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Influenza australiana in Italia, dai sintomi ai soggetti più colpiti: cosa c'è da sapere

La curva di incidenza della malattia stagionale sta registrando una repentina crescita, con un mese di anticipo rispetto agli altri anni. L’appello dei medici di emergenza: «Evitare di intasare i pronto soccorso»

Aggiornato alle 2 minuti di lettura

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(lapresse)

Una tempesta perfetta che rischia di mettere a dura prova l'emergenza-urgenza sul territorio.  L'influenza australiana è arrivata anche in Italia, con un picco di casi tra i bambini. Si tratta di nuova variante di virus influenzale sviluppatosi, come dice il nome, dall’altra parte del mondo, che ha determinato la peggiore stagione degli ultimi cinque anni, dopo due anni nei quali la malattia stagionale praticamente non c'è stata grazie anche al distanziamento e alle mascherine obbligatori per il Covid. Vediamo chi colpisce e quali sono i sintomi. 

Perché “australiana”
La malattia viene chiamata "australiana" proprio perché si è manifestata prima in Australia, dove è inverno quando da noi è estate. I vaccini si preparano in base al tipo di virus che viene isolato dall'altra parte del mondo.

I bambini sono i più colpiti
In questo momento, certifica anche l'Istituto superiore di sanità, l'influenza australiana ha maggiormente colpito i più piccoli, nella fascia 0-4 anni, ma ora si sta diffondendo anche negli adulti. Il picco è atteso per dicembre, quindi con un mese di anticipo rispetto a quando si è sviluppata la malattia stagionale negli altri anni.

Quali sono i sintomi
Riguardo invece i sintomi, le cose non sono cambiate: la sintomatologia è sempre la stessa rispetto agli scorsi anni. L’influenza dura all’incirca cinque giorni, durante i quali si può avere la febbre molto alta, insieme a dolore alle ossa, al mal di gola, al raffreddore e all’inappetenza.

La situazione in Italia
Secondo la rete di sorveglianza Influnet, nella settimana dal 21 al 28 novembre si è passati da 9,5 casi per mille abitanti a 12,9 colpiti da virus simil influenzali e dall’inizio della stagione oltre 2,5 milioni hanno contratto l’infezione. Il virus sta registrando una repentina crescita, con un mese di anticipo rispetto agli altri anni. Questo perché, spiegano i virologi, negli ultimi due anni in cui c'era una netta prevalenza del Covid, non ci sono state infezioni che abbiano rinforzato le difese immunitarie. In certe regioni ci sono problemi sia nei pronto soccorso che con i pediatri di famiglia, in molti casi difficili da contattare. 

L’appello dei medici di emergenza: “Evitare di intasare i pronto soccorso”
«Vogliamo mandare un messaggio visto l'allarme sull'incremento dei casi d'influenza: avere la febbre non è una emergenza soprattutto nei bambini, anche se è alta e protratta nel tempo. Occorre monitorare, parlare con il pediatra o per gli anziani con il proprio medico di famiglia. E poi, se davvero si vuole venire in pronto soccorso, prepararsi perché nella maggioranza dei casi sarà assegnato un codice basso e ci sarà una lunga attesa. Mi dispiace dirlo, ma la situazione è questa e dobbiamo evitare di intasare i pronto soccorso». Così all'Adnkronos Salute Fabio De Iaco, presidente della Simeu, Società italiana di medicina dell'emergenza-urgenza, facendo il punto sull'influenza. «Gli antipiretici vanno somministrati puntualmente e nelle dosi giuste, senza la corsa all'antibiotico che è ingiustificata di fronte a una malattia virale e in assenza di segni di sovrapposizioni batteriche», conclude il presidente Simeu.

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