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Caldo estremo in montagna, lo zero termico a 4800 metri

Sulla Marmolada 10° nelle prime ore del mattino, 5° oltre i 4500 metri sul Monte Rosa. Ghiacciai osservati speciali ad alta quota per le ondate di caldo che hanno investito l'Europa
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In questi giorni bollenti lo zero termico è arrivato a sfiorare i 5000 metri d'altezza. Un dato inquietante che restituisce la gravità di una situazione critica in una torrida Europa stretta tra incendi, ondate di calore, centinaia di città che superano i 40° - persino in Gran Bretagna - e rischi in costante aumento per la salute pubblica.

Cos'è lo zero termico

Per zero termico si intende solitamente il dato meteo che indica l'altitudine alla quale la temperatura nella libera atmosfera è di zero gradi: il cambio della circolazione e l'anticiclone africano che sta contribuendo all'ondata di calore che dovrebbe colpire l'Europa ancora per una settimana hanno portato a collocare lo zero termico sempre più in alto, anche oltre i 4809 metri di altezza del Monte Bianco. Una quota tale che ha portato a coniare l'appellativo "Apocalisse4800" per descrivere le condizioni di caldo estremo su tutta l'Europa, in particolare sulle montagne. Con picchi di calore estremi previsti per giovedì 21 luglio quello che si configura è infatti uno scenario sempre più complesso per i monti, a partire dai ghiacciai osservati speciali.

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Dopo la tragedia della Marmolada che ha portato a 11 vittime, i nuovi piccoli distacchi e i video che mostrano le condizioni precarie dell'Adamello dove ormai scorrono fiumi d'acqua, oggi diverse delle principali vette dell'arco alpino sono risultate sotto stress a causa del caldo estremo. A preoccupare c'è per esempio il Plateau Rosa, al confine tra l'Italia e la Svizzera e a una quota superiore ai 3.500 metri: si stanno creando crepacci e fiumi d'acqua a causa dello scioglimento della neve.

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Le temperature in alta quota

Mentre anche la Marmolada continua a essere "bollente" (già 10 gradi nelle prime ore del mattino), indicazioni inquietanti arrivano dal rifugio più alto d'Europa, Capanna Margherita che si trova a 4556 metri sul massiccio del Monte Rosa. Oggi alle 13.30 il termometro della stazione della Capanna indicava 5 gradi.


Nelle scorse ore al Sestriere a quota 2000 metri il termometro toccava i 25 gradi, mentre ancora più in basso a circa mille metri a Oulx, nel torinese, la colonnina indicava 32 gradi. Sono temperature decisamente elevate che descrivono una situazione drammatica per una montagna che già registra almeno il 60% di neve caduta in meno rispetto allo scorso anno.

In Francia chiuse le alte via al Monte Bianco

Altrove, in Europa, l'ondata di calore sui Pirenei ha fatto registrare nel Principato di Andorra i 38,7° a 900 metri d'altezza. Dalla Francia nel frattempo arrivano una serie di avvertimenti che riguardano il Monte Bianco. La società di soccorso alpino, La Chamoniarde, ha diramato un avviso sulla precarietà di alcune vie francesi di accesso alla montagna a causa del caldo estremo, incoraggiando gli alpinisti a prestare la massima attenzione.

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Mentre sul lato italiano il Rifugio Gonella è già chiuso perché rimasto senza acqua, altre vie come la Voie des Trois Monts preoccupano per alcuni crepacci pericolosi. "Le condizioni dei ghiacciai e delle vie di neve/misto continuano a degradarsi a grande velocità. Si vede un inizio di intensificazione della caduta sassi e frane..." scrive La Chamoniarde.

Agli escursionisti: "Attenzione al caldo"

Nel frattempo in Lombardia il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico è dovuto intervenire a più riprese per aiutare escursionisti in difficoltà e ha ricordato "in giornate così calde di evitare di affrontare salite troppo impegnative, soprattutto sui versanti più esposti al sole e dove non c'è acqua. I pericoli dovuti al caldo, quali i colpi di calore e gli sfinimenti, possono risultare fatali in ambiente impervio".

Stesso appello anche dal Cai dell'Alto Adige che richiede la massima prudenza in diverse zone attualmente pericolose: oltre alla Marmolada particolare attenzione anche la via normale dell'Ortles. il Gran Zebrù e il Cevedale.