Le cuoche combattenti: “Nel nostro laboratorio di bontà per rinascere dopo la violenza”

A Palermo il progetto di Nicoletta Cosentino, ex vittima di abusi che ora aiuta altre donne ed è stata insignita di un’onorificenza dal presidente della Repubblica: «A Mattarella chiederò di chiamarmi cavaliera»
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Nel laboratorio di Palermo tritano e cuociono delizie siciliane: pesto di melanzane, confettura di cipolle rosse, dolcetti di pistacchi e mandorle. Poi li confezionano apponendo su ciascuna un’etichetta parlante con un messaggio di incoraggiamento o contro la violenza sulle donne e gli stereotipi di genere che ancora impastano la nostra cultura. Messaggi che, su bottiglie e vasetti, entrano nelle case di chi magari cerca di trovare il coraggio per dire basta. «Chi viene in bottega sceglie il prodotto anche in base al messaggio, è successo pochi giorni fa a una mamma che voleva aiutare sua figlia e a una ragazza che voleva incoraggiare la sorella» spiega Nicoletta Cosentino, 49 anni, ideatrice del progetto di imprenditoria sociale Cuoche combattenti, che ha come obiettivo l’emancipazione economica, e non solo, di donne vittime di violenza di genere.

Piccoli e grandi (le Minne combattenti) dolcetti di pasta di mandorle e pasta di pistacchio realizzati dalle Cuoche

 

Un progetto che è piaciuto anche al Capo dello Stato, che pochi mesi fa ha insignito Cosentino del titolo di cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. «Quando ho ricevuto la chiamata del Quirinale non potevo crederci - racconta -. Sono sorpresa e onorata». La cerimonia di conferimento dell’onorificenza ancora non c’è stata ma Cosentino sa già cosa vorrebbe chiedere al presidente Sergio Mattarella: «Tra le 36 persone insignite di questo titolo molte sono donne. Vorrei chiedere al presidente di declinare l’onorificenza al femminile, di chiamare me e le altre donne cavaliera, e non cavaliere». Una scelta all’opposto di quella di Beatrice Venezi, che a Sanremo ha detto, scatenando polemiche, di voler essere chiamata «direttore e non direttrice» d’orchestra: «Un’affermazione che ci ha fatto fare un pesante balzo all’indietro» commenta la fondatrice delle Cuoche combattenti. 

Nicoletta Cosentino nel laboratorio

 

Cosentino lavora con e per le donne. Vittima di abusi psicologici a sua volta durante un lungo matrimonio, è rinata grazie all’aiuto del centro antiviolenza Le Onde Onlus di Palermo, che le ha offerto un tirocinio in campo gastronomico, la sua passione, e nel 2019 ha lanciato l’iniziativa delle Cuoche combattenti, un laboratorio di produzione alimentare per dare una possibilità di riscatto ad altre vittime. «Le donne hanno bisogno di incoraggiamento e spesso non lo ricevono mai. Io tutto quello che ho fatto l’ho fatto perché sono stata incoraggiata da donne che hanno creduto in me quando io ancora non lo facevo».

I dolcetti realizzati con prodotti siciliani

 

A lavorare con lei, tra laboratorio e bottega, ora sono altre tre donne: Joy, nigeriana, Tima, albanese, e una terza che preferisce non comparire. Donne a cui viene insegnato un mestiere e a cui viene dato un fondamentale reddito personale. «In occasione dell’8 marzo e del 25 novembre, la Giornata contro la violenza sulle donne, gli ordini crescono e ci portano linfa vitale - sottolinea senza nascondere le difficoltà, soprattutto durante la pandemia -. Ora siamo contente di questa campagna ideata da SumUp, che in occasione della Giornata della donna ha lanciato #8marzodiSumUp, iniziativa rivolta fino a domenica a mezzanotte a tutte le donne che hanno un progetto imprenditoriale. Nella campagna su Instagram raccontano in piccoli video la propria avventura imprenditoriale e per ogni storia raccontata SumUp dona a noi 5 euro».

Tima, Nicoletta e Joy

 

La bottega e il laboratorio delle Cuoche combattenti, sempre supportati dal centro antiviolenza palermitano, sono diventati un luogo d’incontro: «Tante donne vengono e mi raccontano la loro storia, forse perché io per prima l’ho fatto, raccontando le violenze psicologiche che avevo subito dal mio ex marito e chiedendo aiuto a un centro. La violenza psicologica è una spirale in cui si scivola lentamente, spesso senza accorgersi - racconta Nicoletta Cosentino -. Un campanello d’allarme? La paura. Se si ha paura del tuo compagno non è un conflitto ma un abuso. Se hai paura devi andartene. E iniziare un percorso perché denunciare è fondamentale ma non basta, secondo me serve anche un percorso, emotivamente faticoso e lento, per liberarti dei meccanismi mentali di subalternità in cui siamo invischiati». Oggi c’è più «consapevolezza - osserva -. La situazione delle donne non sta peggiorando rispetto al passato ma è un momento delicato. Così come il momento più pericoloso per una donna è quando in una relazione violenta decide di andarsene, oggi che le donne alzano la voce e fanno rete c’è una risposta violenta. Ma noi, come recita l’etichetta che più mi piace, non dobbiamo avere “Mai più paura, mai più stare in silenzio, non siamo vittime ma combattenti!”».

I messaggi sulle conserve