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Ischia, la strage dei ragazzini

Tra i sei corpi restituiti dal fango due fratellini di 6 e 11 anni e un neonato di 20 giorni. Famiglie cancellate sull’isola distrutta dal dolore: «Non ci riprenderemo più»

Flavia Amabile
Aggiornato alle 4 minuti di lettura

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Inviata a Ischia. Leo è un labrador dal manto dorato. Alle 15,20 appare in cima a via Celario, è appena uscito dalle case dove è franato un pezzo del monte Epomeo. Il padrone, un operatore dell’unità cinofila di Napoli, lo tiene al guinzaglio e inizia a scendere verso valle. Ha il volto scuro, il passo stanco. Il loro lavoro è terminato, non resta che andare a prendere l’ultimo traghetto e tornare a Napoli. Dopo ore a cercare nel fango, Leo non ha trovato nessuno. «Perché lui trova soltanto persone vive», precisa il padrone. E di vivo non sembra essere rimasto nessuno nel pugno di abitazioni distrutte dalla frana che si è staccata dal monte Epomeo intorno alle 4 di sabato mattina.

All’alba di ieri erano ancora undici i dispersi ufficiali di Casamicciola, il comune di Ischia dominato dalla grande montagna e flagellato da troppe tragedie, il terremoto del 2017 e due alluvioni, per limitarsi alla cronaca degli ultimi sedici anni. Quando il sole ha iniziato a indurire il fango e a rendere più rapido il lavoro dei soccorritori, dalle case sventrate sono emersi i primi corpi. Maria Teresa l’hanno trovata accanto al materasso dove stava dormendo. Aveva sei anni, indossava ancora il pigiama. Poi hanno trovato il fratello Francesco, 11 anni, che aveva appena iniziato la prima media. Si cercano i corpi del padre Gianluca Monti, della madre Valentina Castagna e dell’altro fratello, il più grande. Fino a ieri mattina si sperava ancora di trovarli vivi, a fine giornata della famiglia Monti-Castagna resta il sorriso fissato per sempre in una foto scattata un anno fa che gira nelle chat degli amici di Ischia, loro cinque bellissimi in una giornata di sole e vento quasi natalizia, il mare sullo sfondo, la felicità negli occhi. Sull’isola Gianluca è molto conosciuto, è un uomo dai mille lavori. Durante l’estate accompagna i turisti con il suo taxi e li intrattiene con battute e racconti sull’isola. Ma in passato ha anche avuto un banco di frutta e ha prestato servizio nelle cucine dei ristoranti come cuoco. Non si è mai tirato indietro per portare a casa quello che serve per una famiglia numerosa e con un unico stipendio.

Intorno all’ora di pranzo hanno trovato il corpo di Nikolinka Blagova, 58 anni. A Ischia tutti la chiamano Nina, oppure la romena. In realtà è di origini bulgare e da tre giorni finalmente anche cittadina italiana. Venerdì era andata in comune, dove le avevano consegnato il foglio con la dichiarazione di poter avere la carta d’identità. «Basta questo?», aveva chiesto all’impiegato dell’anagrafe stringendo il documento che aveva aspettato a lungo. Era tornata apposta da Berlino dove viveva con il compagno Vincenzo, originario di Ischia, per completare la procedura. «No, bisogna aspettare la tessera», le aveva risposto l’impiegato. E lei aveva deciso di non rientrare subito a Berlino ma di rimanere sull’isola. Era andata a dormire nella casa ai piedi del monte, dove si era trasferita dopo il terremoto del 2017. Perché l’abitazione dove vivevano prima era da ricostruire e perché Nina aveva paura del terremoto. Avevano fatto mettere a posto un casolare nella zona alta di Casamicciola e si erano trasferiti lì. A Nina piaceva molto, si sentiva più sicura che nella zona di piazza Maio dove gli edifici erano crollati e quelli rimasti in piedi erano avvolti da impalcature che le ricordavano a ogni metro lo spavento provato quando le scosse l’avevano costretta a fuggire. La nuova casa l’ha tradita come ha tradito Eleonora Sirabella, 31 anni, la prima a finire nel triste elenco dei morti già sabato sera. Aveva provato a salvarsi quando la furia dell’alluvione l’aveva svegliata nel cuore della notte. Un primo boato aveva iniziato a far crollare la montagna e lei aveva chiamato il padre, gli aveva chiesto di andarla a prendere. Lui si era messo in macchina con il figlio ma si erano dovuti fermare. All’ingresso di Casamicciola avevano trovato un muro di fango, proseguire era stato impossibile. La casa di Eleonora è una delle più alte del piccolo nucleo appollaiato ai piedi del monte Epomeo, la parte del comune che ora appare irriconoscibile e difficile da raggiungere anche per i Vigili del Fuoco. Dentro potrebbe esserci ancora Salvatore Impagliazzo, il compagno di Eleonora, ma ieri le ricerche si sono concentrate nelle case più in basso. Il cognato Costantino Punzo per tutto il giorno è rimasto a osservare la strada. Inutilmente. «Per la nostra famiglia è un dolore enorme, siamo disperati», soltanto questo riesce a dire.

L’ultimo corpo trovato nel pomeriggio è quello di Giovangiuseppe Scotto Di Minico, di 20 giorni. «Un ritrovamento che ha colpito tutta la comunità dei vigili del fuoco», ha ammesso Emanuele Franculli, dirigente regionale dei Vigili del fuoco della Campania. Si era sperato a lungo che si fosse salvato, invece la notizia ha aggiunto strazio allo strazio, portando a tre il numero dei minorenni morti in questa tragedia che non ha avuto pietà per nessuno, nemmeno per i neonati. Con lui, in casa, sono stati trovati i genitori, Giovanna Mazzella, 30 anni, cugina di Gianluca Monti, e Maurizio Scotto Di Minico, 32 anni.

Sono in cinque ancora dispersi, le ricerche vanno avanti sapendo che le speranze di trovare qualcuno in vita sono ormai quasi inesistenti. Anche se ieri non ha piovuto. Il fango continua a scendere verso il basso rendendo difficili ancora collegamenti e trasporti. Oltretutto ci sono ancora 4 o 5 famiglie, per un totale di 20 persone tra adulti e bambini, bloccate senza corrente né acqua. Difficilmente si riuscirà a portarle via prima di oggi. Ci sono poi oltre 200 sfollati, la maggior parte ospiti dell’hotel Michelangelo o di altri alberghi dell’isola. Ieri, quelli che hanno potuto, sono tornati nelle case. «È tutto finito!», urla Antonio Mattera mentre trascina una busta piena di vestiti giù per la discesa ancora invasa dal fango. «Vendo tutto e vado via, Casamicciola non è più un posto dove vivere», denuncia con rabbia Giovanni Amodio, che abita in piazza Bagni. Poco lontano Michele Riccio scuote la testa. «È quello che mi dicono le mie figlie, vorrebbero che andassi a vivere in una zona meno pericolosa ma ormai sono anziano, non posso cambiare ora». Più in alto, alle spalle di piazza Maio, dove le case sono quasi tutte lesionate e puntellate per il terremoto, abita Franco Sirabella, 77 anni. «Se fossi giovane andrei via, questo posto non ha futuro. Non per colpa nostra ma della politica che non si occupa della montagna. C’era un sistema di briglie creato negli anni Sessanta per contenere le frane. Lo hanno abbandonato. Nessuno pulisce nulla».

È quello che dice anche Maria Di Costanzo. Ha le lacrime agli occhi mentre lascia la casa distrutta dalla colata di fango e roccia. «È un incubo. Le nostre vite sono distrutte e la colpa è di chi non sa come si vive in montagna. Io l’avevo detto pochi giorni fa alla famiglia Monti, era pieno di rami nelle caditoie e le grate erano ostruite. Che disgrazia! I figli li vedevo sempre giocare nello spiazzo davanti al mio, non ci riprenderemo più».

Non è vero, obietta Mario D’Orta, proprietario del vigneto La Tenuta di Pietrasecca devastato dalla frana. «Gli ischitani sono formiche, sanno sempre ricostruire. Ma qualcuno dovrebbe imparare come si cura una montagna, ormai l’hanno dimenticato».

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