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È morto Roberto Maroni, fondò la Lega assieme a Umberto Bossi. Aveva 67 anni. La famiglia: “Ciao Bobo, inguaribile ottimista”

Il tre volte ministro ed ex presidente della Regione Lombardia lottava dal 2021 contro un tumore al cervello

Francesca Del Vecchio
Aggiornato alle 3 minuti di lettura

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Roberto Maroni è morto nella sua casa di Lozza, in provincia di Varese, a 67 anni. L’ex ministro dell'Interno e del Lavoro e delle politiche sociali Roberto Maroni lottava da tempo contro un tumore al cervello. Tre volte ministro nei governi Berlusconi, vicepremier, ex governatore della Regione Lombardia. «Questa notte alle 4 il nostro caro Bobo ci ha lasciato», – si legge nella nota diffusa dalla famiglia – «A chi gli chiedeva come stava, anche negli ultimi istanti, ha sempre risposto “bene”. Eri così Bobo, un inguaribile ottimista. Sei stato un grande marito, padre e amico», prosegue la nota.

Nato a Varese il 15 marzo 1955, Maroni ha dedicato tutta la vita alla politica: voleva studiare filosofia e fare il giornalista, ma invece fece giurisprudenza e l’avvocato. All'età di 16 anni, nel 1971, milita in un gruppo marxista-leninista di Varese. Poi, fino al ‘79 frequenta il partito di estrema sinistra Democrazia Proletaria. Entrato nella Lega, non ha mai rinnegato il suo passato politico.

Maroni: "Nessun patto con Berlusconi, se vuole faccio il presidente del Milan

Nel 1989, condivide con Umberto Bossi la fondazione della Lega Nord, di cui ricopre dal 2002 l'incarico di Coordinatore della Segreteria politica federale presieduta dal segretario federale Bossi (fino al 2012), chiamata a decidere la linea politica del movimento a livello nazionale e locale. Nel 1990 è consigliere a Varese e pochi anni più tardi, da primo ministro dell’Interno non democristiano, firma il decreto Biondi che viene ribattezzato “salvaladri”. Il giorno dopo, raccontano le fonti vicine a lui, se ne pente. Poco dopo, Bossi decide di sfiduciare il primo governo Berlusconi ma lui si oppone. Ancora al fianco di Bossi partecipa alla svolta secessionista della Padania, la cui dichiarazione d'indipendenza avviene a Venezia il 15 settembre 1996. Sempre nel 1996 - lui è già entrato e uscito dal Viminale per la prima volta - viene indagato dalla Magistratura per reati legati al vilipendio dell'unità nazionale e accusato di aver causato uno stato di "depressione del sentimento nazionale" a causa della diffusione delle proprie opinioni sull'indipendenza della Padania: si guadagna l’unica condanna della sua vita per i tafferugli con la polizia che stava perquisendo la sede di via Bellerio a causa della fondazione della Guardia nazionale padana.

Maroni: "Non mi ricandido in Lombardia"

Dal 2007 al 2011 è il secondo Presidente del Parlamento del Nord, dopo essere stato anche “primo ministro della Padania", succedendo a Francesco Speroni. Dal 1 ° luglio 2012 al 15 dicembre 2013 è segretario federale della Lega. Nell'ottobre del 2012 viene ufficializzata la sua candidatura alla presidenza di Regione Lombardia nelle elezioni anticipate del 2013: viene eletto presidente con il 42,81% dei voti contro il 38,24% ottenuto da Umberto Ambrosoli. Nel 2016 si candida anche al Consiglio comunale di Varese tra le file della Lega, risultando poi eletto (anche se solo con 335 preferenze). La sua presidenza in Regione approva una riforma della Sanità dalla forte impronta privatistica, tant’è che viene ribattezzata il “requiem della sanità pubblica”.

Regione Lombardia, passaggio di consegne tra Maroni e Fontana

Maroni sostiene anche il referendum consultivo sull'autonomia svoltosi nel 2017. L'8 gennaio 2018, durante una conferenza stampa annuncia la volontà di non ripresentarsi alle elezioni regionali previste per il 4 marzo 2018 per motivi personali e lancia la candidatura di Attilio Fontana, sostenuta da Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia. Il 30 settembre 2020, in un'intervista alla «Prealpina», ufficializza la sua candidatura a sindaco di Varese, in vista delle elezioni comunali del 2021 ma il 6 giugno si ritira per gravi problemi di salute determinati dal tumore al cervello. Il 20 ottobre 2021, nominato dalla ministra Luciana Lamorgese – grande nemica politica del segretario leghista Matteo Salvini – presidente della Consulta per l’attuazione del protocollo d’intesa per la prevenzione e il contrasto dello sfruttamento lavorativo in agricoltura e del caporalato, organo del Ministero dell'interno. Con Salvini i problemi non finiscono qui: le divergenze di opinioni tra Maroni e il segretario della Lega si erano fatte sentire anche dopo la sua non ricandidatura alla presidenza di Regione Lombardia. Oltre che, solo un mese fa, durante la formazione del governo Meloni e la sconfitta sonora della Lega alle urne, quando Bobo dice ai giornali: «Al Viminale deve andare un prefetto, non certo Matteo Salvini. Io vorrei che fosse Matteo Piantedosi che è stato capo di gabinetto della ministra Lamorgese e ha passato indenne tutte le indagini della magistratura». Poi aggiunge che alla Lega servisse un congresso e un nuovo segretario: «Non faccio nomi, però il suo profilo ce l’ho ben chiaro: deve essere quello di un moderato, competente e con grande passione. E poi deve stare alla larga da ogni cerchio magico e ascoltare di più i veri militanti».

Roberto Maroni si esibisce al pianoforte a margine della presentazione del suo libro

«Grande segretario, super ministro, ottimo governatore, leghista sempre e per sempre. Buon vento Roberto», è stato il commento di cordoglio di Salvini che ha aggiunto: «È un brutto martedì. Eravamo pronti a una giornata gagliarda, però poi svegliarsi con la notizia che un amico ha salutato cambia il modo di lavorare. Ci tengo a ricordare chi ha fatto il segretario e il ministro dell'Interno prima di me, che ha fatto il governatore della Lombardia. Siamo andati d'accordo su tante cose, ogni tanto abbiamo discusso». Cordoglio anche dal resto del mondo della politica.

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