Emergenza clima

Foreste, polmoni sotto sforzo. Abbiamo fatto in modo che gli alberi emettano CO2

L'allarme in un report internazionale: almeno 10 siti boschivi patrimonio dell'umanità, tra riscaldamento globale, perdita della biodiversità e incendi, stanno emettendo più di quanto immagazzinano
3 minuti di lettura

Da pozzi a fonti di CO2. Da meravigliosa risorsa per il Pianeta, grazie al loro ruolo nell'assorbimento di anidride carbonica, a fonti nette di emissioni a causa delle attività umane. Così si sono pericolosamente trasformate, per via delle nostre azioni, alcune delle più preziose foreste del mondo, riconosciute patrimonio mondiale dell'Unesco.

Polmoni verdi del mondo, ma sotto sforzo


Una nuova ricerca, realizzata da World Resources Institute, Iucn (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) e Unesco, racconta infatti che 10 siti patrimonio dell'umanità, aree protette come per esempio lo Yosemite negli Stati Uniti, la zona di Greater Blue Mountains in Australia o le foreste pluviali tropicali di Sumatra in Indonesia o ancora quelle della Repubblica Democratica del Congo, dal 2001 ad oggi hanno emesso più carbonio di quanto assorbito.

Il perché é dovuto alle attività dell'uomo o a una serie di concause, come la deforestazione, gli impatti della crisi climatica, oppure gli incendi. Fattori che hanno portato i siti patrimonio dell'umanità  a perdere in vent'anni 3,5 milioni di ettari di foresta, un'area più grande del Belgio.


Il problema, suggerisce la ricerca, è che le previsioni dicono che questa tendenza - per diversi siti protetti dall'Unesco - aumenterà nei prossimi decenni. In totale le foreste considerate patrimonio dall'Unesco comprendono un'area grande come il doppio della Germania, per dare un'idea, un gigantesco "pozzo" in teoria in grado di immagazzinare una quantità di anidride carbonica che può essere paragonata a quella legata alle riserve di petrolio del Kuwait. Purtroppo però, questo ruolo fondamentale, secondo i ricercatori in alcuni casi sta cambiando, con più gas serra emessi che assorbiti.

Parte dello studio è stata realizzata combinando i dati satellitari sulle condizioni delle foreste con le informazioni di monitoraggio dei vari siti, oltre ai dati sulle tonnellate di CO2 assorbite dalla biomassa e quelle rilasciate a causa delle pressioni antropiche.

Secondo Tales Carvalho Resende, uno degli autori dello studio, "ciò che sta accadendo a livello di siti del patrimonio mondiale è solo la punta dell'iceberg. Anche quelle che dovrebbero essere le aree migliori e più protette al mondo sono attualmente sotto pressione a causa del cambiamento climatico e non solo".

Così avviene che dalla Dominica alla Malesia, tra ondate di calore, aumento delle temperature, disboscamento per favorire l'agricoltura e soprattutto incendi boschivi, aumentano le emissioni di questi patrimoni. Fra gli altri, anche zone come la Riserva della Biosfera del Río Plátano in Honduras, il Waterton-Glacier International Peace Park in Canada, oppure Uvs Nuur in Russia e Mongolia registrano questa tendenza.

Per fortuna, anche se a partire dalla Cop26 di Glasgow, conferenza sul Clima delle Nazioni Unite, sarà fondamentale invertire la rotta della crisi climatica, la maggior parte dei siti e delle foreste sotto il bollino dell'Unesco svolgono ancora il loro prezioso contributo di assorbimento di anidride carbonica. Oltre ai 10 siti "trasformati", su altri 247 siti analizzati almeno 166 sono ancora considerabili "pozzi" netti, mentre 81 risultano neutri. In totale, le foreste patrimonio mondiale si stima che abbiano assorbito e immagazzinato 190 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno, pari circa alla metà delle emissioni annuali da combustibili fossili del Regno Unito.

Come detto, l'influenza dell'uomo - tra disboscamento, perdita di habitat e biodiversità - sta degradando parte di queste foreste rendendole meno efficaci nel loro fondamentale contributo e uno dei fattori che più incide su questa trasformazione è per esempio quello degli incendi.

"Alcuni siti si sono trasformati in fonti di emissioni a causa di uno o due incendi così intensi da rappresentare le emissioni annuali di molti Paesi del mondo" continua Carvalho Resende. "È un circolo vizioso. Con il riscaldamento globale hai più incendi. Con più incendi, c'è più CO2. Più CO2 significa che le temperature continuano ad aumentare". Inoltre, sottolineano gli esperti, in questo contesto c'è anche l'impatto di fenomeni meteo estremi, come per esempio l'uragano Maria che ha distrutto circa il 20% della copertura forestale nel Parco Nazionale Morne Trois Pitons, in Dominica, nel 2017.

Per evitare che altre foreste si trasformino da pozzi a fonti di emissioni, come avvenuto negli ultimi 20 anni, gli esperti raccomandano più azioni decisive per evitare l'innalzamento delle temperature, per proteggere la natura e la biodiversità. Appelli che fanno eco alle tante richieste avanzate da scienziati, ambientalisti e società civile in vista della Cop26.
 
Come ha ricordato Elena Osipova dell'Unione internazionale per la conservazione della natura, l'aver modificato alcuni  siti al punto da trasformarli in fonti di CO2 "è inquietante. Dovremmo davvero rafforzare la protezione di questi posti ed evidenziare la loro importanza per la mitigazione e l'adattamento al clima, in modo che non accada in altri luoghi in futuro".