Emergenza clima

Oceani più caldi e salati: così il mare assorbe il calore e la corrente del Golfo rallenta

Negli ultimi vent'anni i mari hanno assorbito il doppio del calore dall'era industriale. Le temperature salgono insieme alla salinità. Uno studio della Princeton University fa luce sul fenomeno legato ai cambiamenti climatici

2 minuti di lettura

Gli oceani del Pianeta hanno raddoppiato in due decenni la quantità di calore assorbita rispetto all'era industriale e la temperatura media globale dell’oceano nel 2020 ha battuto ogni record. I cinque anni più caldi mai registrati si sono verificati tutti a partire dal 2015, come per l'atmosfera. Lo strato dell’oceano tra la superficie e i 2.000 metri di profondità ha assorbito 20 Zettajoule (mille miliardi di miliardi di joule) di calore rispetto all’anno precedente, equivalenti al calore prodotto da un miliardo di condizionatori in funzione giorno e notte per un anno intero.

Non è un caso: gli oceani svolgono un ruolo molto importante perché assorbono il calore provocato dal riscaldamento globale. Hanno iniziato svolgere questo compito dagli anni Cinquanta. Oltre il 90% dell'energia atmosferica viene sequestrato dall'oceano. L'oceano in sostanza sta faticosamente cercando di mantenere un equilibrio, nonostante l'uomo continui ad alterarlo. Probabilmente si assesterà a una temperatura ben più alta con non poche conseguenze: si modificano infatti le reti alimentari, e gli animali acquatici potrebbero essere danneggiati.

Secondo uno studio pubblicato su Nature Climate change l'aumento di temperatura oceanica sta creando anche altre modificazioni. Sta facendo infatti aumentare la salinità dell'acqua, un fenomeno che a sua volta fa  in modo che altro calore venga assorbito. In pratica il cambiamento climatico, tramite la salificazione dell'acqua fa in modo che l'effetto venga in qualche modo bilanciato e calmierato. Se questo meccanismo non fosse presente, la temperatura sarebbe cresciuta di 0,4 °C. Condotta da ricercatori della Princeton University, la ricerca ha trovato che la maggior parte del calore viene catturata dal Pacifico meridionale e dalle regioni tropicali e subtropicali dell'Atlantico, dove l'incremento di sale raggiunge le percentuali più alte. L'Atlantico preleva il 54 di tutto l'incremento di calore e diventa più salato nella parte più nord tropicale.

Il sale modifica anche la distribuzione verticale del calore, spostandolo verso le parti più profonde. Per questo motivo quelle superficiali, che restano più fresche, sono in grado di assimilarne altro. Ma anche questa distribuzione salina rivela un continuo adattamento  e la ricerca di un nuovo punto di stabilità, per cercare di moderare la perturbazione che si sta verificando. La fascia intermedia, quella che si trova tra 700 e 2 mila metri di profondità, acquisisce più calore degli altri strati, mentre il sale resta nei primi mille metri.


C'è però anche un altro contraccolpo. È inevitabile che questo riequilibrio abbia effetto anche sulle correnti oceaniche che favoriscono lo scambio termico tra le varie masse d'acqua. In particolare è coinvolta la Amoc, la circolazione atlantica di cui fa parte anche la corrente del Golfo. Il suo indebolimento, proprio in funzione dell'aumento delle concentrazioni di anidride carbonica, era già stato notato. Gli studiosi confermano che questo sta avvenendo e viene ulteriormente spinto dalla modificazione di calore e sale, che porta a rallentare il trasporto verso nord di acqua tiepida. Ma è proprio questa maggiore lentezza che potrebbe cambiare drasticamente il clima dell'Europa del nord. Gli scenari prevedono che le stagioni temperate che si verificano in Inghilterra, Danimarca, nord della Francia, diventeranno molto più fredde.