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Voto all’estero, l’Europa chiede più trasparenza sui diritti dei cittadini nei diversi Paesi di residenza

Non tutti conoscono le opportunità che già esistono in un altro Stato dell’Unione

emanuele bonini
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

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Ricorrere al voto per corrispondenza, possibilità di voto fisico anticipato, esistenza del voto per delega. Ancora, seggi elettorali mobili. Il Parlamento europeo lavora al «riordino» della partecipazione popolare in vista delle elezioni europee del 2024. L’obiettivo è rendere disponibili quelle informazioni a oggi poco pubblicizzate per esprimere il proprio voto. La commissione Affari costituzionali dell’Eurocamera produce il primo tassello di questa proposta il cui approdo in Aula è previsto subito, per la sessione plenaria di dicembre (12-15). L’esito del voto – 18 favorevoli, 4 contrari e nessun astenuto – lascia intravedere una maggioranza che potrebbe essere confermata dall’emiciclo.

Le proposte per agevolare la partecipazione alle elezioni europee mirano a intercettare quei circa 11 milioni di cittadini Ue che si trovano in un altro Stato membro dell’Unione, e per cui poter esercitare il diritto di voto può risultare un problema. Ogni Stato membro ha le sue regole, per quella che è una vera e propria giungla. Addirittura per i cittadini di Irlanda, Malta, Repubblica Ceca e Slovacchia non è possibile votare per le elezioni europee se si trovano fuori dal proprio Paese. In altri nove Stati membri (Bulgaria, Cipro, Croazia, Francia, Grecia, Italia, Polonia, Portogallo, Romania) non è previsto il voto per corrispondenza, mentre il voto elettronico è possibile solo per i cittadini estoni.

Non tutti sanno che la residenza in un altro Paese dell’Unione offre nuove opportunità, come la possibilità di poter votare per i candidati dello Stato in cui si trova, facendo richiesta. A patto che si sappia di avere questo diritto. Un italiano registrato in Belgio, ad esempio, può scegliere, anche per comodità, di votare i candidati belgi (rinunciando al voto per quelli italiani). In quel caso può avvalersi delle regole nazionali, come ad esempio il voto per delega se impossibilitati a recarsi al seggio.

Quello che chiede la commissione Affari costituzionali è di agevolare i cittadini fuori patria nell’ottenere tutte quelle informazioni che consentono di partecipare al voto. In sintesi, «rendiamo le nostre elezioni più accessibili» a tutti, sottolinea Damian Boeselage (Verdi), relatore del testo approvato in commissione. Per fare questo occorre «garantire che le informazioni siano disponibili nel maggior numero possibile di lingue dell'Unione e che la società civile abbia un ruolo importante da svolgere nella sensibilizzazione».

La rivoluzione, quella vera, appare di portata più complessa. Se la richiesta di maggiore informazione si può fare, e in tempi rapidi (e il voto d’Aula calendarizzato subito serve a questo), la riforma dei sistemi elettorali nazionali può anche non avvenire. E’ competenza degli Stati, che oltretutto in sede di Consiglio Ue devono pronunciarsi all’unanimità. Il Parlamento vorrebbe che voto per delega, per corrispondenza, e addirittura elettronico fosse una fattore comune a tutti i Ventisette, e lo chiede nei limiti del possibile. Ai governi nazionali si domanda di «considerare l’introduzione» di queste possibilità al proprio interno. Nel mentre si adoperino per informare cosa possono fare i propri cittadini all’estero e cosa succede quando ci si registra al comune di un altro Paese.

Gli obblighi che l’europarlamento vorrebbe far scattare sono dunque, altri. Abilitare la registrazione nelle liste elettorali non appena l'elettore si registra per la residenza, informare i cittadini mobili in una lingua ufficiale dell'Ue a loro comprensibile dei loro diritti e delle scadenze imminenti, garantire gli stessi standard per la presentazione delle candidature per i cittadini Ue nazionali e mobili. Ancora, facilitare l'esercizio del diritto di voto da parte di gruppi vulnerabili ed emarginati, comprese le persone con disabilità, gli anziani, i senzatetto e le persone in carcere che godono del diritto di voto. Tutte cose che si possono fare subito, e su cui gli europarlamentari di trovare quella convergenza unanime in Consiglio.

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