L’invasione delle cimici: danni nei campi e in città

L’autunno molto caldo ha favorito il proliferare della marmorata asiatica. La Coldiretti: «Problemi nei frutteti, che sono il loro bersaglio preferito»

MANTOVA. Danni all’agricoltura e fastidi ai cittadini, che se le ritrovano in casa, ovunque, a decine, per la gioia dei gatti annoiati che le usano come giochi.

La cimice marmorata asiatica (il nome scientifico è Halyomorpha halys), sta invadendo il nord Italia e non risparmia Mantova, colpendo in sciami i campi ed i giardini.

Agevolata da un autunno particolarmente caldo, la moltiplicazione degli esemplari non conosce sosta, anche grazie al fatto che in Italia non esistono antagonisti naturali. La cimice è anche estremamente prolifica, perché può deporre fino a quattrocento uova due volte l’anno.

E’ un problema quasi insormontabile, dunque, contenere la diffusione di un insetto che da adulto è in grado di volare per lunghe distanze alla ricerca del cibo, e sverna in edifici o in cassette e anfratti riparati per poi raggiungere in primavera le piante per alimentarsi, accoppiarsi e deporre le uova.

L’allarme-cimici risale comunque a circa un anno fa: «Le prime segnalazioni nel Mantovano sono arrivate nel 2015 da Moglia - spiega Alberto Lombardi, responsabile area tecnica ed economica di Coldiretti di Mantova – ed in questo anno da Gonzaga, Quistello, Carbonara Po e Borgoforte, dove la cimice sta bersagliando i frutteti, in particolare pesche e pere, senza disdegnare mais, soia, pomodori, peperoni e persino le vigne. Non sono al riparo i giardini, dove fa strage di piante ornamentali e fiori, soprattutto le rose. In molti giardini di città, infatti, il passaggio delle cimici è evidente».

Una situazione di cui si sono accorti anche molti cittadini di città, che tuttavia faticano a trovare rimedi.

Oltretutto, come la cimice nostrana, anche la mossa di eliminare fisicamente gli insetti è scoraggiata dal forte e sgradevole odore che emanano una volta schiacciati. Non c’è un pericolo diretto per le persone, se si eccettua il fastidio per la loro presenza, soprattutto quando si muovono in numerosi sciami.

Discorso diverso, invece, per le colture: «Attacca i campi a partire dal bordo esterno e procedendo verso l’interno. Dove colpisce, il raccolto subisce una drastica riduzione, va buttato in media tra il 20% ed il 30%, con punte anche più alte. Quando un agricoltore si accorge della sua presenza è tardi, ma può provare a ricorrere ad insetticidi consentiti dalla legge o ad olii, nel caso di colture biologiche. Il metodo più efficace rimangono le protezioni fisiche, come le reti anti-insetto a protezione delle colture, che però non tutti gli agricoltori hanno. Non è possibile importare insetti antagonisti dalla Cina per motivi sanitari».

Negli ultimi anni in Emilia Romagna (dove la cimice ha colpito per prima, nel 2012) sono stati sviluppati appositi feromoni artificiali che possono essere utilizzati come esca per trappole.

Gli agricoltori non sono obbligati a segnalare la presenza del parassita, anche se questa pratica può agevolare i vicini di terreno, consentendo di mettersi ai ripari.

«Siamo di fronte – commenta la Coldiretti in una nota - ai drammatici effetti dei cambiamenti climatici che si manifestano con una tendenza al surriscaldamento che si è accentuata negli ultimi anni ma anche con il moltiplicarsi di eventi estremi, sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi ed anche l'aumento dell'incidenza di infezioni fungine e dello sviluppo di insetti che colpiscono l’agricoltura».

Davide Dalai

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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