L'intervista

Dimitri Caudrelier (Quantis): "I cosmetici devono diventare verdi. Ecco come"

Il Ceo della società di consulenza sulla sostenibilità: "Serve un link tra scienza ambientale e settore cosmetico. Lavoriamo su definizione degli standard e cambiamenti dei criteri di produzione in tutte le fasi della supply chain"

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"Noi vogliamo creare un link fra la scienza della sostenibilità ambientale, in un momento cruciale per il cambiamento climatico, e il business del vasto e composito settore cosmetico". Dimitri Caudrelier, francese, amministratore delegato della Quantis, è giunto a Glasgow, dove da domenica prenderà parte ai lavori della conferenza Cop26, proveniente da Milano dove ha presieduto una delle conferenze preparatorie, concentrata sulle potenzialità di uno dei settori potenzialmente più impegnato sul fronte della tutela ambientale. "Abbiamo perso almeno cinque anni - avverte Caudrelier - e ora dobbiamo assolutamente affrettare i tempi se vogliamo essere puntuali all'appuntamento con gli accordi di Parigi e anche con le anticipazioni volute dall'Europa".

Che cos'è Quantis?

"Sostanzialmente siamo una società di consulenza che accompagna le società clienti, in questo caso del settore cosmetico, in tutte le tappe del percorso di sostenibilità ambientale, dall'analisi alla definizione degli obiettivi fino all'implementazione di soluzioni efficaci, praticabili, condivise e durature. In poche parole, i nostri esperti sono in grado di trasformare le più pertinenti evidenze scientifiche in strumenti operativi al servizio del business. I nostri team definiscono strategie resilienti, basate su metriche affidabili, omogenee e coerenti, progettano strumenti ad hoc e tratteggiano comunicazioni credibili per aiutare le aziende in questa cruciale fase".

Lei ha appena accennato alle "metriche", ma nella cosmetica manca uno standard riconosciuto per i cambiamenti da apportare a produzione, impacchettamento e distribuzione dei prodotti...

"È vero, non esistono regole comuni per misurare le performance ambientali dei prodotti e, in definitiva, informare per supportare le decisioni di acquisto. Proprio per questo diamo il nostro appoggio a un consorzio, appena costituito, che riunisce i principali marchi del settore: Lvmh, L'Oreal, Unilever, Henkel, Natura e così via. I principali gruppi della cosmetica lavoreranno insieme: oltre a promuovere una serie di iniziative, sono in contatto diretto con molti Ceo di questi gruppi, chiedendo (e ottenendo) il loro personale e cogente impegno e intanto capire insieme le difficoltà che devono attraversare. Una garanzia che solo i massimi dirigenti di ogni azienda possono dare".

Ora che farete?

"Appunto, procederemo sul doppio binario parallelo della definizione degli standard, agendo in stretta collaborazione con la commissione di Bruxelles, e dei cambiamenti veri e propri dei criteri produttivi e commerciali. Mi creda: i consumatori sono alla ricerca di trasparenza e di prodotti che abbiano un impatto positivo sul nostro pianeta e sulla società. La sostenibilità non è più una tendenza, è il vincolo per operare. Perciò è importante la nostra presenza e il nostro coordinamento: Quantis ha sedi in Francia, Germania, Svizzera, Stati Uniti e Italia e può vantare un portafoglio clienti diversificato che comprende organismi internazionali, società multinazionali e realtà locali. Siamo quindi attrezzati per aiutare le aziende della bellezza ad affrontare le principali questioni ambientali e costruire business sostenibili e resilienti, e intanto per redigere con l'Ue standard precisi e innovativi in modo analogo a quello che è il Product Environmental Footprint per il settore moda. Come dicevo, siamo già in ritardo e dobbiamo recuperare in fretta".

In quale fase della supply chain ritiene che ci siano i principali margini di miglioramento?

"In tutti. Prendiamo il packaging: è urgente "ecodisegnarlo" in termini di riciclabilità e intanto educare i consumatori a una nuova sensibilità per apprezzarne le modifiche. Ma anche molto più a monte, nella produzione vera e propria e nella scelta degli 'ingredienti' si può fare una selezione attenta evitando sprechi, danni all'ambiente e limitando per esempio i consumi di acqua e naturalmente le emissioni di CO2. La Persistence Market Research prevede che le vendite globali di prodotti di bellezza naturali e biologici raddoppierà: da 11 miliardi di dollari nel 2016 a 21,8 miliardi nel 2024. Ma attenzione alle trappole: 'naturalità' per esempio non è un indicatore accurato delle performance di sostenibilità di un prodotto e questa affermazione semplifica eccessivamente la questione. Dobbiamo tenere in considerazione un aspetto essenziale: la storia degli ingredienti. Il vero fattore determinante delle prestazioni ambientali di un prodotto è il suo impatto lungo l'intero ciclo di vita, dalla produzione e l'approvvigionamento degli ingredienti all'utilizzo, fino a fine vita. Gli ingredienti naturali possono avere un elevato impatto in termini di emissioni, uso del suolo, acqua e altro ancora, soprattutto quando sono necessarie risorse significative per produrre una quantità di prodotto molto piccola. In questi casi, i materiali sintetici possono offrire un'alternativa con minore impatto, senza compromettere la qualità".

Un esempio pratico?

"Considerando il solo impatto sul cambiamento climatico, la glicerina naturale derivata dall'olio di colza europeo sembrerebbe essere la scelta più sostenibile; tuttavia, se si considera l'uso del suolo, la bilancia pende a favore della glicerina sintetica".