Nasce Slow Wine Coalition, la "Santa Alleanza" del vino buono e sano

(ansa)
Una rete mondiale voluta da Slow Food per portare anche nel mondo enologico i valori di Terra Madre.Il coordinatore del progetto Giancarlo Gariglio: "Non possiamo più limitarci al piacere della degustazione. Alziamo l’asticella e avviamo un percorso virtuoso a tutto campo"
 
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Si chiama Slow Wine Coalition e sarà la Terra Madre del vino buono pulito e giusto: una rete mondiale che - come per gli agricoltori, gli allevatori e i pescatori chiamati a raccolta da Slow Food e dalla visione di Carlo Petrini - intende riunire tutti i protagonisti della filiera enologica per mettere in atto una rivoluzione del mondo vitivinicolo all’insegna di sostenibilità ambientale, tutela del paesaggio e crescita sociale e culturale delle campagne.

Una coalizione non solo teorica, o liquida, ma concreta con tanto di luogo e date: il primo grande meeting della Slow Wine Coalition si terrà a Bologna, dal 26 febbraio al 1° marzo 2022 con Sana Slow Wine che lancerà la Slow Wine Fair, una nuova manifestazione internazionale organizzata da BolognaFiere con la direzione artistica di Slow Food e la collaborazione di FederBio per far incontrare i vigneron, i professionisti del settore e gli appassionati tra dibattiti, Laboratori del Gusto e walk around tasting.

 

Giancarlo Gariglio 

«Il ruolo del vino non può essere più solo quello edonistico, legato al piacere della degustazione - spiega il coordinatore del progetto e curatore della guida Slow Wine, Giancarlo Gariglio -. E’ arrivato il momento di alzare l’asticella e avviare un percorso virtuoso a tutto campo: se il vino ha la fortuna e l’onore di essere un prodotto agricolo d’eccellenza, che può contare su margini di profitto maggiori a molte altre produzioni, deve avere anche l’onere di essere il portavoce di una nuova agricoltura». E prosegue: «Come Slow Food, ci siamo resi conto che, sebbene le radici della nostra associazione affondino tra le vigne di Langa, a differenza di altre tematiche come i formaggi, il pesce e la carne, sul vino non avevamo ancora espresso una posizione chiara e univoca a livello internazionale». Certo, in questi 40 anni l’associazione è cresciuta e ha allargato i propri orizzonti, mantenendo il legame con il vino soprattutto grazie a Slow Wine. «Ma per quanto questo progetto abbia raccolto successi e unito tanti appassionati sotto la bandiera del vino buono, pulito e giusto - osserva Gariglio -, la guida, il sito, gli eventi e il nutrito gruppo di collaboratori non bastano a creare una comunità. In questa fase storica abbiamo compreso che nessuna sfida si vince da soli. Per questo è fondamentale creare una comunità unita intorno a valori riconosciuti e condivisi».

Ecco allora, sulla scia della quasi ventennale esperienza di Terra Madre, l’idea di dar vita alla Slow Wine Coalition con l’obiettivo di riunire gli attori della filiera del vino - dai produttori agli importatori e distributori, dagli enotecari ai ristoratori, dai sommelier ai comunicatori e giornalisti, sino agli appassionati - ispirati dall’idea di un vino buono, pulito e giusto per tutti. Il punto di partenza è il Manifesto Slow Food per il vino buono, pulito e giusto, un decalogo che fissa alcuni punti fermi sul mestiere del vignaiolo, sull’agronomia e sull’enologia, allargando il discorso anche ad altri ambiti quali la biodiversità, il valore del territorio e il rapporto con chi lavora in vigna e in cantina. «Il manifesto, presentato in anteprima a Bologna l’11 ottobre 2020 nel corso di Sana Restart, è frutto di un lungo percorso che attraversa tutta la storia di Slow Food - spiega ancora il coordinatore Gariglio -. Si ispira alle riflessioni di centinaia di vignaioli riuniti a Montecatini e Firenze nel 2009 per la seconda edizione di Vignerons d’Europe e non vuole essere un documento chiuso, ma un punto di partenza intorno al quale confrontarsi e discutere».

(ansa)

Inquinamento, depauperamento della biodiversità a causa dell’utilizzo di diserbanti e disseccanti, monocoltura nelle aree di maggior pregio, sfruttamento della manodopera: queste sono alcune delle piaghe di cui purtroppo si macchia ancora il mondo del vino, retaggio di una vecchia cultura agricola cui molti produttori stanno rinunciando a favore di una vera e propria rivoluzione che sta rimodellando lentamente il volto di questo settore. «La strada è lunga e soprattutto all’inizio è necessario uno sforzo collettivo guidato da chi si è già messo in cammino» osservano da Slow Food. «Sono molte infatti le cantine che, nel solco di un generale rinnovamento agricolo, hanno avviato la sperimentazione e il ricorso a sistemi di coltivazione sostenibili, praticando l’agricoltura biologica e biodinamica. In futuro, soprattutto alla luce della lotta ai cambiamenti climatici, questo comparto dovrà per forza di cose accelerare e offrire un esempio virtuoso per tutte le altre coltivazioni, spesso meno fortunate dal punto di vista del margine economico».

Non solo: molto spesso le vigne più vocate sono collocate in collina o in montagna, in zone in forte pendenza, in territori dove l’uva è l’unica opportunità per creare valore e mantenere un presidio umano. Ecco quindi che la moderna azienda vitivinicola assume un ruolo centrale nella difesa del paesaggio, tutelandone la bellezza e l’integrità, e incoraggiando lo sviluppo di un sistema di turismo attento all’ecologia e alla gastronomia. Infine, le cantine sono luogo di integrazione di molti lavoratori stranieri che oggi offrono manodopera fondamentale nei campi e che al contempo diventano nuovi abitanti delle colline e dei borghi che vivono di viticoltura. Un rapporto teso a valorizzarne le competenze e se possibile ad aggiungerne sempre di nuove.

«Questi sono i pilastri su cui intendiamo costruire la Slow Wine Coalition» dice Gariglio. Già a partire da luglio Slow Food contribuirà a organizzare momenti di incontro tra i primi protagonisti della Coalition in Italia e all’estero che firmeranno il Manifesto e racconteranno i princìpi a cui si ispirano. L’appuntamento più importante sarà poi a Bologna, dal 26 febbraio al 1° marzo 2022, con la Slow Wine Fair. «Fair» come fiera, ma anche come giusto: durante i quattro giorni dell’evento si riuniranno centinaia di produttori da tutto il mondo in conferenze, dibattiti, degustazioni e con l’esposizione di migliaia di etichette provenienti da ogni parte del globo. Quest’ultima parte sarà impreziosita dalla collaborazione con la Società Excellence, che riunisce le diciotto aziende leader nella distribuzione in Italia, e vedrà la giornata di domenica aperta agli appassionati, mentre lunedì e martedì saranno dedicati ai professionisti.

La Slow Wine Fair nasce dall’intesa tra Slow Food e BolognaFiere avviata tra le edizioni 2020 di Sana Restart e di Terra Madre Salone del Gusto: due manifestazioni che, a partire dalle difficoltà del momento pandemico, hanno voluto costruire e realizzare un fruttuoso percorso di cooperazione, a partire dai valori che li accomunano. La Slow Wine Fair vedrà la partecipazione di FederBio, storico partner di BolognaFiere con Sana e attivo anche in collaborazioni con Slow Food.