Covid, da “droplet” a “varianti”: il virus spiegato con 10 parole

ROMA. Oggi sappiamo che circolava indisturbato nel nostro paese già nel 2019. Ma è solo a inizio 2020 che gli abbiamo dato un nome: SARS-Cov-2. Ci sono ancora molte domande a cui dobbiamo trovare una risposta, ma in meno di un anno abbiamo imparato tante cose sul virus che ha sconvolto tutto il mondo. Ecco 10 parole per spiegare brevemente tutto quello che la scienza ci ha insegnato sul virus SARS-CoV-2 in questo drammatico 2020 che si chiude, e sulle «armi» che abbiamo per contrastarlo.
CORONAVIRUS: sono una famiglia di virus che causa infezioni negli esseri umani e in una varietà di animali, tra cui uccelli e mammiferi come cammelli, gatti e pipistrelli. Si tratta di virus molto diffusi in natura, che possono causare un comune raffreddore o malattie più gravi come la sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la sindrome respiratoria acuta grave (SARS). A oggi, sette Coronavirus hanno dimostrato di essere in grado di infettare l'uomo. SARS-Cov-2 (Sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2) è un nuovo ceppo di coronavirus, uno stretto «parente» di quello che ha provocato la Sars (SARS-CoVs).
DROPLET: sono le goccioline che emette una persona quando tossiscono, starnutiscono o semplicemente quando parlano. Uno studio pubblicato su Pnas sostiene che quando si parla si emettono migliaia di goccioline che possono rimanere sospese nell'aria tra gli 8 e i 14 minuti. Questi stessi droplet, per via della forza di gravità, cadono e possono atterrare su varie superfici, come le maniglie delle porte o i pulsanti degli ascensori. Sono stati condotti numerosi studi su quanto riesce a sopravvivere, e quindi a essere contagioso, SARS-CoV-2 sulle superfici. E' stato dimostrato ad esempio che le particelle virali possono resistere fino a mezz'ora su carta da stampa e carta velina; fino a 24 ore su legno e tessuto; fino a due giorni su banconote e vetro; fino a quattro giorni su acciaio inox, plastica e superfici interne delle mascherine e fino a una settimana sulla superficie esterna delle mascherine.

CARICA VIRALE: è sia l'entità del contagio virale contratto che l'indice del rischio di sviluppare l'infezione. E in caso di infezione può determinare la gravità. Inoltre, la carica virale rappresenta la quantità di virus in circolo in grado di indurre la positività ai test diagnostici specifici che individuano l'avvenuto contagio da un virus.
INCUBAZIONE: è quel periodo di tempo che intercorre tra l'esposizione ad un agente infettivo, in questo caso il nuovo coronavirus, e il manifestarsi dei sintomi della malattia. Per SARS-CoV-2 il periodo di incubazione medio è di 14 giorni.
INDICE RT: è il tasso di contagiosità che ci spiega quanto è contagioso il virus dopo l'applicazione delle misure restrittive. In pratica, ci dice quante persone possono essere contagiate da una sola persona in media e in un certo periodo di tempo in relazione all'efficacia delle restrizioni, come il lockdown o le zone rosse.
TERAPIE: contro SARS-CoV-2 non c'è una cura specifica e molti dei farmaci usati da inizio pandemia per contenere i sintomi o come «supporto» alla guarigione si sono rivelati inefficaci, almeno stando all'Organizzazione mondiale della sanità: dall'antivirale «remdesivir» all'antimalarico «idrossiclorochina», fino ai farmaci anti-Hiv «liponavir» e «ritonavir». Utili sono invece risultati farmaci come l'«enoxaparina sodica» e il «desametasone». Sulla terapia al plasma si attendono nuove valutazioni.
VACCINI: sono oltre un centinaio i vaccini messi a punto o in via di sviluppo in diversi laboratori in tutto il mondo. Ma, al momento, sono tre i più promettenti e uno di questi è già stato approvato e somministrato in Europa, compresa l'Italia. SI tratta del vaccino Pfizer-BioTech, basato su un sistema molto innovativo detto «a Rna». L'approvazione da parte dell'Ema, l'Agenzia dei farmaci europea, del vaccino prodotto dell'azienda americana Moderna, che si basa sulla stessa tecnologia di quello di Pfizer-BioTech, è attesa invece per il 6 gennaio. Sul vaccino Oxford-Astrazeneca i tempi sono piu' incerti. Le autorità regolatorie attendono ulteriori dati e verifiche.
ANTICORPI MONOCLONALI: sono molecole prodotte in laboratorio, simili ai nostri anticorpi «naturali», in grado di riconoscere e bloccare il virus. Sono i farmaci che da un lato possono curare i malati di Covid-19 e dall'altro possono offrire protezione dal virus per brevi periodi di tempo. Ci sono all'incirca 15 gruppi di ricerca che stanno lavorando allo sviluppo di anticorpi monoclonali. In testa ci sono gli anticorpi monoclonali sviluppati da Eli Lilly e quelli sviluppati da Regeneron. Sono molecole già in uso negli Stati Uniti perchè sono stati approvati dalla Food and drug administration (Fda), l'agenzia americana che regola i farmaci, «per uso emergenziale». L'Ema, prima di dare la sua approvazione, dovrebbe aspettare la fine della sperimentazione.
VARIANTI: note sono quelle ribattezzate «spagnola», «inglese», «sudafricana» e «italiana», tutte varianti di SARS-CoV-2 apparentemente più contagiose. In realtà, il nuovo coronavirus è in continua evoluzione e ci sono molte varianti con una o più mutazioni. A luglio, secondo quanto riferito dagli scienziati, c'erano già almeno 12 mila «mutanti». Ora il numero delle mutazioni sarà più alto, sebbene molte di esse siano rare. Ci sono decine di migliaia di mutazioni che differiscono l'una dall'altra per almeno una mutazione nel genoma. Ma due coronavirus Sars-CoV-2 qualsiasi differiscono per meno di 30 mutazioni e sono considerati tutti appartenenti allo stesso ceppo. E fino adesso non ci sono indicazioni che lasciano supporre che i vaccini sviluppati non funzionino contro una di queste numerose varianti.
SUPERDIFFUSORI: sono persone positive a virus che hanno la capacità di contagiare più persone. Secondo gli esperti, sono circa il 20 per cento della popolazione e possono contagiare fino al 50 per cento delle persone. Queste persone possono essere asintomatiche, paucisintomatiche e possono avere i sintomi.

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