Nord in ginocchio per il grande caldo, a rischio riso, olio e frutta

Le piante di mais ormai secche a causa della carenza d'acqua, dell'azienda agricoltura di Danilo Rossetto, di Chivasso, in provincia di Torino
Le piante di mais ormai secche a causa della carenza d'acqua, dell'azienda agricoltura di Danilo Rossetto, di Chivasso, in provincia di Torino 
Viaggio tra le preoccupazioni degli agricoltori: l'emergenza idrica sta provocando disastri, con interi raccolti distrutti o compromessi: "Mai vista una cosa del genere"
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Siccità, alte temperature, e il Po alle prese con il cuneo salino: il Nord soffre il caldo record e le coltivazioni sono a rischio. Olio, ortaggi, frutta e riso patiscono un clima difficile con ripercussioni su qualità e quantità delle produzioni e probabile rincaro dei costi al consumo. Le regioni in emergenza per la crisi idrica sono Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Tra i più colpiti, gli agricoltori nella zona del ferrarese e del Delta del Po, dove l’acqua salata risale il fiume rendendo impraticabile l’irrigazione degli ortaggi. Nel Nord Est, invece, una delle coltivazioni più a rischio è quella dell’olio: le piante – specie quelle autoctone - soffrono le alte temperature e si teme per la stagione. Ne abbiamo parlato con i produttori che stanno cercando di correre ai ripari, ingegnandosi per far fronte alla mancanza di riserve idriche e andando incontro a previsioni non proprio consolanti.

 

Cuneo salino: le piante bruciate dal sale

Antonio Vitali è un agricoltore del basso ferrarese, dei suoi 50 ettari coltivati a soia almeno dieci sono andati persi, bruciati dal sale. Colpa del cuneo salino, ossia del fenomeno che accade quando la portata del fiume è scarsa e quindi l’acqua salata del mare risale lungo la corrente. Ad oggi il cuneo salino che si è formato nel fiume Po in prossimità del Delta misura almeno 30 chilometri e in quest’area il sale penetra anche nel suolo. “Mai vista una cosa del genere – dice Vitali – abbiamo aloni bianchi nel terreno”. Vitali spiega che fortunatamente ad oggi gli agricoltori possono ancora irrigare certe coltivazioni, ma la situazione potrebbe variare da un giorno all’altra. “Già da ora non si possono più irrigare i campi di girasole e ci saranno ripercussioni nella produzione di olio di girasole, e nemmeno i campi di sorgo, pianta usata per l’alimentazione animale”.

L'alone di sale che affiora sul terreno
L'alone di sale che affiora sul terreno 

Frutta: il caldo fa perdere calibri

Michele Giori, agronomo e produttore di frutta del ferrarese, racconta: “Per i frutteti oggi non è gravissimo perché abbiamo avuto disponibilità di acqua e cercato di irrigare con sistemi goccia a goccia che consumano poco. Il problema però è: fino a quando potremmo usarla? Se non piove non so fino a quando ci sarà. Stiamo facendo miracoli”. La situazione è comunque compromessa: “Oggi nella frutta abbiamo mediamente un calibro in meno – continua Giori - Il calibro è l’unità di misura della grandezza di un frutto. Perdere un calibro, per esempio nelle mele, con una produzione di 50 tonnellate vuol dire perdere il 20%. E oggi questo calibro lo stiamo perdendo sia per la siccità che per le temperature elevate. Quando fa troppo caldo la pianta per difendersi chiude gli stomi e non respira più, si ferma e tende a lavorare meno possibile. Già negli anni scorsi abbiamo avuto un periodo estivo di siccità, ma questa volta è diverso perché arriviamo da un inverno poco piovoso per cui mancano le riserve”.

Olio: gli uliveti sono in grande difficoltà, specie le varietà autoctone 

Poca pioggia ma anche poca neve, un problema iniziato già nei mesi invernali e che adesso si ribalta sulla stagione calda. Anche gli uliveti sono in difficoltà, specie le qualità autoctone del Nord che non sono abituate al caldo record. Andrea Pernigo, produttore di olio dei frantoi Pernigo e Fontanara che ha i suoi oliveti prevalentemente in Valpantena, nella zona Nord Est di Verona, è preoccupato: “Stiamo perdendo il 30% della produzione. Ciò che preoccupa sono le previsioni delle prossime settimane”. In questa zona oltre alla siccità si sono verificati recentemente anche eventi metereologici anomali come grandine e forte vento. “L’ulivo è una pianta eccezionale e molto resistente, ma le qualità tipiche autoctone stanno soffrendo queste temperature. Se la cavano meglio le varietà meridionali, più abituate a questi climi. Noi abbiamo alcune specie non autoctone, m servono almeno dieci anni per reimpiantare un uliveto. La soluzione è l’irrigazione ma oltre a essere molto onerosa, a volte è difficile perché gli alberi si trovano in colline o in zone scomode”.

 

Dello stesso parere Lorenzo Salvagno, titolare dei frantoi Redoro di Grezzana (VR): “Una siccità così non si è mai vista dal 2003! Le varietà autoctone più antiche come la Favarol, tipica veronese, stanno risentendo molto: le olive sono piccole e fanno un olio molto pregiato, ma il caldo le sta facendo raggrinzire e poi cadere. Cerchiamo di difenderci con i metodi biologici che abbiamo sempre usato, come il caolino che spruzziamo sulla chioma dell’albero. Per fortuna c’è escursione termica e dovremo riuscire a salvare l’annata, ma prevedo una diminuzione della resa del 10 o 15 per cento. È ancora presto per fare una stima accurata, bisogna arrivare ad agosto, e poi capiremo”.

Un po’ più di ottimismo nella zona di Parma: “Sicuramente la situazione climatica attuale sta destando diverse preoccupazioni – dichiara Francesco Coppini, responsabile commerciale Coppini Arte Olearia – sia per la siccità e il caldo anomalo, oltre che per i fenomeni legati a temporali e bombe d’acqua che negli ultimi anni sono sempre più frequenti. Stiamo monitorando costantemente la situazione, anche grazie alla collaborazione dei nostri agronomi che sono sul campo ed affiancano i nostri olivicoltori. Attualmente possiamo già anticipare che ci sarà meno prodotto, anche se è ancora presto fare valutazioni di tipo sia economico ma soprattutto  qualitativo”.

Riso: la differenza sta nel terreno e negli investimenti in innovazione

Il riso è l’unica coltivazione agricola che si fa in sommersione costante di acqua, non in scorrimento. La coltivazione di riso in asciutto è impossibile. Ma oltre alla quantità di acqua è fondamentale anche la caratteristica del terreno: “Un terreno argilloso - spiega Piero Rondolino della Tenuta Colombara di Livorno Ferraris (VC) – consuma circa un litro di acqua al secondo per ettaro. Mentre terreni sabbiosi possono consumarne anche 10. Da noi nel vercellese i terreni dono di conformazione argillosa, per cui ad oggi il problema idrico è meno sentito. Ma per esempio nei territori del pavese, del milanese e del novarese i terreni sono meno argillosi per cui la scarsità di acqua si fa sentire. L’acqua è la vita del riso, dobbiamo solo stare più attenti a non sprecarla”.

Anche Silvia Tovo, produttrice di riso MeraCinque nel territorio mantovano, è ottimista: “Al momento la situazione è sotto controllo, l’acqua che usiamo non arriva dal Po ma è gestita dal Consorzio Territorio del Mincio. Siamo quindi in una posizione fortunata e al momento non abbiamo subito impatti. Questo grazie anche a scelte che portiamo avanti dal 2017 con una agricoltura di precisione e protocolli di agricoltura innovativa che ci permettono anche un notevole risparmio idrico. Un approccio più innovativo alla terra, che passa dalla sostenibilità agronomica, e investire in nuove tecnologie ha dunque un ritorno anche per la gestione di crisi climatiche”.

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