Non solo Irish coffee: il caffè conquista il mondo dei cocktail

Un Espresso Martini
Un Espresso Martini 
Le tendenze più in voga nella mixology, anche grazie al maggior interesse per la bevanda nera, tra cold brew e speciality
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Se si pensa all’uso del caffè nella preparazione dei cocktail il pensiero va subito all’Irish coffee, sontuoso mix di caffè zuccherato e whisky irlandese ricoperto da uno spesso strato di morbida panna (non montata). Invernale, coccoloso, calorico, rigenerante. Ma non è più così.

Il caffè è sempre più presente nella preparazione di drink, anche freddi, complice il fatto che anche nei nostri bar si stanno diffondendo, insieme alle classiche “Faema”, apparecchi per la preparazione del caffè lungo “all’americana”. Di più: è diventato di moda il cosiddetto “cold brew coffee”, con la bevanda ottenuta per infusione con filtro e a freddo. Un’estrazione che priva quasi completamente il caffè della sua acidità e gli dà un sapore più delicato, meno ricco di caffeina ma ugualmente energetico. Cosa che in un cocktail estivo, seppure alcolico, non fa affatto male. Insomma, il caffè come ultima tendenza della mixology.

Il classico Irish Coffee
Il classico Irish Coffee 

«In realtà ­ ci spiega Mattia Pastori, mixologist expert e fondatore di Nonsolococktails”, azienda specializzata nella consulenza e formazione, che ha recentemente dedicato proprio uno dei suoi corsi e webinar di tendenza al caffè - si può più correttamente parlare di una riscoperta. Negli anni 80 infatti era diventato di gran moda l’Espresso Martini: vodka ed espresso. Essenziale, il nome dovuto alla coppetta che veniva usata. Piaceva (e piace) l’effetto energizzante del caffè e il gusto insolito che sue dominanti amare e acide danno al cocktail. Oggi, le diverse modalità di estrazione entrate nell’uso comune, lo rendono ancora più versatile». Ed ecco allora che ci si sbizzarrisce negli abbinamenti. «Se vogliamo, il più comune e semplice – dice ancora Pastori – è il caffè shakerato, poi corretto con un qualche spirito: oltre alla vodka funzionano anche l’amaretto, i brandy, le grappe; più difficile da calibrare invece il gin. Funzionano anche i liquori che hanno una forte componente dolce: dell’abbinamento caffè e sambuca si sa, ma può andare bene anche il limoncello».

 

Fin qui siamo nel campo del caffè in modalità espresso: la classica macchina a pressione da bar, l’uso di una generica miscela composta da arabica e robusta senza particolari guizzi. In questi ultimi anni però, come accennavamo all’inizio, abbiamo assistito al diffondersi del caffè all’americana e, soprattutto, a un cambio di passo nella selezione della materia prima: oggi si parla di coffelier (sommelier del caffè) e di “speciality coffee” (varianti per territorio di coltivazione e produttore). Con gli “speciality coffee” si è scoperto poi quanto siano variegati i retrogusti che un caffè può avere: aromi agrumati, fruttati, nocciolati, speziati..., caratteristiche che nella preparazione di un cocktail contano tantissimo.

 

Fatta questa premessa, sono molti i classici della mixology rivisitati al sapore di caffè. Questi che seguono sono i twist più comuni e più facili da preparare, anche a casa.

 

Espresso Martini

5 cl di vodka, 3 cl di liquore al caffè (Kahlúa), 1 cl di zucchero liquido, 1 espresso shakerati con molto ghiaccio, vanno versati nella coppetta preventivamente raffreddata al gelo. Decorare la superficie con 3 chicchi di caffè.

 

Cold Brew/Espresso Tonic

1 cl di gin, 2 di cold brew (o un espresso lungo raffreddato) e acqua tonica a piacere si mescolano, quindi si aggiungono cubetti di ghiaccio in abbondanza. Anche questo drink è fattibile in versione analcolica: si mescolano 2/3 cold brew coffee e 1/3 acqua tonica con tanto ghiaccio, cui si aggiunge una fettina di lime e qualche foglina di menta.

 

Mojito al Caffè

5 cl di rum bianco, 10 foglie di menta, 2 cl di lime, 1 espresso raffreddato, 2 cucchiai di zucchero di canna, acqua gassata a piacere, ghiaccio tritato. In un tumbler alto si pestano le foglie di menta con lo zucchero di canna sciolto nel lime, poi si aggiungono soda (o acqua frizzante) e tanto ghiaccio tritato. Per ultimo si mette il caffè i modo che resti in superficie. Si decora con la menta e la buccia del lime.

 

Americano Cold Brew Coffee

Si mescolano insieme 4 cl di vermouth rosso e 4 cl di bitter Campari, poi si “appoggia” la schiuma del cold brew coffee sifonato (va bene il sifone che si usa per la panna). Se si vuole una spuma ancora più vaporosa ed effervescente, si possono usare invece delle bombolette con N2O quelle con CO2. In America va molto di moda anche la versione con solo caffè sifonato. Si può realizzare anche con un espresso lungo, ma allora l’aroma di caffè è più intenso.

 

Cold Brew Negroni

Il re degli aperitivi. Basico. 3 cl di Bitter Campari, 3 cl di gin, 4,5 cl di vermouth rosso, 4,5 cl di cold brew. Le componenti alcoliche si mettono in un mixing glass con tanto ghiaccio, si mescolano, si versano in un capace bicchiere (tipo Old fashioned) su un grosso cubo di ghiaccio filtrandoli, si guarnisce con buccia d’arancia.

 

Pink Russian (ricetta esclusiva di Mattia Pastori)

4 cl di cold drew brew (l’ideale uno “speciality coffee” con note di frutta secca e cioccolato), 3 cl di vodka si mescolano dolcemente, poi vi si appoggia delicatamente la panna aromatizzata con sciroppo di amarena o lampone.