Expo 2015, le dieci cose memorabili

Le code ai padiglioni certo, ma anche lo spettacolo dell'Albero della vita; l'esercito di volontari dispiegato lungo il decumano e la rete del Brasile. Le torri della Svizzera e gli scorpioni in busta. Ban Ki-moon che firma la Carta di Milano e Michelle Obama che visita il padiglione Usa. Ecco cosa ricorderemo dell'Esposizione che, tra lo scetticismo iniziale di molti, è riuscita a richiamare a Milano 21 milioni di visitatori

Dopo 6 mesi cala il sipario sull'Esposizione universale di Milano, pensata intorno al tema "Nutrire il pianeta, energia per la vita". Partita non sotto i migliori auspici anche a causa della corsa finale per superare il ritardo dei cantieri si è rivelata un successo, prima di tutti in termini di ingressi: i visitatori sono stati 21 miloni, un milione in più di quanto si sperava e stimava all'inizio.


Smantellati i padiglioni dei Paesi ospiti rimarranno nell'area di Rho- Pero, l'Albero della Vita, Palazzo Italia e il Padiglione zero. Ma intanto, ecco le dieci cose che ricorderemo.

 

1.Le code


All'uscita della metropolitana, agli ingressi dell'Esposizione, all'entrata dei padiglioni. Andare all'Expo diventa sinonimo di mettersi in coda. Ha vinto il Giappone con otto ore di attesa, sarà anche perché la singola visita dura 50 minuti. Ma anche Kazakhistan, Palazzo Italia ed Emirati Arabi hanno richiesto qualche ora di pazienza. La fila, prima condizione nei fine settimana, negli ultimi mesi diventa quotidiana. In media i visitatori aspettato 2 ore e 45 minuti.

2. L'Albero della vita


Tutti a testa in su, di sera, rapiti dallo spettacolo dell'Albero della vita, dai suoi giochi di luci, acqua, musica e colori. L'installazione interattiva alta 35 metri diventa il vero simbolo di questa Esposizione, più citato sui social network, dice l'ideatore Marco Balich, dell'albero di Natale. Il must, per chi ha potuto, è stato godersi lo spettacolo dal terrazzo del Padiglione Ue. L'Albero rimarrà a Rho.

3. Padiglione zero


Luogo di un viaggio nel tempo e nello spazio, dalla comparsa dell'uomo sulla terra fino alle contraddizioni dell’alimentazione contemporanea. Anche il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon si è detto "impressionato" dalla visita, dalla scoperta di sprechi e perdite di cibo. Punto di partenza ideale per comprendere e visitare l'esposizione di Milano anche il Padiglione zero rimarrà a Rho e sarà di nuovo visitabile dalla primavera del 2016.

4. Visito, gioco, imparo


La rete del Brasile ha conquistato tutti fin dal primo giorno di Expo. Camminare sospesi su un ecosistema, i proprio movimenti che condizionano quelli di chi cammina con noi, come dire che il nostro comportamento ha conseguenze sugli altri abitanti del pianeta Terra. Si impara qualcosa divertendosi. Come dondolandosi sulle altalene dell'Estonia e andando sullo scivolo della Germania.

5. Cibi insoliti

Tutto ha avuto inizio dagli scorpioni del supermercato del futuro, già da maggio. In busta, però, non si potevano comprare nè mangiare, solo guardare riflettendo sull'alimentazione del domani. Poi è stata la volta del pesce palla del Giappone e della carne di coccodrillo, dromedario, zebra del padiglione dello Zimbabwe. Queste sì, da mangiare. E' prevalsa la tradizione all'Expo, italiana e dei singoli Paesi, ma abbiamo anche sdoganato la presenza di ospiti insoliti a tavola.

6. I record


La baguette più lunga del mondo; il panino preparato con la più grande pagnotta di pane di Altamura a denominazione di Origine (Dop) mai sfornata prima, dal peso di 1,5 quintali e lunga 3 metri, farcita con i salumi della tradizione italiana. Sono solo due esempi dei prodotti da record nati nel sito di Rho-Fiera dove si sono dati appuntamento le cucine dei Paesi di tutto il mondo.

7. La sostenibilità e la responsabilità


Il padiglione svizzero più degli altri ha costretto a una riflessione su uno dei temi cardine di questa esposizione. Quattro torri riempite di mele, sale, acqua e caffè per educare al concetto di consumo. I visitatori potevano prendere la merce, le torri si abbassavano via via. Una sorta di supermercato responsabile. Il messaggio: il futuro del pianeta dipende anche dal comportamento di ognuno di noi. L'Expo è stata da questo punto di vista un evento leggero per l'ambiente.

8. I volontari


Un esercito di 20mila lavoratori per sei mesi ha popolato il sito di Rho-Pero. Distribuiti lungo cardo e decumano, sorridenti e pronti a dare informazioni ai visitatori. Molti giovani, alle prime o primissime esperienze di lavoro, altri disoccupati in fase di riconversione occupazionale. Ogni giorno hanno combattuto contro la crescente invasione di visitatori da tutto il mondo, il moltiplicarsi di file, eventi e manifestazioni.

9. Vip in visita

Il successo dell'Esposizione si misura anche nel calibro delle visite. L'immagine-simbolo di tutte le celebrities resta quella di Michelle Obama che dalle guglie del Duomo contempla Milano. Il giorno precedente Michelle, Sasha e Malia Obama erano state a Expo, avevano visitato il Cenacolo di Leonardo, si erano incontrate con Agnese Renzi. Ma l'elenco è lunghissimo: Angela Merkel, David Cameron, Francois Hollande, Mariano Rajoy, John Kerry, Benjamin Netanyahu, Vladimir Putin, il segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin,  Francis Ford Coppola, Giorgio Armani, Andrea Bocelli, Carole Bouquet, Conchita Wurst, Sebastiao Saldao.

10. La carta di Milano


È l'eredità dell'Expo di Milano, la speranza per un cibo come diritto umano fondamentale, per l'accesso ad alimenti sani e nutrienti, all'acqua pulita, all'energia, senza dimenticare il contrasto "alle disuguaglianze nelle possibilità e nelle opportunità tra gli individui e i popoli". Raccoglie in dieci pagine il cuore di Expo 2015. È stata firmata da 1,5 milioni di persone: istituzioni, governi, cittadini.

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