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Nubi nero carbone su Cop26. L'India: "Continueremo a estrarlo"

Arabia Saudita, Giappone, Australia e India tra gli Stati che chiedono alle Nazioni Unite di depennare dall'elenco delle azioni da intraprendere con urgenza l'obbligo di abbandonare i combustibili fossili

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Nubi nere si addensano sopra Glasgow, la città della Scozia che tra pochi giorni ospiterà la Cop26. Un'autentica lobby sarebbe all'opera per remare contro il buon esito della conferenza Onu, durante la quale si dovrebbe mettere a punto un'agenda comune per contrastare il cambiamento climatico. A confermare il sospetto è una fuga di notizie intercettata da "Unearthed", la squadra di giornalisti investigativi di Greenpeace Regno Unito, che ha passato i documenti alla Bbc: si tratta di oltre 32 mila osservazioni presentate da governi e aziende agli scienziati incaricati di redigere un rapporto sullo stato di salute del pianeta e sulle soluzioni da adottare in vista del vertice.

Arabia Saudita, Giappone, Australia e India sono tra gli Stati che chiedono alle Nazioni Unite di depennare dall'elenco delle azioni da intraprendere con urgenza l'obbligo di abbandonare i combustibili fossili. Ma c'è anche chi mette in dubbio il dovere di finanziare le nazioni più povere per sostenerne la transizione ecologica e chi respinge le raccomandazioni sulla necessità di tagliare le emissioni di gas serra per contenere il riscaldamento globale.

L'India, in particolare, non intende rinunciare al carbone: ne è il secondo consumatore mondiale e con esso alimenta più del 70% del suo sistema energetico. Il problema è che l'India è pure il terzo produttore di anidride carbonica, dopo Cina e Usa. E le due cose sono collegate. Ecco perché le autorità locali puntano su energie rinnovabili e nucleare, ponendosi l'obiettivo di coprire il 40% della capacità elettrica installata con fonti pulite entro il 2030. Un traguardo che, secondo il Climate Action Tracker, non è irraggiungibile: si stima che da qui alla fine del decennio le emissioni indiane si dimezzeranno rispetto ai livelli del 2005, superando la soglia prevista del 35% in meno.

Tutto bene, quindi? Non proprio.

"Nonostante l'espansione del settore delle rinnovabili, è probabile che il carbone rimanga il pilastro su cui si poggerà la produzione di energia nei prossimi decenni per supportare la crescita economica del Paese", afferma un ricercatore dell'India's Central Institute of Mining and Fuel Research nei documenti diffusi dalla testata britannica. L'India, inoltre, deve ancora spiegare come riuscirà a ottenere il cosiddetto "zero netto" e quando pensa di farlo.

Altri grandi utilizzatori di combustibili fossili - come, appunto, Arabia Saudita, Cina o Australia, così come l'Opec, l'organizzazione delle potenze petrolifere - spiegano nelle relazioni inviate agli scienziati di voler investire in moderne e costose tecnologie per la cattura e lo stoccaggio della CO2; in tal modo, potrebbero continuare a far funzionare centrali elettriche e determinati comparti industriali abbattendo comunque le emissioni inquinanti.

In pratica, i contributi forniti dai singoli Stati dovrebbero migliorare e arricchire i contenuti del rapporto, che costituirà la base dei negoziati della Cop26 (report di valutazione come questo sono preparati e aggiornati ciclicamente dall'Ipcc, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico dell'Onu). Il rischio, però, è che paralizzino il processo decisionale, rivelando ancora una volta la sottovalutazione dell'emergenza climatica e l'intenzione di anteporre i rispettivi interessi economici alla salvezza di tutti.