e per il Pnrr, e che speriamo vengano ascoltati".