Il vino? Vuole arrivare sui banchi di scuola

La proposta di Donne del Vino è di renderlo materia di studio negli Istituti alberghieri per promuovere da subito la cultura enologica in tutta Italia. Per ora il progetto è in tre regioni pilota 
3 minuti di lettura

Storia, matematica, italiano e vino. L’idea reca il copyright delle Donne del Vino, associazione nazionale che raggruppa produttrici, sommelier e giornaliste: introdurre il vino come materia di studio negli istituti turistici e alberghieri. Tre le regioni pilota: Emilia Romagna, Sicilia e Piemonte. Il progetto, chiamato “D-Vino”, è stato presentato a Firenze, lo scorso 6 settembre, in occasione del G20-Agricoltura alla presenza del senatore Dario Stefàno, della presidente DDV Donatella Cinelli Colombini e dalla delegata dell’Emilia Romagna Antonietta Mazzeo, già coordinatrice del progetto insieme con Roberta Lanero per il Piemonte e Roberta Urso per la Sicilia. Le Donne del Vino si faranno carico della sperimentazione di questi insegnamenti nelle tre regioni. Uno o due istituti per ogni regione, già in questo anno scolastico. La sperimentazione si allargherà in tutta Italia nell’anno scolastico 2022/2023 con l’obiettivo di piantare almeno una bandierina in tutte e venti le regioni. Poi, tutti auspicano che la necessità della formazione sul vino diventi largamente diffusa e centinaia di istituti alberghieri e turistici ne introducano l’insegnamento. 


"Il nostro intento - afferma Antonietta Mazzeo - è portare le nostre esperienze ai ragazzi, declinate secondo i nostri territori e diverse competenze nel mondo del vino. Presentare a Firenze il nostro progetto è stato emozionante, mi tremava la voce. Credo si tratti di un progetto unico e la sua unicità sta proprio nel trasmettere l’amore, l’entusiasmo per il nostro lavoro alle future generazioni ed entrare con loro in empatia". Entusiasmo che risuona anche nelle parole dell’altra anima del progetto, Roberta Lanero, delegata del Piemonte, sommelier e docente di enogastronomia nelle sedi dell’Istituto alberghiero di Asti e Agliano d’Asti: "Negli istituti alberghieri riferiti alle classi che studiano cucina, non c’è uno studio del vino, tranne qualche eccezione. L’intenzione di questo progetto è stimolare la curiosità nei ragazzi che possono successivamente approfondire le loro conoscenze. E se le cose andranno come speriamo potremo inserire la materia enogastronomia a scuola". 


Trascorso il biennio sperimentale, le 950 Donne del Vino intendono rimanere nel progetto formativo offrendo, stavolta in casa propria, fra cantine, seminari e degustazioni, il proprio know-how di produttrici, ristoratrici, enotecarie, sommelier, comunicatrici, esperte di marketing, così da proporre agli studenti un’esperienza diretta di tutta la filiera produttiva del vino. Nel sogno di tutti c’è una nuova generazione di manager che continui la formazione anche dopo il ciclo scolastico facendo della conoscenza del vino e dell’agroalimentare un punto di forza del proprio profilo professionale. "Nella logica dei grandi progetti europei come il Farm to Fork e la Next generation, crediamo nel vino come acceleratore di cambiamento sostenibile e accorciatore della distanza fra città e campagna", spiega la presidente Donatella Cinelli Colombini. "Sarà un progetto basato sull’esperienza pratica, i ragazzi potranno assaggiare il vino solo quando avranno raggiunto la maggiore età, mentre prima ne conosceranno la cultura. Scopo di questo progetto è creare una giovane generazione che spinga i coetanei a un rapporto con l’altro molto più consapevole: bere per conoscere". 


"Facciamo un appello alle associazioni di sommelier, assaggiatori, diplomati WSET, dottori in scienze gastronomiche perché preparino i docenti necessari a insegnare a centinaia di classi in ogni regione italiana", aggiunge la Cinelli Colombini. Il vino costituisce oggi circa un terzo dei ricavi dei ristoranti. Sul fronte turistico vediamo che l’enogastronomia è la prima attrattiva dei viaggiatori stranieri diretti in Italia e anzi un visitatore su quattro è mosso principalmente da quella. Il 62% dei cataloghi dei tour operator contiene un’offerta enogastronomica. Ci sono circa 10.000 cantine attrezzate per la wine hospitality in costante ricerca di personale e circa altre 20.000 imprese del vino aperte al pubblico. 


“Per la Sicilia, ove abbiamo già individuato tre istituti, a Erice in provincia di Trapani, Bisacquino nel Palermitano e Randazzo nel Catanese, faremo una calendarizzazione degli interventi previsti che sono 5 giorni e mezzo a seconda della disponibilità dei dirigenti scolastici 5-6 diluiti nel corso dell’anno scolastico e, preferibilmente entro la fine dell’anno vorremmo fare in Sicilia, così come nelle altre regioni d’Italia, almeno il primo dei cinque – spiega Roberta Urso, delegata della Sicilia –. Poiché saranno diversi i temi che verranno affrontati secondo un approccio assolutamente dinamico, le Donne del Vino racconteranno ai ragazzi la loro esperienza dal punto di vista della produzione, agronomico, enologico del servizio, del marketing, del commerciale e molti degli interventi saranno effettuati anche attraverso le nuove tecnologie. Con i virtual tour delle cantine, faremo scoprire ai ragazzi qual è l’approccio dell’enoturismo e i principali bench mark con l’offerta internazionale. Parleremo anche di linguaggio internazionale del vino ma anche di come si legge un’etichetta".