Lo scienziato

Antonio Navarra: "Le tante firme per il clima un riconoscimento per la ricerca scientifica"

Antonio Navarra: "Le tante firme per il clima un riconoscimento per la ricerca scientifica"
Il fisico e presidente del Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici è tra i primi firmatari della lettera appello: "Ora la politica non può ignorare il problema climatico  in qualunque settore"
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“Non me lo aspettavo, ma ora che è accaduto non ne sono poi così stupito”. Il fisico Antonio Navarra insegna all’Università di Bologna ed è il presidente del Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici. È uno dei primi firmatari dell’appello degli scienziati alla politica perché metta il riscaldamento globale al centro della campagna elettorale. Una lettera che ha dato vita alla petizione “Un voto per il clima” lanciata da Green&Blue”.

Professor Navarra, immaginava che il vostro documento raccogliesse più di 100mila adesioni in una settimana?

“Non me lo aspettavo, ma non sono un esperto di petizioni. Tuttavia avevo percepito che la questione climatica stava assumendo una importanza crescente per l’opinione pubblica. Per questo, le 100mila adesioni non mi sorprendono più di tanto”.

Lo trova un segnale importante?

“Io ne sono molto contento, perché vuol dire che le persone riconoscono il valore della ricerca scientifica, e quindi anche il valore delle informazioni che noi faticosamente cerchiamo di mettere assieme. Certe volte rischia di passare il messaggio sbagliato, cioè che sul clima si sappia ormai tutto quello che c’era da sapere e che si tratta solo di implementare soluzioni. Ma non è così: abbiamo fatto progressi enormi, però ci sono un tante cose che ancora dobbiamo capire e che potranno essere utili per la definizione di politiche climatiche efficaci”.

Questa mobilitazione costringerà i partiti italiani a cimentarsi con l’emergenza climatica?

“Non so rispondere, perché la politica italiana è spesso imperscrutabile. In ogni caso sarà molto difficile ignorare il problema climatico nella definizione delle politiche, qualunque settore esse riguardino. E sarà una questione difficilmente eludibile da chiunque, dopo le elezioni, si troverà a prendere decisioni. Basti pensare alla questione energetica che, come abbiamo visto in queste settimane, ha risvolti fondamentali sulla sicurezza nazionale. Alla fine si capirà che il tipo di transizione che fa bene al clima fa bene pure al Paese”.

Eppure a livello locale la politica sembra averne già preso coscienza: all’appello hanno aderito molti sindaci di importanti città italiane.

“È l’altro aspetto importante della petizione. Queste operazioni servono a creare una consapevolezza generale che poi si traduce in un consenso alle politiche e in una spinta alla realizzazione delle misure migliori. L’emergenza climatica è spesso percepita come lontana, nello spazio e nel tempo: è una roba planetaria, che riguarda le relazioni internazionali. E in effetti per ridurre le emissioni di CO2 bisogna mettere d’accordo tutte le nazioni del mondo. Però c’è un altro aspetto, quello dell’adattamento, delle misure per ridurre i danni del cambiamento climatico, e questo ha una valenza molto più locale, perché si tratta di misure e politiche che devono essere realizzate dalle singole comunità, dalle città, dalle regioni. In questo senso la firma dei sindaci è cruciale”. 

I suoi colleghi climatologi cosa pensano delle 100mila firme?

“Siamo tutti molto contenti. Ma sarebbe ancora più interessante se questo successo portasse alla definizione di un Programma nazionale di ricerca sul clima, che in Italia non esiste in modo organizzato. È importante finanziare in modo continuativo la ricerca in questo settore, anche per dare una prospettiva di carriera concreta ai giovani scienziati di cui abbiamo grandissimo bisogno: in questo momento il nostro settore soffre di una carenza di personale drammatica”.

Saranno le prime elezioni politiche in cui andrà alle urne la “generazione Greta”: le giovanissime e i giovanissimi potranno cambiare le sorti del voto?

“Non so come voteranno. Però quando li incontro nelle scuole o nelle università vedo che hanno una sensibilità assai diversa rispetto alle generazioni più anziane. Sono molto informati, sono al centro delle notizie, e per questo si rendono conto di come il loro futuro dipenda dalla questione climatica. Per loro è un problema centrale. E lo rimarrà per tutta la loro vita”.