Torino, dai grissini al bunet quattro secoli di gusto

Il Bicierin è uno dei dolci più tipici di Torino 
Capitale del palato, nella città sabauda sono nati dolci eccellenti quali il gianduiotto, lo zabaione e il bicerin
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Prima capitale d’Italia Torino è anche capitale del gusto. Il motivo di questa unicità gastronomica è da ricercarsi nella sua storia. Per secoli Torino è stata capitale di un ducato (e poi di un regno) e ha avuto la necessità di soddisfare esigenze alimentari legate alla presenza della corte. Un indotto alimentare non indifferente. È proprio per questo motivo che a Torino troviamo un’influenza francese. Non per motivi geografici, ma perché attuali dipartimenti francesi (come Nizza, Savoia e Alta Savoia) hanno fatto parte degli stati sabaudi.
Torino nella sua storia ha anche risentito di altre influenze, prima tra tutte quelle del dopoguerra, dove i flussi migratori (prima dal sud d’Italia, poi dai paesi extracomunitari) hanno mescolato gusti, ingredienti e sapori.

A Torino, proprio per motivi legati alla corte sabauda, nasce il grissino. È il 1679 quando il fornaio di Casa Savoia, Antonio Brunero, inventa un pane di forma molto allungata. Il motivo di tale modifica, come narra la tradizione, era dovuta all’esigenza di far digerire più facilmente il pane al piccolo Vittorio Amedeo, futuro primo re di Sardegna.

Anche il Gianduiotto, cioccolatino a base di cacao e nocciole, prende il nome da un evento legato alla storia di Torino. È il 1865, la capitale d’Italia è appena stata trasferita a Firenze e si celebra il Carnevale. La maschera della città si presenta al re per manifestare il dissenso di una popolazione orfana del ruolo che ricopriva da tre secoli. Con quell’evento Gianduia (il personaggio) diventa un emblema per tutti i torinesi. E la Caffarel, che per prima commercializza il cioccolatino, lo battezza con il suo nome. Una necessità, quella di impastare il cacao con la nocciola Tonda Gentile delle Langhe, nata da motivi economici: con le tasse sul cacao era diventato insostenibile produrre dolci unicamente con il cacao.

L'irresistibile bontà dei Gianduiotti: la prima a realizzarli è stata la Caffarel 


A metà del ‘500 il frate Pasquale Baylon si trova a Torino. Di umili origini contadine trova una soluzione per venire incontro alle spose torinesi infelici. Consiglia loro di preparare un dolce a base di uova e zucchero, per poter riaccendere la fiamma della passione dei mariti. Tradizione vera o meno, il San Bayon a Torino è diventato presto lo zabaione, bevanda energetica e, soprattutto, base per le creme della piccola pasticceria cittadina.

Nel pieno del ‘700, l’epoca d’oro della Torino barocca, nasce il Bicerin (che in piemontese vuol dire bicchierino), altra celebre bevanda diventata subito di grande popolarità, in particolare per le classi più agiate. È di fatto una bevanda calda a base di cioccolato fondente, caffè e crema di latte, rigorosamente suddivisa anche a livello visivo, su tre strati.   

Poco più di un secolo fa, nel cuore della Belle Epoque, a Torino nasce il gelato da passeggio (detto anche «su stecco»). Prende il nome di Pinguino ed è inventato dalla gelateria Pepino, tuttora esistente in piazza Carignano.

Tra i dolci grande attenzione anche al bunet (che in piemontese vuol dire cappello), sostanzialmente un budino realizzato con uova, zucchero, latte, cacao, liquore e amaretti secchi. Il suo curioso nome si deve al fatto che esattamente come il cappello è l’ultimo degli indumenti che si indossa quando si esce, così il bunet è l’ultima portata che si consuma in un pasto.

Il bunet 


Recentemente un altro piatto della  tradizione italiana conosciuto in tutto il mondo è stato fatto risalire a Torino. Sono gli spaghetti alla bolognese. La scoperta, riportata dallo storico dell’alimentazione Massimo Montanari, farebbe risalire l’origine del piatto al 1897, quando un cuoco di un ristorante del centro storico unisce gli spaghetti (pasta secca) al ragù alla bolognese (che accompagna normalmente pasta fresca e ripiena). Dal Piemonte questo abbinamento, ritenuto inesistente nella città delle due Torri, se non addirittura offensivo, è arrivato sui menù di tutti i ristoranti italiani nel mondo.