In Liechtenstein basta l’Italia al piccolo trotto

Segna subito Bernardeschi, poi tanto torello e pochi slanci Nella ripresa i gol di Belotti (2), Romagnoli ed El Shaarawy 

Vincere era il minimo sindacale. Missione compiuta senza entusiasmare, al piccolo trotto. L’Italia degli esperimenti passa anche in Liechtenstein e regala a Roberto Mancini l’ingresso nei libri di storia. Da ieri sera infatti il Mancio eguaglia Vittorio Pozzo. Record di vittorie consecutive (9) condivise con il ct dei due Mondiali consecutivi e dell’Olimpiade 1936. Ecco, questo è il punto: le vittorie hanno un peso specifico e paragonare le due esperienze in panchina, al momento, è fuori luogo. Soprattutto dopo la prestazione offerta a Vaduz da un’Italia a cui è bastato fare possesso palla per scardinare alla lunga la difesa dei padroni di casa. Alla lunga appunto, perché fino al 70’ non è che si sia vista una manovra eccellente. Chiaramente con tanti cambi nello scacchiere iniziale era difficile aspettarsi qualcosa di più, ma ora come ora l’impressione è che la squadra verso l’Europeo sia competitiva nei suoi interpreti titolari. Vanno trovati dei sostituti all’altezza, perché per affrontare una competizione internazionale serve la panchina lunga.

La partita per l’Italia si mette subito in discesa grazie al gol di Bernardeschi. Un gol che arriva dopo due soli minuti di gioco e che, per qualche istante, fa dimenticare a tutti l’approccio molle mostrato dagli azzurri. Sotto la pioggia di Vaduz c’è chi si mette comodo con il pallottoliere in mano per contare le reti della squadra di Mancini, ma di palline da muovere ce ne sono ben poche. Già, perché nei primi 45 minuti di gioco l’Italia gioca sotto ritmo. Un fraseggio senza costrutto, con Cristante nel ruolo di play che però non brilla. Non è Jorginho per intenderci. Le cose funzionano bene sulla sinistra con Biraghi e Bernardeschi, meno dall’altra parte dove Grifo è evanescente. Il tutto con il Liechtenstein che si chiude a riccio, non si scompone e in un paio di occasioni si fa pure vedere dalle parti di Sirigu.


Insomma: un avvio poco edificante per chi (Mancini) chiedeva risposte nette e squillanti dalle seconde linee. Nella ripresa la musica non cambia fino al 70’, quando arriva il gol di testa di Belotti che di fatto spiana la strada alla formazione azzurra. Bravo il Gallo, per impegno e costanza. Gli arrivano pochi palloni e allora lui se li va a cercare (la doppietta è un premio meritato per il bomber del Torino). Lavoro sporco che fa anche Romagnoli nell’occasione che porta la Nazionale al tris. Nota di merito anche per El Shaarawy che torna al gol in azzurro. È volato in Cina preferendo gli ingaggi faraonici (lui che è il Faraone...) alla competitività del calcio occidentale. Non è però un calciatore finito e vista la manovra di Mancini, volta a sfruttare al massimo gli esterni, può tornare utile.

Quello che serve adesso è un cammino propositivo in vista dell’Europeo. Partite probanti per capire lo stato di salute del gruppo. Per ora il calendario non ha regalato grosse emozioni, a novembre però ci saranno gli incontri con Bosnia (in trasferta) e Armenia (a Palermo).

Due gare interessanti per proseguire nel cammino di crescita. Se poi ci sarà modo di inserire anche delle amichevoli con squadre top, ancora meglio. —

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