Dagli affari a Milano al vino a San Gimignano: "Qui con la Vernaccia ho trovato la pace"

Giorgio Comotti con la moglie Monica 
Una donna in abiti reali: così si presenta il vino di Giorgio Comotti: "In Toscana tutti i giorni posso guardare negli occhi la mia famiglia". E con “Hydra” 2020 ha fatto centro
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“Un progetto di vita - e anche vitivinicolo – compiuto per guardarsi negli occhi tutti i giorni”. Esordisce così Giorgio Comotti, imprenditore del Milanese (lui è di Trezzo d’Adda) ora con la famiglia in un antico podere cinquecentesco collocato lungo la strada panoramica che congiunge San Gimignano a Volterra. Ma bisogna compiere un passo indietro per raccontare la storia di questa realtà del vino che ha posto la famiglia al centro di ogni azione. A inizio anni '90, Giorgio, appassionato di vini e di storia rinascimentale, va alla ricerca di un “buen retiro” in Toscana dove trascorrere i weekend e dimenticare per qualche giorno la  caotica vita milanese. Dopo cinque anni – e più precisamente il giorno dell'Immacolata del 1995 - acquista un antico casale sulla sommità di una collina, compresi i terreni che lo circondano (14 ettari). La scelta di fare vino è  una conseguenza. Così come i successivi viaggi sulla direttiva Milano-San Gimignano.

 

Il Casale del Palagione 

In quegli anni, con l'aiuto di agronomi ed enologi del posto, vengono messe a dimora le nuove vigne, coltivate fin dalla loro origine, con i criteri del biologico. Ma la svolta sarà solo nel  2017, quando Giorgio prende la decisione di trasferirsi definitivamente in questo angolo incantato di Toscana con la moglie Monica e i figli Gregorio e Gabrio, e assurgere al ruolo di vignaiolo. 

 

I vigneti del Palagione 

Come ci confida, i primi tempi non sono stati facili, soprattutto per i due figli adolescenti: passare dalla vivace dimensione milanese a quella fin troppo tranquilla della campagna toscana non sembrava il massimo. Ma su tutto vince questo nuovo approccio di condividere in famiglia – nel senso puro del termine – ogni attimo della giornata. Non è un caso se di lì a poco, anche la terza figlia, Giulia, ostetrica, si trasferisce pure lei nel podere toscano con il marito e la neonata Ginevra. Chiuso il giro, e con Gregorio e Gabrio che nel frattempo diventano rispettivamente enologo e agrotecnico, proseguono gli investimenti con l'acquisizione di altri sei ettari vitati in località Montagnana di San Gimignano; quindi la produzione di olio Evo da cultivar frantoio, moraiolo, leccino e pendolino, ed infine la realizzazione di un agriturismo per la ricettività.

 

I figli Gregorio e Gabrio 

Oggi, dai venti ettari vitati complessivi – 60 mila le bottiglie -, emergono le sue declinazioni della Vernaccia di San Gimignano, una delle poche denominazioni italiane al femminile, motivo per cui per la campagna di promozione le han dato un volto di donna in abiti regali.

Ora, i vini di Giorgio sono balzati all’occhio durante la degustazione dell’Anteprima 2020 che si è svolta in questa primavera, in presenza. E la Vernaccia di San Gimignano “Hydra” 2020 ha fatto centro. E’ ottenuta da una lenta e soffice pressatura, criomacerazione, permanenza di circa 6 mesi sui lieviti con rimontaggi e batonnages settimanali. Dopo l'imbottigliamento nella primavera successiva, si presenta di colore giallo limone e al naso esprime intensa la sua nota di ananas e frutta esotica con un’anima verde. In bocca il vino scende rotondo per poi esprimersi in maniera vellutata, setosa, con una pregnanza di freschezza. La coda che lasciano i tannini danno un leggerissimo tono amaricante che bisticcia con quell’aroma fruttato, segno di un vino giovane ricco di complessità e sorprese nel futuro. Fantastico!

 

 

La  Vernaccia di San Gimignano Selezione Montagnana “Lyra” 2018, rappresenta il frutto di una vendemmia dei nuovi vigneti della località omonima. Breve criomacerazione, poi il 90% delle uve fermenta in acciaio senza malolattica, e la restante parte, invece, fermenta e si affina in barrique, eseguendo la malolattica. Che Giorgio abbia scelto di uscire ora col 2018 fa parte di una dialettica in corso fra i produttori, che ritengono efficace l’affinamento, che infatti dà risultati straordinari, anche a sentire vini come quelli di Montenidoli che, con Maria Elisabetta Fagiuoli rappresenta un po’ l’azienda leader di questo territorio, se non la leggenda. Questo 2018 di colore che vira all’oro ha frutti più maturi e l’espressione esotica vira sulla banana. Ma avverti anche la complessità minerale con note di idrocarburi e poi un sorso disteso, carezzevole, che mostra ancora angoli allappanti, segno che questo vino va colto nella sua versatilità, che si esprime nella lenta maturazione del tempo, anche fino e oltre i 10 anni.

 

La versione Riserva, denominata “Ori” - esce invece un anno dopo, e quindi all’assaggio c’era l’annata 2019 – nella quale il 70% delle uve fa fermentazione e malolattica in barrique, e il 30% in acciaio senza malolattica. E qui alle note fruttate che emergono dal colore giallo oro si sommano quelle animali, calde, in un sorso pieno, placido dove alla fine riaffiorano l’acidità e anche i tannini.

 

 

Fra i vini rossi ecco il Chianti Colli Senesi “Caelum” 2019, da uve sangiovese in purezza, iconico, anche se il Chianti Colli Senesi Riserva “Draco” 2017 è molto di più. Difatti è ottenuto da uve vendemmiate dieci giorni dopo quella tradizionale, fermentate in acciaio con coda in barrique, dove affina diciotto mesi. Al naso c’è una nota buona, che è quella confettura di prugna che introduce a un sorso morbido dove tuttavia i tannini sono ancora scalpitanti e  incisivi.

 

 

L'uva sangiovese viene vinificata anche per ottenere un rosato fresco: il San Gimignano Rosato “Sunrosè”. Ma le sorprese non finiscono perché il Toscana Rosso “Antajr” 2016, da vinificazioni separate di uve biologiche di sangiovese, merlot e cabernet sauvignon ci parla di un Supertuscan, in tutti i sensi. Viene prodotto con frequenti ma delicati rimontaggi ed infine una macerazione sulle bucce per circa 30 giorni in piccoli serbatoi inox; segue affinamento in legno per 24 mesi e un anno di bottiglia. Al naso ha note di verbena, malva e poi emergono la frutta rossa e il cacao: quando si dice il bouquet. In bocca è piacevolmente equilibrato con tannini ancora vivi. Un esemplare inaspettato, che rispecchia molto bene il valore dell’annata.

 

 

Ma che dire del San Gimignano Merlot “Ares” 2015 ottenuto in purezza con lo stesso metodo di vinificazione del precedente. Qui le confetture di prugna e albicocca sono precursori di un’ottima concentrazione. Ma il bello di questo rosso a cui ho dato i 5 asterischi pieni come la sua miglior Vernaccia è la scalarità del sorso, che è pieno, fresco, filigranoso, ampio. Giorgio posso dire?  I tuoi vini sono buoni quanto la tua simpatia. Che è smisurata!

 

 

Il Palagione

San Gimignano (Si)

loc. Palagione

tel. 0577 953134

Una bottiglia di Vernaccia di San Gimignano “Hydra” 2020: 10 euro