Energia

La prima "Valle a idrogeno" in Ue mette radici fra le due Gorizie

L'obiettivo è sviluppare filiere green per la produzione industriale e l'autotrasporto
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Sarà la prima "Valle ad idrogeno" transfrontaliera d'Europa, è nata il 24 novembre simbolicamente tra le due Gorizie, in piazza Transalpina, coinvolge l'Italia con il Friuli Venezia Giulia, la Slovenia e la Croazia, ed è stata battezzata dalla stessa struttura europea che promuove la transizione energetica verso l'idrogeno, Fch-Ju (che fa parte della Commissione Ue), presente con il suo direttore esecutivo, Bart Biebuyck. Una partecipazione "pesante" quella del direttore che non ha nascosto entusiasmo per questo progetto "strategico e completamente europeo nel cuore dell'Europa".

Ci sono solo una ventina di progetti in Europa di Hydrogen Valley, due soli quelli che stanno partendo, in Olanda e a Majorca, altri due in Regno Unito, e l'obiettivo è quello di cavalcare la transizione green creando filiere dell'idrogeno che combinino produzione industriale, infrastrutture di distribuzione (reti di approvvigionamento, stazioni di rifornimento) e utilizzo da parte dei cittadini nella mobilità o nel consumo energetico casalingo. Ora alle altre valley si aggiunge quella nata tra le due Gorizie, il nome esatto è North Adriatic cross-border Hydrogen Valley e gode, oltre che della benedizione Ue, anche di quella degli stati protagonisti.


Lo ha ribadito ieri il segretario di Stato del Ministero delle infrastrutture della Repubblica di Slovenia Blaz Kosorok: "Vogliamo un futuro più sostenibile grazie alla transizione energetica green -  ha spiegato - e questi passi non si possono fare senza una collaborazione tra vicini. Uno sforzo comune per realizzare nuove iniziative che sviluppino l'economia verde e nuovi vettori energetici dove l'idrogeno sarà protagonista" .

La sfida dell'idrogeno


Il 24 novembre non c'è stata alcuna firma, non c'è stato per ora alcun protocollo, ma soltanto un atto politico: a giorni seguirà la formazione di un tavolo tecnico con le indicazioni operative fornite dalla stessa direzione Fch-Ju. Gli indirizzi tecnici, ma soprattutto le prime idee di progetto sono state sviluppate prima dell'evento alla transalpina nel summit che si è tenuto a Nova Gorica e che ha visto tra i protagonisti l'Università di Trieste con il professor Rodolfo Taccani (del dipartimento di Ingegneria, delegato per il Trasferimento tecnologico e rapporti con le imprese dell'Ateneo) che sarà uno dei "registi" del tavolo operativo. Tra gli invitati anche Wartsila di Trieste che ha già avviato alcuni progetti di ricerca avanzata sull'idrogeno per i motori e la Fincantieri.

A inizio mattinata la simbolica inaugurazione della prima stazione di rifornimento di idrogeno in Slovenia, ad Anhovo nel cementificio Salonit. Una realtà che ha bisogno di un sacco di energia per la produzione, che potrebbe usare idrogeno mescolato a gas per ora (poi nel futuro solo idrogeno) e utilizzare quello che avanza per rifornire i Tir per una logistica ad impatto zero. Per ora ci sono solo poche bombole di idrogeno ad Anhovo e non ci sono ancora camion in grado di utilizzarlo e viaggiare a emissioni zero: tutto è in fase sperimentale. Una prima pietra delle fondamenta della Hydrogen valley, la seconda, in stadio più avanzato è quella della Wartsila a Trieste.

"Il Friuli Venezia Giulia è pronto a fare la sua parte per la migliore riuscita di un progetto ambizioso come quello per la creazione della North Adriatic cross-border Hydrogen Valley - ha detto l'assessore regionale alla cultura Sebastiano Callari (al posto del presidente Massimiliano Fedriga impegnato a un tavolo con il governo) - che ci consente di sfruttare la nostra posizione al centro dell'Europa e la vocazione alla collaborazione internazionale per dare corpo alla transizione ecologica e alla de-carbonizzazione". L'ultimo appoggio politico al progetto quello del segretario di Stato del ministero dell'Economia e sviluppo sostenibile della Repubblica di Croazia, Ivo Milatic: "Senza l'idrogeno è impensabile uno sviluppo sostenibile del nostro sistema dei trasporti, ma anche quello della produzione industriale che ha bisogno di energia che dovrà essere verde. Siamo completamente dedicati a questo progetto".

 

Questo articolo è stato pubblicato il 25 novembre su Il Piccolo