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Medici in affitto senza essere iscritti all’Albo, sanitari al lavoro senza turno di riposo: l’indagine dei Nas, segnalate 205 persone

L’indagine a tappeto dei carabinieri: scoperte 165 posizioni irregolari, di cui 83 segnalate all’autorità giudiziaria

PAOLO RUSSO
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

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(lapresse)

Medici e infermieri in affitto ma senza essere iscritti nemmeno all’Albo professionale, dottori spediti a fare cesarei senza avere mai visto una sala parto, sanitari di cooperative trasformati in stakanovisti del gettone al lavoro per 24 ore consecutive senza alcun turno di riposo. E poi medici ultrasettantenni con i capelli più bianchi dei loro camici e frodi in quantità, come quella di inviare meno personale di quello pattuito e pagato da Rsa e ospedali con le piante organiche sguarnite da anni di tagli alla sanità. Benvenuti nel mondo dei sanitari a gettone messo a nudo dall’indagine a tappeto dei carabinieri dei Nas, che hanno scoperto 165 posizioni irregolari che hanno portato alla segnalazione di 205 persone, di cui 83 all’autorità giudiziaria.

Deferiti anche 8 titolari di cooperative per l'ipotesi di reato di frode ed inadempimento nelle pubbliche forniture ritenuti responsabili di aver inviato personale in attività di assistenza ausiliaria presso ospedali pubblici, in numero inferiore rispetto a quello previsto dalle condizioni contrattuali con l'Azienda sanitaria, o impiegato semplice personale ausiliario, privo del titolo abilitativo, anziché figure professionali socio-sanitarie. Infine, personale medico non specializzato per l'incarico da ricoprire.

I casi di esercizio abusivo della professione sono 43 e riguardano soprattutto gli infermieri , mentre tra i medici abbondano quelli non specializzati, spediti in reparti delicati, come ostetrica e pronto soccorso senza avere alcuna pratica della medicina di emergenza e urgenza. C’è poi anche chi la specializzazione ce l’ha ma abbinata al vizietto del doppio lavoro. Come il dottore che con la sua bella indennità frutto del contratto di esclusività sottoscritto con un ospedale pubblico della provincia di Roma se ne andava ad arrotondare nel pronto soccorso un altro nosocomio di Latina, pagato profumatamente a gettone.

Numerose anche le violazioni evidenziate dai Nas circa l'impiego di figure sanitarie esterne, collocate in attività lavorativa senza l'adeguata formazione sulla tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro. Sono state accertate e contestate anche violazioni per carenze autorizzative, funzionali e strutturali che hanno determinato, nei casi più gravi, la chiusura di 5 strutture socio-sanitarie.

Deferiti poi due titolari di cooperativa che impiegavano medici in turni continuativi di oltre 24 ore senza il torno di riposo dopo le prime 12, come previsto anche dal capitolato d’appalto. I turni extra large accertati sono oltre 100 ed è inutile dire quanto anche questo metta a repentaglio la salute degli assistiti.

Ma quella svelata dai Nas è solo la punta di un iceberg, composto da almeno 15mila medici a gettone che erogano 18 milioni di prestazioni l’anno, secondo una recente indagine svolta per La Stampa da Simeu, la società scientifica della medicina di emergenza e urgenza, uno dei settori più a corto di professionisti. Il personale manca e sempre più camici bianchi decidono infatti di lavorare in affitto dove si arriva a guadagnare anche tre, quattro volte tanto che da dipendenti.

Questi giorni in Veneto si è arrivati ad offrire 120 euro l’ora ad anestesisti e rianimatori. Il doppio dei 60 euri lordi, 40 netti, percepiti da un dipendente per un’ora di straordinario. E così le fila dei “gettonisti” si ingrossano. Considerando che i dottori dipendenti sono 112mila oramai più di uno su dieci è “in affitto”. Non il massimo per la sicurezza dei pazienti. Questo perché «in larga parte dei casi si tratta di giovani non specializzati”, spiega il presidente di Simeu, Fabio De Iaco. Per il quale “alcune cooperative potrebbero essere addirittura illegali, perché configurerebbero il reato di ‘intermediazione di mano d’opera’. Salvo non venga loro affidato un intero ramo d’azienda, come un pronto soccorso o la gestione dei codici banchi».

I medici dei pronto soccorso e dell’emergenza-urgenza sono comunque contrari a quest’uso indiscriminato dei medici in affitto. «Innanzitutto perché spesso non hanno una professionalità adeguata a garantire l’assistenza necessaria ai pazienti e il loro costo rischia di mandare in default le aziende. Infine non conoscono l’ospedale, la sua organizzazione, i colleghi con i quali bisogna lavorare in team», afferma De Iaco.

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