Smart government: "I piccoli comuni non siano lasciati indietro"

Francesco Calzavara, assessore alla Programmazione, bilancio, e-government e agenda digitale della Regione Veneto: "Noi, prima regione d’Italia per numero di pagamenti digitali attraverso la piattaforma PagoPA"
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Soluzioni che attraverso applicazioni digitali possano migliorare i servizi al cittadino, piattaforme di accesso che abilitano un dialogo più efficace tra Pubblica Amministrazione e utenti. La PA si prepara alla grande trasformazione digitale potendo contare sugli ingenti investimenti previsti dal PNRR. Ma come si coinvolgono i territori che sono rimasti indietro, soprattutto i piccoli comuni, vera ossatura del Paese? Di questo si è discusso a Smart Government Forum, la seconda tappa di City Vision, l’evento ideato da Fiera di Padova e Blum dedicato al futuro delle città intelligenti.

Al centro del dibattito storie di pubblica amministrazione che diventa smart. In particolare, nel panel intitolato “Smart Government, dalle parole ai fatti” sono stati presentati esempi concreti e casi di successo, dalla viva voce degli amministratori locali. Indicativa l’esperienza della Regione del Veneto, oggi prima regione d’Italia per numero di pagamenti digitali attraverso la piattaforma PagoPA: «Per noi è stato fondamentale riuscire ad intercettare, grazie anche alla collaborazione con Anci Veneto, i 3,5 milioni di euro del Fondo Innovazione. E il 97% delle 563 amministrazioni comunali venete ha risposto al bando» ha spiegato Francesco Calzavara, assessore alla Programmazione, bilancio, e-government e agenda digitale della Regione Veneto. «Un segnale tangibile che dimostra, con i fatti e con i numeri, l’importanza del digitale nel rapporto tra amministrazioni locali e cittadini, per favorire l’accesso ai servizi pubblici online». Con questi fondi la quasi la totalità delle amministrazioni comunali regionali potrà realizzare investimenti importanti in campo digitale, promuovere la diffusione delle piattaforme abilitanti come Spid, PagoPA e dell’App IO utilizzando infrastrutture digitali regionali messe a disposizione del territorio.

Ma come si supera la tradizionale frammentazione delle tante piccole realtà locali del Paese? Alcuni piccoli comuni della costa adriatica abruzzese hanno unito le forze, superando resistenze e interessi locali. «Abbiamo creato una ATS, associazione temporanea di scopo, per mettere in rete le nostre città» ha spiegato Pamela Giancola, assessore ai lavori pubblici del Comune di Silvi (Capofila ATS Città della Costa). «Per rendere smart le nostre città servivano strategie condivise, e mettere insieme le infrastrutture materiali e il capitale umano. Siamo riusciti a farlo su progetti dedicati alla mobilità sostenibile, incentivando l’utilizzo della bicicletta con un monitoraggio via App e un sistema di bike sharing su area vasta». Anche Palermo ha fatto passi avanti verso un futuro da città smart. «Abbiamo investito sull’infrastruttura digitale, con i lavori sulla fibra iniziati già nel 2017, e ora Palermo è la città con l’estensione più elevata del paese insieme a Milano. Ma entro il 2021 avremo anche 500 nuove postazioni wi-fi, e altre 500 entro il 2022» ha spiegato Paolo Petralia Camassa, assessore alle Politiche Giovanili, sport, innovazione del Comune di Palermo.

Ora la vera sfida sarà quella di utilizzare al meglio le risorse del PNRR, soprattutto per superare il digital divide. Ma la richiesta che viene dagli enti locali è quella di un maggiore coinvolgimento. Roberta Cocco, assessora alla Trasformazione digitale e servizi civici del Comune di Milano, è stata chiamata dal ministro Colao a coordinare un tavolo dei territori per la transizione digitale «Il dialogo con i territori è stato debole negli ultimi anni – ha sottolineato - Ma ora la scelta del ministro di creare questo tavolo rappresenta un segnale molto importante». «Bisogna avere la capacità di realizzare progetti e di renderli subito disponibili alla cittadinanza» ha aggiunto l’assessore Calzavara. «Si rischia di avere grandi progetti che poi non arrivano a terra. Speriamo che in una fase successiva ci sia più coinvolgimento delle Regioni nei progetti del PNRR, perché sono loro che sanno come spendere bene i soldi e rendicontarli».