Lamorgese tranquillizza i ristoratori sul green pass: "Non tocca a voi fare i poliziotti". I gestori: "Giusto, non possiamo essere responsabili di chi fa il furbo"

La ministra Luciana Lamorgese a Torino (@Ansa) 
La ministra dell'Interno intervistata dal direttore della Stampa Massimo Giannini: "Nei locali si chieda ai clienti il certificato, non i documenti". Confcommercio Piemonte: "Tocca alle forze dell'ordine, le chiameremo se avremo sospetti"
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Green pass sì, documenti no. A voler far chiarezza sui compiti dei ristoratori, ora che c’è l’obbligo della certificazione verde per sedersi all’interno di bar e ristoranti, è la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, intervistata dal direttore de La Stampa Massimo Giannini nella rubrica “30 minuti al Massimo”, dopo aver partecipato in prefettura a Torino alla riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica sulla Tav.

La ministra Luciana Lamorgese nella redazione de La Stampa con il direttore Massimo Giannini (@Reporters) 
“Abbiamo a che fare con manifestazioni quasi tutti i giorni, alcune sono anche di una certa violenza. Il programma vaccinale va avanti, quindi in questo momento la certezza è che le cose vanno meglio. Bisogna comprendere che vaccinarsi è utile per se stessi e per gli altri”, ha ricordato la ministra, che sulle manifestazioni contro il green pass fa un passo verso i ristoratori: “Devono chiedere il certificato ma non i documenti. Noi daremo un supporto dove necessario, come forze di polizia: faremo dei controlli a campione a supporto di quelli che faranno gli esercenti. Andare al ristorante sarà come andare al cinema - ha aggiunto -: se io presento il mio titolo per accedere in sala, ovvero il green pass, entro. I ristoratori non siano poliziotti, non è il loro compito”, ha sottolineato precisando che “a breve uscirà una circolare del Viminale in cui spiegheremo che gli esercizi pubblici non sono tenuti a chiedere il documento ai clienti. C’è stata un po’ di confusione su questo tema: noi non abbiamo mai detto di controllare i documenti, sono le forze di polizia ad avere il compito del controllo del territorio e potranno dare un supporto. Ma non c’è nessuna minaccia alla democrazia, la salute pubblica ha la priorità. Non toglieremo forze dal controllo contro la criminalità per dirottarle nei ristoranti”.

Controlli nella pasticceria Silvano e Valentino di Firenze 
Le parole di Lamorgese rispondono in parte a quelle che erano le obiezioni dei ristoratori, ovvero il dover controllare l’identità dei propri clienti, ma aprono le porte anche ai furbetti. Nei giorni scorsi la Regione Piemonte ha scritto al Garante della Privacy per “avere conferma che agli esercenti privati non possano, e non debbano, essere attribuite funzioni tipiche dei pubblici ufficiali”. Un tema di cui si è fatto portavoce l’assessore Maurizio Marrone secondo cui “hanno ragione le associazioni di commercianti ed esercenti quando affermano che un ristoratore non ha alcun obbligo e titolarità di identificare i propri clienti esigendo l’esibizione dei documenti di identità, quantomeno nell’ordinamento giuridico italiano”. Ma dall’entrata in vigore della certificazione verde non sono mancate le testimonianze di minacce ricevute dai ristoratori che volevano far rispettare le regole, così come diversi tentativi di aggirarle, presentando, al momento del controllo, un pass che non corrispondeva alla propria identità.

Di questa mattina la notizia della vasta operazione di polizia denominata non a caso “Fake pass”, di contrasto al commercio online di falsi green pass, che ha portato al sequestro di trentadue canali Telegram utilizzati per le “ordinazioni” di certificazioni contraffatte. “Era quello che dicevamo dall’inizio”, commenta positivamente Maria Luisa Coppa, presidente di Confcommercio Piemonte: “Come categoria non siamo autorizzati a chiedere i documenti: controllare il Qr code per poter lavorare e avere un futuro garantito lo possiamo accettare ma non possiamo essere noi a fare i controllori anche sulla veridicità del documento”. Per quanto riguarda i furbetti, “se qualcuno si presenta con un pass finto che lo scanner non legge non potrà accomodarsi all’interno, ma oltre non possiamo andare. E come abbiamo sempre fatto, se vedremo qualcosa di sospetto saremo i primi a contattare le forze dell’ordine per segnalarlo, ma non possiamo essere ritenuti responsabili. Proprio come per gli assembramenti fuori dai locali: noi possiamo controllare cosa accade dentro, ma sulla pubblica strada non siamo noi a dover far rispettare le leggi”.