Il mistero dei monumenti "casalinghi" in piazza: da Roma a Torino statue di donne con l'aspirapolvere

Si trovano anche a Milano e a Palermo: dietro all'installazione la provocazione di una campagna contro il divario di genere e il crollo del lavoro femminile durante la pandemia 

Donna con aspirapolvere. Non è la pubblicità di un nuovo prodotto sessista che esalta la "casalinghitudine" ma una statua. In gesso bianco, spuntata  qualche giorno fa a Roma nel cuore di Trastevere in piazza Mastai. In bella mostra di fronte alla fontana, collocata su un piedistallo con una sorta di didascalia: «Ogni donna  è libera di essere chi vuole. E deve essere anche libera di scegliere». Una frase che dovrebbe spiegarne il senso ma che risulta misteriosa ai più. Chi ieri, in una domenica assolata, passava di lì osservava incuriosito e non comprendeva bene cosa ci facesse quello strano monumento proprio lì. Cosa volesse rappresentare. Una provocazione? Un messaggio subliminale? Un'anticipazione della campagna elettorale al femminile per il nuovo o la nuova sindaca? 

A Torino in via Lagrange

Di sicuro fa discutere questa installazione simbolica che poi si scopre non essere solo nella Capitale, dove stanotte verrà tolta, ma anche a Torino in via Lagrange dove resterà fino al 7 giugno così come a Milano in largo La Foppa e a Palermo in piazzetta Bagnasco. 

A guardare meglio la targa si nota l'indicazione di un sito e un hashtag #Lalibertàiniziadallatesta. E un QrCode. Basta indagare un po' e si scopre che dietro questa statua c'è una campagna contro il divario di genere lanciata da una nota azienda di prodotti per capelli. Che vuole sottolineare con un'installazione che porta a discutere quanto il mind the gap sia diventato una voragine in tempi di pandemia con migliaia di donne che hanno perso il lavoro o hanno dovuto rinunciarvi per "motivi famigliari". 

«Non è un mistero: il momento storico ha acuito le problematiche legate al lavoro femminile. Molte donne hanno dovuto abbandonare il posto di lavoro per tornare a occuparsi esclusivamente di questioni domestiche - sottolineano dalla   Schwarzkopf-. Non ci sarebbe nulla di male, se si trattasse di una libera scelta. Ma per molte così non è stato».

Lo stereotipo

Ecco allora la statua che ripropone uno stereotipo femminile forzato «riportato purtroppo in auge dalla pandemia». Una sfida, una provocazione che vuole centrare l'obiettivo: far parlare dei temi legati al lavoro femminile. E approfondirli. Scansionando il QRcode in prossimità del "monumento" in questione si possono ricevere in Realtà Aumentata indicazioni sulle attività della zona da poter sostenere e dati relativi al divario di genere. Per esempio appaiono fumetti con il profilo di una testa femminile in cui si leggono notizie del tipo «In Italia solo una donna su 6 ha un'impresa». Oppure: «15% in meno, è il guadagno di una donna in Europa rispetto agli uomini».

Le imprese femminili

L'iniziativa punta a sostenere l'imprenditoria femminile a 360 gradi. Attraverso una carrellata di testimonianze che dimostrano quanto «il mondo femminile sia impegnato per conquistare spazi e valore». E una mappa che fa da fa da vetrina a diverse realtà gestite da donne nelle zone delle città coinvolte nel progetto, nelle quali è stata collocata la statua. Ci si potrà quindi iscrivere sulla piattaforma entro il 30 giugno, creare un video che racconti la propria attività e puntare ad ottenere un premio di 5 mila euro che può essere un valido aiuto economico per le imprese penalizzate dalle chiusure dovute all'emergenza Covid. Attraverso una campagna che si rivolge alle «donne che pensano liberamente. Creative, fantasiose e geniali. Donne che scrivono le proprie regole ed escono da percorsi che sembrano scritti per loro; donne che cambiano il proprio stile, la propria vita, il loro mondo. Donne che s’inventano e reinventano, donne poliedriche, impegnate sul fronte familiare e lavorativo».

Come dire persone che devono avere la libertà di poter scegliere. Sempre e comunque.

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