Viaggio tra i ristoranti dell'Espresso: Villa Necchi alla Portalupa, Nove, José

Domenico Iavarone, Linguine con friarielli, provola e caviale di tartufo 
Domenico Iavarone, Linguine con friarielli, provola e caviale di tartufo  
In attesa della prossima edizione della Guida, un tour in ristoranti che uniscono la loro cucina alla bellezza delle Ville Storiche dove sorgono 
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La bellezza trova modo di esprimersi lungo tutta la nostra penisola assumendo le forme più varie. Ci si trovi a percorrere le coste, in mezzo alle montagne o ancora in un entroterra tra i più sperduti, è praticamente impossibile non imbattersi in piccoli borghi antichi, angoli preziosi oppure semplicemente paesaggi incantevoli che meritano di essere conosciuti. Diffuse in tutto il territorio nazionale sono anche le ville d’epoca, costruite nel passato secondo gli stili più vari, molte delle quali rinate a nuova vita dopo importanti restauri o eleganti ristrutturazioni: spesso queste ospitano luoghi di alta accoglienza. È il caso dei tre ristoranti che presentiamo questa settimana, tutti all’interno di storici edifici di pregio.
 
Villa Necchi alla Portalupa, nel cuore della stupenda riserva fluviale del Parco del Ticino, fu rilevata negli anni Trenta del secolo scorso dal famoso imprenditore Vittorio Necchi, del quale divenne riserva di caccia e residenza di campagna. Oggi è un albergo elegante che al suo interno ospita la cucina del bravo Antonio Danise, napoletano ‘adottato’ dalla verde Lomellina. Un cappello in guida, ecco cosa si legge nella scheda: “È un ristorante di classe in mezzo alla campagna, in una villa d’epoca trasformata in albergo. Bella accoglienza e cucina che sa stupire con portate innovative e qualcosa di esotico, ma usando sempre almeno un ingrediente o una suggestione che appartengano alla tradizione locale. A volte compaiono ingredienti campani, cari allo chef. Il risultato è altamente gradevole per piatti come il lucioperca alla carbonella con carciofo croccante e crema di cipolla o i tortelli al burro e salvia con creste di gallo e tartufo nero. Sfizioso l’uovo croccante su letto di scarola. Non ampia ma attenta la scelta dei vini, molti dell’Oltrepò. Bello visitare la tenuta, le serre, la fattoria. Menu da 50 e 65 euro, alla carta 50 euro".

Danise - Crostata vegetale, cipolla di Breme e gelato di mozzarella di bufala
Danise - Crostata vegetale, cipolla di Breme e gelato di mozzarella di bufala 

 
Pochi tornanti dal centro di Alassio e si arriva a un magnifico parco botanico di due ettari che si affaccia sul mar Ligure: al suo interno la villa (o meglio le ville, perché in tutto sono quatto, inclusa la principale, salvate nel 2006 dalla speculazione edilizia di quegli anni) della fine del XIX secolo, meta privilegiata di blasonate famiglie inglesi. A Villa della Pergola si trovano quindici elegantissime stanze e l’avanguardia ligure di Giorgio Servetto al Nove, il ristorante (temporaneamente chiuso) che merita tre cappelli e in guida viene descritto così: “La villa è uno dei luoghi più belli della Liguria, costruita sulle prime alture dietro Alassio a fine Ottocento da un generale inglese come buen retiro dopo le fatiche in India e poi passata agli Hanbury, che l’hanno dotata di un fantastico parco.
Nove - Nervetti di Fassona piemontese in insalata con salsa alla rucola, verdure e germogli
Nove - Nervetti di Fassona piemontese in insalata con salsa alla rucola, verdure e germogli 
Adesso proprietario di Villa della Pergola è Antonio Ricci (lui, quello di Striscia la notizia), che con la moglie l’ha fatta diventare uno scrigno del bello e del buono nel ristorante Nove affidato alle mani di Giorgio Servetto, cuoco locale che lo sta portando ai vertici della ristorazione ligure. E dalla Liguria (e dal vicino Piemonte) arrivano i prodotti su cui si costruiscono piatti che partono da ricette tradizionali ma rielaborate con giudizio: così il carciofo, gloria locale, sposa la Nocciola Tonda Gentile delle Langhe e l’aglio di Vessalico, il pollo ruspante si completa con il tartufo e il bagnetto verde, il riso Carnaroli esce dai confini regionali per incontrare le cime di rapa, le acciughe del Cantabrico e il peperone crusco per dar vita a un piatto davvero concreto, mentre il capretto viene sgrassato dal suo fondo al limone. Molto locale e molto buono, tra i dolci, lo yogurt di pecora brigasca, con chinotto di Savona, cacao, carota e agrumi. La carta dei vini è ampia, con molta Liguria, ma con respiro nazionale e internazionale. Il servizio è curato ed elegante. Tre i menu degustazione, a 75, 85 e 100 euro. Sugli 80 alla carta".
Domenico Iavarone
Domenico Iavarone 

 
Tenuta Villa Guerra va conosciuta: sapientemente rimessa a nuovo dalla famiglia Confuorto, unica tra le centoundici ville vesuviane del Miglio D’Oro con la figura di San Gennaro rivolta al mare anziché verso il Vesuvio, è circondata da grandi spazi verdi. Qui si trova il Josè Restaurant che vede ai fornelli un ottimo professionista come Domenico Iavarone. Due cappelli la valutazione in guida: “Siamo in una delle più raffinate ville del Miglio d’oro, la sequenza di dimore nobiliari che impreziosisce la fascia costiera da Napoli fino a Torre del Greco. All’esterno un ampio parco per rilassanti passeggiate, all’interno la sapiente fusione tra architetture classiche e arredamenti moderni sono il contesto per una esperienza gastronomica appagante, sia per il valore tecnico della proposta, sia per la capacità di interpretare la stagionalità dei prodotti della terra e del mare. La solida preparazione del cuoco emerge con chiarezza nella terrina di cosce d’anatra, sedano rapa, uva fragola e fave di cacao. Tuttavia, anche l’apparentemente più semplice battuta di manzo, senape, pera e nocciole è capace di regalare soddisfazione ai palati più smaliziati. Di ispirazione più mediterranea i primi piatti. Svettano su tutti i tubetti con fichi bianchi, scarole, alici e olive, oltre alle linguine con scampi, cavolfiori, pinoli e lime. La braciola di razza in salsa all’acquapazza esprime con immediatezza uno dei capisaldi della cucina del litorale. Servizio premuroso e professionale. Carta dei vini ben pensata che spazia con opportuno eclettismo dalla Campania alla Francia. Degustazioni da 48, 65 e 75 euro. Alla carta sugli 80 euro".