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Al via l’embargo Ue al petrolio russo, sarà di fatto bloccato il il 94% del greggio di Mosca destinato all’Europa occidentale. Ma l’Italia si è già attrezzata

Mosca si prepara ad aggirarlo, e l’Opec rifiuta di aumentare la produzione per sopperire

LUIGI GRASSIA
Aggiornato alle 1 minuto di lettura

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Da oggi scatta l’embargo europeo al petrolio russo: sono vietate le importazioni di greggio via mare (non quelle attraverso gli oleodotti)  e secondo i calcoli della Commissione Ue questo dovrebbe bloccare il 94% del greggio di Mosca destinato all’Europa occidentale. In aggiunta, oggi entra in vigore una mossa concordata dal G7 (più l’Australia) per imporre un tetto di 60 dollari al barile al prezzo del petrolio russo, un “price cap” che Mosca ha già annunciato di non accettare. Comunque la misura europea è più drastica, si tratta di un blocco totale.

Che cosa cambia in concreto per gli italiani e per gli altri europei? I tempi e i modi dell’embargo sono stati calcolata per ridurre al minimo e forse azzerare l’impatto. La nostra dipendenza dal petrolio russo non è mai stata forte come quella dal gas; i flussi erano minori e facilmente sostituibili, e l’embargo è stato a lungo dilazionato, durante i mesi della guerra in Ucraina, ed è entrato in vigore solo dopo aver provveduto, da parte europea, a tutti gli aggiustamenti del caso. A riprova, il prezzo del barile in queste ore non sta subendo oscillazioni importanti.

Tuttavia le valutazioni non andrebbero fatte solo sulla base dell’oggi, perché quello dell’energia è un mercato di tempi lunghi.

L’Opec, l’associazione dei Paesi esportatori di petrolio, ha fatto sapere che non aumenterà la produzione per sopperire alla mancanza di greggio russo. Del resto è da tempo che l’Opec coordina la politica della produzione con la Russia, nell’ambito dell’associazione informale definita Opec+, in modo da tenere alto il prezzo del barile; l’attuale livello di 80 dollari è considerato appropriato e sostenibile, mentre negli anni scorsi si era scesi sotto i 20, e in una singola giornata la quotazione si era addirittura azzerata. Nel medio termine gli analisti prevedono una carenza mondiale di greggio, perché nonostante la transizione verde stia riducendo la quota degli idrocarburi nel mix energetico globale, il consumo di petrolio sta aumentando in numeri assoluti, ormai supera stabilmente i 100 milioni di barili al giorno, e le strutture produttive attuali soffrono da tempo di carenza di investimenti.

Per tornare all’attualità e alla Russia, pare che Mosca stia già provando a organizzarsi per aggirare l’embargo europeo, attraverso vendite ad altri Paesi che poi rivenderebbero il greggio in Europa occidentale.

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