Giornata della Memoria, Mattarella: “Ricordare è un dovere di civiltà e umanità”

Nonostante la crisi di governo, il presidente ha voluto comunque che si celebrasse regolarmente la cerimonia

«Auschwitz è stata un tragico paradosso, la costruzione più disumana mai concepita dall’uomo, uomini contro l’umanità, la più spaventosa fabbrica di morte». Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che stamattina ha chiuso la commemorazione al Quirinale del Giorno della memoria con cui si ricorda, il 27 gennaio 1945, la liberazione del campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau. «Ricordare è un dovere di civiltà e umanità - ha detto - anche perchè fascismo e nazismo non furono funghi spuntati per caso». Il presidente mette in guardia da certi rigurgiti e ricorda come nel primo Novecento «la paura portò ad affidarsi all’uomo forte con atto di fede cieco e assoluto».

Un Giorno della memoria, quello celebrato oggi, che arriva nel mezzo della crisi di governo ma che il capo dello Stato ha voluto che si celebrasse regolarmente, e come ogni anno, al Quirinale, anche spostando di qualche ora l’inizio delle consultazioni.

«Sono passati 20 anni da quando è stato istituito il giorno della memoria, e tutte le volte ci accostiamo al tema della memoria con commozione e turbamento, sempre pervasi da dubbi e interrogativi irrisolti», ha detto. «La Costituzione ha cancellato le ignominie della dittatura ma non intende dimenticarle: per questo la memoria è un fondamento della Costituzione, contro l'arbitrio e la sopraffazione. E' un sentimento civile energico e impegnativo».

E poi: «I totalitarismi hanno arrestato la ruota della civiltà, precipitando nella notte della ragione. Ricordare e fare ricordare il sacrificio di vittime innocenti, ebrei, rom, sinti, omosessuali, esprime dovere di umanità e civiltà».

La cerimonia di quest’anno ha subìto gli effetti della pandemia. Dunque nella sala dei Corazzieri poche persone - tra loro il capo del governo Conte e i presidenti dei due rami del Parlamento, Casellati e Fico - distanziate anche da simboliche installazioni di cataste di vecchie valigie, niente presenza dei ragazzi delle scuole che ogni anno partecipano al concorso «I giovani incontrano la Shoah». Prima dell’intervento del Capo dello Stato, l’attrice Eleonora Giovanardi ha letto alcuni scritti, poesie e testimonianze di vittime e sopravvissuti; lo scrittore Eraldo Affinati, è intervenuto sulla consapevolezza della tragedia della Shoah tra i giovani ma anche sul ritorno della «lebbra» neonazista soprattutto attraverso i social; la presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane Noemi Di Segni ha sottolineato il «dovere sociale della ricorrenza, contributo morale e richiamo alla responsabilità collettiva»; la ministra dell’istruzione Lucia Azzolina, intervistata da due studenti, ha ricordato il valore educativo della scuola, «presidio contro l’odio», e gli insegnamenti ai giovani di un’altra sopravvissuta, la senatrice a vita Liliana Segre.

Nella sala, un pianoforte e un clarinetto per suonare brani di quella che i nazisti chiamarono «musica degenerata». Particolarmente commovente l’intervento di Sami Modiano, uno degli ultimi sopravvissuti alla Shoah, 76 anni fa. E’ stato, a 14 anni e dopo aver perso l’intera famiglia, uno dei 25 bambini sopravvissuti rispetto ai 776 arrivati ad Auschwitz-Birkenau: «E’ un dovere essere qui oggi - ha detto Modiano -. Il mio insegnamento è quello di avere speranza, di non avere odio e rancore ma anche di non dimenticare quello che è stato. Vorrei che nessuno dei ragazzi di oggi veda mai ciò che hanno visto i miei occhi. Perchè non si esce mai da Auschwitz-Birkenau». 

                                                                                                                                    

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